L'ascesa dell'India, colosso in trasformazione - Fondazione PER
20525
post-template-default,single,single-post,postid-20525,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

L’ascesa dell’India, colosso in trasformazione

di Alessandro Maran

L’anno prossimo, a maggio, si voterà anche in India. Mancano solo nove mesi alle prossime elezioni politiche nazionali.
Per tanti aspetti, l’India è in ascesa. Stando alle proiezioni delle Nazioni Unite, ora è il paese più popoloso del mondo. Inoltre, come ha scritto Shashi Tharoor In un editoriale di Project Syndicate, il primo ministro indiano Narendra Modi “sta andando alla grande”: “La sua trionfante visita a Washington, che comprendeva una cena di stato alla Casa Bianca e un raro secondo discorso a una sessione congiunta del Congresso, sembra segnare un nuovo capitolo nelle relazioni tra Stati Uniti e India dopo un quarto di secolo di alti e bassi”. Si tratta, secondo Tharoor, di “una trasformazione sorprendente”. Specie se si considera che “la visita di Modi è stata preceduta da diversi importanti passi avanti, tra cui la recente iniziativa USA-India sulle tecnologie critiche ed emergenti, che punta a promuovere la collaborazione bilaterale su tecnologie come l’intelligenza artificiale, la biotecnologia, l’informatica quantistica, il 5G e la sicurezza informatica”, che “il produttore statunitense di semiconduttori Micron Technology ha recentemente annunciato che intende investire 825 milioni di dollari in un nuovo impianto di assemblaggio e test di chip in India”, che “gli Stati Uniti e l’India hanno inoltre annunciato diversi accordi di difesa, tra cui un accordo per l’India per l’acquisizione di 30 droni armati MQ-9B Predator dagli Stati Uniti e un piano separato per produrre motori per aerei da caccia F414 per l’aeronautica indiana in collaborazione con General Electric”, che si tratta di accordi “che in passato non sono mai stati estesi a un paese che non è formalmente un alleato” e che “evidenziano la sempre più intensa partnership bilaterale nella difesa” (👉 https://www.project-syndicate.org/…/us-india-relations…). Come hanno scritto Fareed Zakaria e Hemant Taneja in aprile sulla Harvard Business Review, è in particolare il potenziale tecnologico dell’India a catturare l’interesse americano (👉 https://hbr.org/…/the-u-s-india-relationship-is-key-to…). Non per caso, sul Foglio di oggi Giulia Pompili si sofferma su che cosa vuol dire se l’India batte (per ora) la Russia nella nuova corsa alla Luna.
Ma proprio mentre l’India sembra sul punto di decollare in termini di peso economico e geopolitico, emerge prepotentemente anche un aspetto delle cose più sinistro, che Martin Wolf ha sottolineato sul Financial Times: il nazionalismo indù che è cresciuto sotto Modi e il suo partito Bjp.
“L’India di oggi è una ‘democrazia illiberale’”, scrive Wolf, riprendendo il termine coniato da Fareed Zakaria. Il think tank Freedom House valuta l’India solo “parzialmente libera” e Wolf osserva che i diritti civili in India “si sono sostanzialmente deteriorati sotto il governo del BJP dal 2014 (…) Per qualcuno che ammira da tempo la forza e la diversità della democrazia indiana, questo crescente illiberalismo è sconfortante. È particolarmente deprimente considerato il ruolo crescente dell’India nel mondo. Non vedo alcuna buona ragione per cui una società prevalentemente indù non dovrebbe tollerare le fedi minoritarie. Non vedo nemmeno il motivo per cui debba attaccare una società civile diversificata. Eppure il governo Modi sembra andare proprio in quella direzione” (👉 https://twitter.com/martinw…/status/1683856726993272832…).
Come scrive Wolf, sono in discussione l’identità indù e l’inclusione (se cioè bisogna essere indù per essere veramente indiani: il punto di vista di alcuni nazionalisti indù) e la protezione dei diritti delle minoranze nei confronti del governo della maggioranza. Le esplosioni di violenza e gli scontri interreligiosi forniscono prove inquietanti di intolleranza, come raccontano Alex Travelli e Hari Kumar sul New York Times (👉 https://www.nytimes.com/…/india-hindu-muslim-violence.html). Anche Carlo Buldrini sottolinea oggi sul Foglio che a pochi mesi dalle prossime elezioni politiche l’India sembra precipitare in un nuovo vortice di violenza (👉 https://www.ilfoglio.it/…/l-india-verso-il-voto-tra…/). Ma c’è un altro problema, fatalmente associato alla “democrazia illiberale”, che riguarda il regresso della libertà dei media indiani. Sulla rivista New Lines, Surbhi Gupta ha intervistato l’ex conduttore di NDTV Ravish Kumar, che ora trasmette sul suo canale YouTube. Il giornalista, un’icona dei media indiani, lancia l’allarme sul futuro del giornalismo nel paese: “Se una persona dice che l’informazione indiana è allo sbando, non è attivismo: questa è la realtà”, dice Kumar a Gupta (👉 https://newlinesmag.com/…/indian-media-icon-ravish…/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.