L'attacco di Hamas è tutt'altro che una sorpresa - Fondazione PER
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L’attacco di Hamas è tutt’altro che una sorpresa

di Alessandro Maran
“La più grande sorpresa nel massiccio attacco di Hamas contro Israele questa mattina è che sia stata una sorpresa”, ha scritto ieri su Bloomberg Marc Champion, che si occupa dell’Europa, della Russia e del Medio Oriente. “L’operazione è stata di dimensioni mai viste e ha coinvolto migliaia di persone e attrezzature, dai deltaplani ai bulldozer e ai razzi. Un simile sforzo richiede settimane se non mesi di preparazione, e tutto è avvenuto sotto il naso del servizio di intelligence israeliano che ha la meritata reputazione di uno dei più efficaci al mondo” (https://www.bloomberg.com/…/attack-on-israel-is…).
Rimarcandone l’impatto devastante, The Economist definisce l’offensiva di Hamas “spectacular and bloody” e sottolinea la sua perpetrazione nel giorno festivo annuale di Simchat Torah e le scene dei “combattenti palestinesi in jeep e motociclette che sparano sui civili nelle strade di piccole città israeliane e kibbutz vicino a Gaza” (https://www.economist.com/…/israel-reels-as-hamas…).
Dal punto di vista geopolitico, quel che è accaduto avrà delle conseguenze. Come scrive Marc Champion, “una guerra a Gaza minaccia in un colpo solo di capovolgere la direzione di marcia in Medio Oriente” e di segnare la fine del sogno di un “nuovo” Medio Oriente.
Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita stanno lavorando da tempo ad un accordo diplomatico a tre che comprenderebbe garanzie di sicurezza e assistenza civile-nucleare all’Arabia Saudita da parte degli Stati Uniti, la normalizzazione saudita dei rapporti diplomatici con Israele e (in modo cruciale, in questo contesto) concessioni israeliane ai palestinesi. Ad Hamas la prospettiva non piace per niente e ha deciso di dare fuoco alle polveri. Lo spiega l’editorialista di Bloomberg Andreas Kluth (https://www.bloomberg.com/…/hamas-s-attack-on-israel…).
I segni di cambiamento si cominciavano a vedere. La regione è stata infatti testimone di una serie di riavvicinamenti tra rivali, tra cui gli accordi di Abramo mediati da Trump, che hanno normalizzato le relazioni tra Israele e un gruppo di Stati arabi. Il mese scorso avevo segnalato l’articolo di Albadr Alshateri che su The Cairo Review, delineava il nuovo paradigma pragmatico di pacificazione in Medio Oriente,(https://www.thecairoreview.com/…/from-cold-war-to…/).
Il grande accordo a tre tra Stati Uniti-Arabia Saudita-Israele che sarebbe sul tavolo potrebbe significare parecchio per i palestinesi, come hanno scritto su Foreign Affairs l’ex diplomatico americano per il Medio Oriente Martin Indyk e l’ex ambasciatore giordano alle Nazioni Unite Zeid Ra’ad Al Hussein. Non solo rafforzerebbe la tendenza in corso ma potrebbe bloccare le ambizioni “estremiste” dell’attuale governo di destra israeliano di annettere la Cisgiordania e mantenere aperta la strada verso uno stato palestinese (https://www.foreignaffairs.com/…/what-saudi-israeli…).
L’attacco ora rischia di far saltare il tavolo. Come scrive Champion, la normalizzazione saudita-israeliana sarebbe stata una grave sconfitta per Hamas. L’aggressione “rafforzerà la sua base di sostegno e i video spaventosi delle vittime israeliane che ha fatto in modo di riprendere sabato aiuteranno nel reclutamento. Rispondere a Hamas mantenendo al tempo stesso la normalizzazione arabo-israeliana sarà straordinariamente difficile da realizzare per Netanyahu, e tanto più quanto più a lungo proseguiranno i combattimenti”.
E la Cina come grande mediatore? L’illusione di un equilibrio in Medio Oriente creato dalla Cina e dai suoi alleati è durata lo spazio di un mattino. Ce lo ricorda oggi Vittorio Emanuele Parsi (https://www.ilfoglio.it/…/l-illusione-di-un-equilibrio…/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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