Le case degli anziani in Italia: vecchie, inadeguate e insicure - Fondazione PER
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Le case degli anziani in Italia: vecchie, inadeguate e insicure

di Francesco Gastaldi

L’Italia invecchia e con essa anche le case. Il 50% del patrimonio edilizio italiano ha più di 40 anni e richiede urgenti interventi di adeguamento e ammodernamento sotto il profilo della sicurezza, dell’accessibilità, del confort e del risparmio energetico. Si tratta di una condizione che investe in particolare le abitazioni delle persone anziane, che per circa l’80% hanno l’alloggio di proprietà acquistato nel corso della loro vita familiare e lavorativa, talvolta come riscatto di edilizia residenziale pubblica, risalenti agli anni del boom edilizio anni 60-70 o comunque nel Novecento. Inoltre, ci troviamo spesso di fronte ad appartamenti molto grandi perché pensati per accogliervi famiglie numerose e che risultano dispersivi per quegli anziani che vivono in situazione di solitudine o assistiti da badanti più o meno stanziali nell’abitazione. Basta entrare nelle case degli ottantenni per avere una percezione diretta di tutto ciò: case statiche, mobili e arredamenti superati, complessi abitativi con carenze di manutenzione, poco accessibili, spazi comuni poco curati, impiantistica non a norma di legge. Riassumendo case mediamente vecchie, insicure, inadeguate da vari punti di vista (in primis l’accessibilità).

Le politiche messe finora in atto rispetto alle condizioni abitative delle persone anziane appaiono insufficienti e abbandonate a sporadiche iniziative locali. Risulta pertanto fondamentale pensare a un piano che predisponga degli standard edilizi ed urbanistici da rispettare per favorire l’invecchiamento attivo e che si prospetti verso nuovi modelli abitativi così da rispondere ai profondi cambiamenti in atto. Una linea di azione da seguire potrebbe riguardare l’adeguamento del patrimonio immobiliare esistente rendendolo conforme ai moderni standard di sicurezza e confort attraverso la dotazione di tutte quelle nuove tecnologie che rendono più agevole la gestione domestica. Soluzioni informatiche e telematiche offrirebbero un miglioramento delle condizioni di vita svolgendo anche funzioni di allarme e di controllo. Tuttavia, attualmente, i prezzi per la domotica risultano essere ancora elevati rispetto ai sistemi tradizionali, sia per la scarsa diffusione che trovano nel mercato sia per l’alto livello tecnologico delle loro componenti. Questo contrasterebbe dunque il consueto ricorso alle case di riposo e consentirebbe agli anziani di permanere sicuri nel proprio ambiente domestico il più a lungo possibile, con considerevoli benefici per la spesa pubblica e il benessere sociale.

Nonostante la popolazione anziana risulti perlopiù autosufficiente dal punto di vista patrimoniale (vantando nella maggioranza dei casi la proprietà dei beni immobili di cui dispone), la povertà dal punto di vista reddituale rende difficile e spesso impossibile sostenere gli ingenti costi che un piano di interventi di questo tipo potrebbe comportare (speso ostacolati anche da motivazioni psicologiche). Case vecchie, poco sicure, prive di ascensori rappresentano il patrimonio abitativo di buona parte degli anziani italiani costretti ad una mobilità ridotta a causa dell’impossibilità di uscire di casa, complice l’assenza di montascale o la presenza di altre barriere architettoniche. Tuttavia siamo di fronte ad una tematica poco trattata nelle sedi politiche e istituzionali nonostante la sua rilevanza.

Servirebbe una sorta di “piano Marshall”, un programma finalizzato all’adeguamento delle abitazioni così da eliminare le barriere architettoniche, rendere più fruibili gli spazi di vita, attrezzandoli di impianti domotici e di tecnologie per l’autonomia, dispositivi con sistemi integrati che permettano alcune funzionalità atte ad assistere l’anziano nei movimenti, arredi privi di spigoli vivi per ridurre il rischio di lesioni, fino ad arrivare ad un’ergonomia conforme con il corpo umano invecchiato. Soluzioni e accorgimenti specifici creerebbero un ambiente sereno e intelligente in grado di ridurre il rischio di infortunio. Si innescherebbero, inoltre, processi più ampi in campo edilizio e di indotto economico: il futuro della “silver economy” parte anche dalle abitazioni.

Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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