Le preoccupazioni per una guerra allargata al Libano - Fondazione PER
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Le preoccupazioni per una guerra allargata al Libano

di Alessandro Maran
“Mentre all’orizzonte si intravede la fine dell’invasione di terra della Striscia di Gaza da parte di Israele, con Israele convinto che Hamas sia vicino al collasso, riaffiora – scrive Ben Caspit per Al-Monitor – l’eventualità di una grande guerra al confine tra Israele e Libano” (👉 https://www.al-monitor.com/…/israel-braces-possible…).
Le preoccupazioni per una guerra allargata covano fin dai giorni immediatamente successivi al 7 ottobre e, come allora, tali preoccupazioni si concentrano sul Libano, dato che lo scambio di colpi tra Israele e Hezbollah, la milizia sciita appoggiata dall’Iran (che è anche gruppo terroristico e partito dominante della politica libanese) prosegue ininterrottamente (👉 https://www.timesofisrael.com/…/idf-says-it-struck…/).
Sul Financial Times, quattro coautori riferiscono di un’iniziativa guidata dall’Occidente per creare una zona cuscinetto tra Israele e Hezbollah (👉 https://www.ft.com/…/c5268ef0-ea46-454f-ab33-630d3981e480). Nel podcast della CNN “Tug of War”, il corrispondente Ivan Watson racconta al conduttore David Rind dei “duelli di artiglieria” in corso, analizzando “un conflitto sanguinoso lungo il confine che va avanti da più di due mesi. Il combattimento è stato in qualche modo limitato geograficamente alla regione di confine tra Israele e Libano, quindi non abbiamo visto né Israele né le milizie Hezbollah usare le loro armi più potenti, finora (…) Il timore, però, è che la situazione possa degenerare”. E, come spiega Watson, una forza di pace delle Nazioni Unite (l’Italia partecipa alla missione Onu con un contingente di più di mille uomini) osserva i micidiali proiettili sparati avanti e indietro sulle loro teste (👉 https://edition.cnn.com/…/efd060c8-8df7-11ee-b79e…).
“Molti abitanti dei villaggi libanesi vivono in vista delle città israeliane su quella che gli anziani ricordano ancora come terra palestinese”, scrivono Jane Arraf e Jawad Rizkallah della NPR, riferendo della distruzione nel sud del Libano durante gli scontri a fuoco. “Una delle vittime della guerra (attuale), insieme ai morti e ai feriti, è stata la convinzione delle famiglie libanesi che, nonostante il caos del loro paese, avrebbero potuto costruirsi qui una vita” (👉 https://www.npr.org/…/lebanon-israel-border-hezbollah…).
Caspit di Al-Monitor scrive che la situazione rimane imprevedibile. Israele potrebbe lanciare un attacco preventivo, segnala a Caspit una fonte diplomatica israeliana. Inoltre, sebbene il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah non abbia invocato una guerra più ampia contro Israele, Caspit sottolinea che Hezbollah ha visto l’esercito israeliano schiacciare il suo occasionale alleato Hamas, il che implica che non è chiaro se Hezbollah starà ancora a guardare.
In un articolo contemplativo sul Libano meridionale pubblicato su The New York Review of Books, Charles Glass, un giornalista che ha seguito il Libano per 50 anni e che è rimasto ferito nella guerra civile nel 1976, scrive di una regione segnata dal conflitto e dalla sua memoria: “La maggior parte delle ambasciate a Beirut hanno consigliato ai propri cittadini di lasciare il paese, non tanto nella convinzione che una guerra tra Libano e Israele sia inevitabile, pare, quanto per ridurre il numero di cittadini che avrebbero bisogno di evacuare se dovesse accadere il peggio. I libanesi pensano sempre che le ambasciate ne sappiano più di loro, il che spiega perché alcune famiglie abbiano prenotato case e appartamenti quassù, a quaranta miglia a nord di Beirut e a più di settanta dal confine. Le graziose ville in pietra di Ehden sembrano molto lontane sia dagli israeliani che da Hezbollah. Si ritiene che le aree cristiane siano più sicure dei luoghi con grandi popolazioni sciite, sebbene Israele abbia bombardato anche quelle nella sua guerra contro Hezbollah nel 2006” (👉 https://www.nybooks.com/…/12/10/letter-from-mount-lebanon/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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