Le proteste razziali di Kenosha sulla convention repubblicana. Trump alla prova del Wisconsin, "swing state" | Fondazione PER
17839
post-template-default,single,single-post,postid-17839,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Le proteste razziali di Kenosha sulla convention repubblicana. Trump alla prova del Wisconsin, “swing state”

di Vittorio Ferla

 

I disordini razziali in Wisconsin stanno smontando la pacifica routine della convention repubblicana in corso a Charlotte, North Carolina. Il palinsesto di questi giorni – costruito con largo anticipo per esaltare Donald Trump – rischia di essere travolto dagli eventi. Prima di tutto il caso di Jacob Blake. Domenica scorsa a Kenosha nel Wisconsin, Blake, 29enne afroamericano, viene ferito ripetutamente alla schiena dai colpi di arma da fuoco di poliziotti bianchi. Il video diffuso online mostra l’agente che spara a Blake mentre va verso la sua auto, dove si trovano i suoi tre bambini. Gli avvocati della famiglia del ferito smentiscono che stesse per armarsi di coltello. L’indagine del Dipartimento di giustizia del Wisconsin è in corso. Intanto, il padre di Jacob fa sapere tramite il Chicago Sun-Times che il figlio è rimasto paralizzato dalla vita in giù a causa degli otto proiettili, non si sa ancora se in modo definitivo. A Kenosha partono i primi disordini tra incendi e devastazioni. “No justice, no peace” è lo slogan più scandito. Da Kenosha manifestazioni e proteste si allargano a Portland, New York e altre città, seguendo un copione ormai tristemente noto. Lo stesso che ha seguito l’omicidio di George Floyd. Stavolta incrociano le braccia in segno di protesta i campioni della Nba e di altri sport.

Il tema del ‘razzismo sistemico’ negli Usa rientra prepotentemente nella campagna elettorale per le presidenziali di novembre. Il vicepresidente Mike Pence avverte: “La violenza deve finire, sia a Minneapolis, Portland o Kenosha. Avremo legge e ordine nelle strade d’America per ogni americano di ogni razza, religione e colore”. Da una parte, i disordini di Kenosha favoriscono la propaganda dei repubblicani in favore delle forze dell’ordine e contro il ticket democratico Biden-Harris, considerato “il più radicale nella storia contro la polizia”. Dall’altra parte, però, mettono a nudo le colpe Trump nell’alimentare le divisioni razziali nel corso di questi anni: dalla costruzione del muro anti-immigrati in Messico alla minaccia di usare l’esercito contro i contestatori del Black Lives Matter.

Gli sforzi della convention repubblicana per invertire l’impressione che Trump sia razzista sono stati evidenti. Alcuni oratori – tra cui l’attivista per i diritti civili Clarence Henderson – hanno cercato di dipingere un Trump diverso, aperto verso le istanze dei neri americani. Ma l’inquilino della Casa Bianca ha sempre smentito nei fatti questa retorica, schierandosi in modo schiacciante con la polizia. E i sondaggi mostrano che gli elettori neri sostengono in modo schiacciante il suo rivale. Sempre alla convention repubblicana, lunedì scorso, Trump ha dato spazio a Mark e Patricia McCloskey, la famigerata coppia di avvocati di St. Louis che puntò le armi contro i manifestanti dopo l’assassinio di George Floyd. Infine, poche ore prima dell’inizio della convention di mercoledì, un diciassettenne residente nel Wisconsin è stato accusato di una sparatoria che ha provocato la morte di due manifestanti. Il giovane sospetto aveva pubblicato un breve video dal raduno pro-Trump alla Drake University di Des Moines, Iowa, su uno dei suoi account TikTok.

Ma la questione razziale non è l’unico fattore che fa del Wisconsin uno swing state, ovvero uno stato in costante altalena elettorale tra destra e sinistra.

Come ricorda David Weigel del Washington Post, il Wisconsin è il centro dell’universo del Partito Repubblicano dalle elezioni del 2010 che hanno visto la vittoria di Scott Walker come governatore dello stato. Mesi dopo quella vittoria, Reince Priebus, l’ex presidente del partito repubblicano del Wisconsin, ha preso la guida del comitato nazionale repubblicano. Successivamente il deputato del Southeast Wisconsin Paul D. Ryan è diventato presidente della Camera e – nel 2016 – il Wisconsin ha promosso Donald Trump alla Casa Bianca. In quella occasione il voto delle zone rurali dello stato si è spostato quasi interamente a destra, schiacciando i voti democratici nelle contee di Milwaukee e Dane.

Due anni dopo la vittoria di Donald Trump, però, il democratico Tony Evers ha conquistato la carica di governatore e i democratici hanno recuperato terreno nel sud-ovest rurale dello stato. “La storia del Wisconsin suggerisce che queste elezioni saranno vinte o perse per un pelo”, dice Ben Wikler, che guida il Partito Democratico in questo stato dal 2019. “Noi democratici dobbiamo correre come se fossimo tre punti dietro: potremmo vincere all’ultimo sprint, ma solo se facciamo assolutamente tutto ciò che è in nostro potere”.

Nel 2008, Barack Obama e Joe Biden vinsero con 14 punti di vantaggio, spostando 59 delle 72 contee dello stato. E, nel 2012, ancora con 7 punti. Nel 2016, il ticket Hillary Clinton-Tim Kaine, dopo essere stato in testa nei sondaggi, ha perso per un punto percentuale. Il partito fu accusato di negligenza nei confronti degli elettori del Midwest: forse le vittorie di Obama avevano impedito ai democratici di ascoltare i nuovi orientamenti degli elettori verso Trump. Sul piano politico, il 2016 è stato drammaticamente diverso: gli elettori bianchi delle zone rurali hanno abbandonato la loro storica fedeltà al Partito Democratico.

Ricorda David Weigel: “Circa il 57 per cento dell’elettorato del Wisconsin è composto da elettori bianchi senza laurea. Nel 2004, George W. Bush vinse con un solo punto di scarto. Dodici anni dopo, quegli elettori hanno optato per Donald Trump dandogli 16 punti di vantaggio”. A parte Milwaukee e Dane, le due contee più popolose, nel 2016 i repubblicani hanno vinto quasi ovunque nel resto del Wisconsin. Oggi però queste contee potrebbero tornare contendibili. In particolare quelle del sudest dove si trova Kenosha, la città dove è stato ferito Jacob Blake e capoluogo della omonima contea.

Racconta Weigel: “Il presidente Trump non si stanca mai di raccontare questa storia: stava volando per visitare una azienda a Kenosha quando ha visto una struttura Chrysler abbandonata non lontano. Questo lo convinse che il Wisconsin sudorientale – che aveva visto un crollo della produzione negli anni ’90 con la conseguente crisi occupazionale – fosse un ottimo posto per impiantare uno stabilimento dell’azienda taiwanese Foxconn e iniziare a rilanciare l’eredità manifatturiera del nostro paese”. Grazie a queste promesse, nel 2016 Trump sconfisse di poco Hillary Clinton. Ma quel progetto non ha soddisfatto le aspettative: il messaggio populista di Trump ha fatto cilecca. E adesso il Wisconsin è tornato contendibile.

 

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.