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Le riserve della Russia per aiutare Kiev

di Alessandro Maran

 

“Veniamo al problema di oggi (…) Ora ci sono soldati ucraini che siedono nelle trincee e che ci resteranno per tutto l’inverno senza abbastanza munizioni, o equipaggiamento o addestramento sufficienti. Non c’è niente nei loro magazzini e non è rimasto niente nei nostri magazzini. Gli abbiamo dato tutta la roba che avevamo messo da parte. Il solo modo per l’Ucraina di vincere è se ora mobilitiamo la nostra industria e la nostra volontà. Non ditemi che va al di la delle nostre possibilità perché voi rappresentate un’economia da 15 trilioni di euro all’anno. Posso rifornire l’esercito ucraino con 75 miliardi di euro all’anno per 2-3 anni e posso farlo vincere. Il punto non è se sia alla nostra portata. È questione di scelte, di capacità”.
Lo ha detto ieri il generale britannico (in pensione) Sir Richard Barrons, co-presidente di Universal Defense and Security Solutions (UDSS), intervenendo al Lucerne Dialogue, che si è tenuto al KKL di Lucerna.
Rivolgendosi a un’assemblea di 700 leader e influencer provenienti da diversi settori, l’ex generale ha incentrato il suo discorso sul ruolo e sulle responsabilità dell’Europa nell’attuale clima geopolitico, soprattutto alla luce della guerra in Ucraina. Durante la sua avvincente presentazione, Barrons ha invitato il pubblico a riflettere sulle implicazioni più ampie del conflitto ucraino e sulla sua rilevanza per la nostra vita quotidiana. Egli ha sottolineato l’importanza cruciale del confronto tra l’Occidente e la Russia, evidenziando la necessità di una posizione unitaria contro il tentativo della Russia di sopraffare una nazione democratica. La guerra, ha osservato, non è solo un conflitto regionale ma una cruda rappresentazione dei rischi esistenziali con i quali le generazioni attuali e future a livello globale devono fare i conti: “La guerra in Ucraina è la spia dello scontro strategico che esiste tra noi dell’Occidente e la Russia. Non l’abbiamo scelto. Ma c’è. E vincere è fondamentale per ciascuno di noi in questa stanza così come per i giovani uomini e le giovani donne che la notte scorsa si sono congelati in una buca profonda tre metri in Ucraina” (👉 https://youtu.be/ySHrGOYiRb4). Prendetevi il tempo per ascoltarlo, merita.
Intanto, stando ai funzionari locali, sabato scorso la Russia ha lanciato il più grande attacco con droni contro la capitale ucraina dall’inizio dell’invasione. Eppure, l’Ucraina rischia di essere dimenticata. Ma, come ha scritto Fareed Zakaria la settimana scorsa, proprio mentre la tragica guerra in corso a Gaza e il vertice Biden-Xi attiravano l’attenzione dei media, Kiev ha ancora bisogno dell’aiuto occidentale e ora si trova a subire una duplice pressione: da una parte “la condizione di stallo in prima linea” e dall’altra “l‘indebolimento del sostegno nelle capitali occidentali”. A riprova del fatto che “gli europei stanno perdendo la loro determinazione”, il conduttore del più importante programma di politica internazionale della CNN, rievoca nel suo articolo la celebre telefonata con il (finto) politico africano nel corso della quale Giorgia Meloni ammette che c’è “molta stanchezza” da parte dei leader europei in relazione al sostegno a Kiev (del resto, a questo probabilmente è servita la telefonata).
Cosa si può fare? Secondo Fareed Zakaria “c’è una politica che potrebbe aiutare su entrambi i fronti: avviare un processo internazionale e legale attraverso il quale gli oltre 300 miliardi di dollari di riserve congelate della Russia potrebbero essere utilizzati per aiutare la ricostruzione dell’Ucraina, che secondo le stime della Banca Mondiale costerebbe più di 400 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. In un colpo solo, ciò segnalerebbe a Putin che l’Ucraina non dovrà affrontare una crisi di fondi e che anche se Trump fosse eletto, questi fondi, amministrati attraverso qualche organismo internazionale, ad esempio in Svizzera o in Belgio, continuerebbero ad affluire a Kiev”.
Non mancano le difficoltà per una politica del genere, scrive Zakaria, ma se fosse radicata nel consenso, nel rispetto della legge e delle norme internazionali, potrebbe funzionare. “Le riserve della Russia si trovano in vari paesi, ma gli alleati europei ne detengono la maggior parte e i loro governi temono di non avere l’autorità legale per dirottarle”, spiega il giornalista indo-americano. “Laurence Tribe, l’illustre studioso di diritto, e alcuni dei suoi colleghi hanno scritto un studio definitivo sul motivo per cui sarebbe legittimo e appropriato intraprendere la strada dell’utilizzo delle riserve russe per la ricostruzione dell’Ucraina. L’ex segretario al Tesoro Larry Summers, l’ex capo della Banca Mondiale Robert Zoellick e l’ex direttore esecutivo della Commissione sull’11 settembre Philip Zelikow hanno sostenuto in modo convincente che sarebbe opportuno … Come notano Summers, Zoellick e Zelikow, se questo caso stabilisce il precedente per cui un paese intento in una palese aggressione potrebbe scoprire che le sue riserve in dollari sono in pericolo, non si tratta di un brutto precedente per un mondo allo sbando” (👉 https://edition.cnn.com/…/support-ukraine…/index.html).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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