L'Ideocrazia regna a Mosca. E la Russia "vive in un altro mondo" - Fondazione PER
20925
post-template-default,single,single-post,postid-20925,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

L’Ideocrazia regna a Mosca. E la Russia “vive in un altro mondo”

di Alessandro Maran
🇷🇺 Presto o tardi sono le idee, scriveva Keynes, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male.
Cos’è la Russia, come idea? Nel corso della storia sono emerse risposte diverse nel movimento pan-slavo dell’Ottocento, nel bolscevismo, nello stalinismo e nell’aggressivo espansionismo territoriale del presidente russo Vladimir Putin. Ma c’è stata anche un’altra idea, l’“eurasiatismo”: una forma di nazionalismo trasmesso ideologicamente che separa la Russia dall’Occidente. Il concetto è nato tra gli intellettuali in esilio dopo la rivoluzione all’inizio del XX secolo e sopravvive ancora oggi in Putin, scrive Gary Saul Morson nell’ultimo numero della New York Review of Books (👉 https://www.nybooks.com/…/russian-exceptionalism…/).
Quando le truppe russe presero la Crimea nel 2014, ricorda Morson, “la cancelliera tedesca Angela Merkel, riferendo della sua conversazione con Vladimir Putin, disse al presidente Obama che il presidente russo sembrava vivere ‘in un altro mondo’. In un certo senso aveva ragione: russi e occidentali vedono il mondo in modo molto diverso …”.
E questo ‘mondo russo’, scrive Morson, secondo la visione eurasianista degli anni ‘20, “deve anzitutto riconoscere che il suo più grande nemico è e sarà sempre il liberalismo occidentale. I bolscevichi adottarono erroneamente il marxismo occidentale e ateo, ma stabilirono correttamente il controllo totale sulle vite individuali in nome di un ideale più alto. ‘La democrazia moderna deve cedere il passo all’ideocrazia’, sosteneva (l’autore eurasista Nikolai) Trubetskoy (nel 1925 in ‘L’eredità di Gengis Khan’), riferendosi a un governo basato su ideali astratti. La democrazia pluralista non implica una filosofia di vita onnicomprensiva e uniforme, ma l’ideocrazia sì (…) Fin dall’inizio, l’eurasiatismo non è stato un’alternativa al totalitarismo ma una sua forma diversa (…) In una misura che gli occidentali non hanno compreso, la preoccupazione per l’identità nazionale ha plasmato la politica estera della Russia negli ultimi dieci anni e spiega il drastico cambiamento nel suo comportamento (…) Da quando Putin ha ripreso la presidenza nel 2012, il vocabolario eurasiatico ha popolato i suoi discorsi, gli articoli di giornale e le sue apparizioni televisive. Le élite russe hanno abbracciato i concetti eurasiatici che definiscono la Russia come una “civiltà” distinta. L’Occidente è diventato l’“Atlantico” liberale intento a distruggere la cultura russa, mentre il patriottismo russo è ora una questione di “passionarietà”, una sorta di energia vitale presumibilmente derivata dalla geografia e dall’etnia.
Illustrazione: Tjeerd Royaards, Looking ahead at the Russian elections next month.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.