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L’inflazione spaventa gli Usa. Allarme anche per l’Europa?

di Vittorio Ferla

Okay, la buona notizia è che, mentre aumentano i vaccinati e diminuiscono i contagi, l’economia riparte. Ma c’è anche una cattiva notizia all’orizzonte: con la ripresa i prezzi cominciano a risalire e per i lavoratori a basso reddito, già colpiti dalla pandemia, la situazione potrebbe precipitare. Questo è l’allarme che arriva dall’America. La domanda è: toccherà anche all’Europa e all’Italia?

Ad aprile i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati del 4,2% rispetto all’anno precedente: il più grande aumento dal settembre 2008, all’apice della crisi finanziaria. Ma se i prezzi aumentano troppo rapidamente, le famiglie a basso reddito sono costrette a fare dei compromessi. Come ricorda Mark Wolfe, direttore esecutivo della National Energy Assistance Directors’ Association, l’associazione che riunisce i responsabili del programma federale per l’assistenza energetica alle famiglie più povere, “sulla base dei nostri sondaggi, quando le famiglie devono affrontare bollette insostenibili, riducono gli acquisti essenziali, inclusi cibo, medicine e vestiti”.

Proprio i maggiori costi energetici sono tra i principali responsabili degli aumenti dei prezzi. A maggio gli americani degli stati del sud-est, spinti dal panico provocato dall’attacco informatico che ha causato la chiusura del Colonial Pipeline, il sistema di oleodotti americano che ha origine a Houston, in Texas, si sono precipitati ad acquistare carburante causando una carenza delle provviste e un aumento dei prezzi del gas. Il problema è che, come spiega un rapporto del 2015 di JPMorgan, le famiglie a basso reddito aumentano il loro potere d’acquisto proprio quando scendono i prezzi del gas. Lo stesso vale per le bollette. I prezzi dell’elettricità sono aumentati dell’1,2% il mese scorso e del 3,6% in più rispetto a un anno fa. Secondo un’analisi dell’Urban Institute del 2020, le bollette dell’elettricità e dell’acqua insieme rappresentano una media del 3,1% del reddito netto medio della famiglia statunitense, ma incidono sul 20,6% del reddito netto tra le famiglie a basso reddito.

Lawrence Summers, già consigliere economico di Barack Obama e Bill Clinton, è stato tra i primi a lanciare l’allarme: i megaprogetti di spesa pubblica dell’amministrazione Biden potrebbero provocare il surriscaldamento dell’economia americana innescando un’inflazione eccessiva. La Casa Bianca minimizza il pericolo, ma la settimana scorsa i mercati finanziari sono stati scossi dal fantasma dell’inflazione.

Summers esorta l’amministrazione a compiere tre passi specifici: esprimere pubblicamente una maggiore preoccupazione per l’inflazione al fine di mitigare le attese di crescita, segnalare che l’aumento dei sussidi federali di disoccupazione – che secondo i critici scoraggia alcuni americani dal cercare lavoro – non sarà prorogato dopo la scadenza di settembre, rallentare la corsa alla distribuzione dei fondi per i soccorsi Covid. Tuttavia, gli economisti dell’amministrazione continuano a mostrare fiducia nell’approccio “go big” di Biden. L’allarme comincia ad allargarsi anche al Regno Unito e all’Europa. Per l’Italia, la conseguenza più grave dell’inflazione – oltre alla diminuzione del potere d’acquisto dei salari – sarebbe l’aumento dei tassi di interesse. In quel caso, l’alto debito del nostro paese diventerebbe sempre meno sostenibile.

Pubblicato su Il Riformista del 18/05/2021

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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