L'innovazione tecnologica, organizzativa e sociale per la sostenibilità e la sicurezza alimentare - Fondazione PER
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L’innovazione tecnologica, organizzativa e sociale per la sostenibilità e la sicurezza alimentare

di Andrea Sonnino

 

  1. Introduzione

La pandemia di Covid-19 sembra domata, anche se non definitivamente debellata, anche se non omogeneamente in tutte le parti del mondo. Questo innegabile successo, che ha permesso di fronteggiare efficacemente la drammatica crisi sanitaria delineatasi all’inizio del 2020, è stato ottenuto mettendo in campo conoscenze scientifiche molto avanzate. Preme qui sottolineare la sinergia virtuosa che si è creata tra imprese private ed enti pubblici di ricerca, che hanno sviluppato in tempi rapidissimi le terapie e le profilassi contro un agente infettivo completamente ignoto, con le istituzioni che hanno curato la regolamentazione e la somministrazione di tali terapie e di tali profilassi, con gli organi di comunicazione di massa che hanno tempestivamente informato l’opinione pubblica, con la società civile, che ha accettato con responsabilità e senso civico i provvedimenti terapeutici e profilattici adottati. In altre parole, la scienza è stata capace di sviluppare rapidamente soluzioni efficaci, di interagire con le istituzioni per la loro realizzazione pratica, di conquistare la fiducia del grande pubblico, al netto di qualche frangia rumorosa ma assolutamente minoritaria. 

Un recente rapporto congiunto di alcune agenzie internazionali (WMO, 2022) ci informa che le azioni intraprese nel quadro del Protocollo di Montreal del 1987 sono risultate efficaci per la riduzione delle sostanze che riducono lo strato di ozono (ODS o ozone depleting substances) e quindi continuano a contribuire alla ricostituzione dello strato di ozono stratosferico. Il rapporto prevede che il ripristino sarà completato nel 2040 per le zone tra 60° N e 60° S, nel 2045 sull’Artico e nel 2066 sull’Antartico e conclude “la scienza è stata una delle basi del successo del Protocollo di Montreal”. Anche qui una crisi che minacciava il genere umano è stata affrontata e risolta da enti di ricerca pubblici e privati e da organizzazioni internazionali ed istituzioni nazionali, che hanno tempestivamente identificato il problema, individuato le sue cause, creato consenso sulle misure da adottare e attuato interventi efficaci a contrastarlo.

Siamo adesso di fronte ad altre crisi planetarie, che possono sembrare afferenti ad ambiti tra loro diversi, come la crisi climatica e la crisi alimentare, ma che sono in realtà intimamente connesse tra loro e, a loro volta, strettamente collegate al sistema agroalimentare e alle foreste (FAO, 2016). Nel caso di queste crisi sembra però che l’azione della ricerca scientifica e tecnologica, che pure propone analisi e soluzioni, sia meno efficace. Ciò è, almeno in parte, dovuto alla maggiore complessità dei problemi rispetto a quelli alla base del contrasto della riduzione dello strato di zono stratosferico: non si tratta di limitare l’uso di pochi prodotti chimici, ma di cambiare radicalmente i sistemi di produzione e gli stili di vita fin qui adottati.

La crisi climatica

Esiste oggi un consenso pressoché unanime nella comunità scientifica globale circa la gravità della crisi climatica, l’origine antropica del riscaldamento globale e – di conseguenza – l’urgenza di intervenire per mitigare il fenomeno e per adattare i nostri sistemi produttivi alle nuove condizioni. Malgrado questo consenso e benché la relativa informazione abbia efficacemente raggiunto il grande pubblico, generando un generale movimento d’opinione, i decisori politici sembrano stentare a percepire l’entità e l’urgenza del problema e ad adottare con decisione misure proporzionate.

La complessità del problema indica la complessità delle soluzioni necessarie ad affrontarlo e, quindi, l’esigenza di ampliare in grande misura l’armamentario scientifico, culturale e tecnologico di cui disponiamo oggi. Alcune delle azioni da intraprendere poggiano difatti su solide esperienze acquisite negli anni passati, e debbono quindi solo essere portate a scala adeguata, mentre altre restano da ideare, sviluppare, validare, consolidare, diffondere prima di poter incidere in modo significativo sui fattori del cambiamento climatico. Oltre a reclamare l’ampliamento delle conoscenze, la complessità della mitigazione del cambiamento climatico esige l’adozione dell’approccio sistemico, l’integrazione cioè di discipline scientifiche, di ambiti tecnologici e di approcci metodologici nelle loro dimensioni spaziali e temporali.

La crisi climatica è parzialmente provocata dai sistemi di produzione agricola e zootecnica (Tubiello et al., 2022), nonché dal cambiamento d’uso del suolo, principalmente cioè dalla deforestazione. Mentre per la mitigazione dell’effetto serra causato da qualsiasi altro settore possiamo solo prefigurare un contenimento delle emissioni di gas climalteranti, per la produzione primaria possiamo promuovere anche un aumento della rimozione di anidride carbonica dall’atmosfera mediante la fotosintesi clorofilliana e la conseguente produzione di biomassa e l’azione di sequestro realizzata dai suoli agricoli e forestali. Se vogliamo mitigare il contributo dell’agricoltura e delle foreste all’effetto serra ed al riscaldamento globale, possiamo cioè agire su entrambi i membri dell’equazione, diminuendo le emissioni di gas serra dovute alla produzione agricola e/o aumentando la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica atmosferica operati dalle piante agrarie e forestali e dai suoli agricoli e forestali.

Il contributo che agricoltura e foreste possono offrire alla mitigazione del cambiamento climatico deve percorrere in maniera integrata la strategia di carbon saving o riduzione delle emissioni di gas climalteranti – soprattutto per quanto riguarda l’uso di energia di origine fossile per la  trasformazione, la conservazione e la distribuzione di alimenti –, quella di carbon capture and storage o cattura e stoccaggio di anidride carbonica nei suoli e nella biomassa agricoli e forestali, e la strategia di carbon replacement o sostituzione delle fonti fossili d’energia con fonti rinnovabili (Sonnino, 2022). La scala temporale degli interventi va quindi dal breve al lungo termine, ed è fortemente influenzata non solo dalla loro maturità tecnologica e dalla loro fattibilità economica, ma anche dalla durata dei necessari percorsi burocratico-autorizzativi, che spesso ritardano senza ragione gli interventi programmati. Per quanto riguarda la scala temporale va considerato anche il rischio che gli interventi intrapresi possano essere vanificati da eventi avversi, come per esempio gli incendi e l’insorgenza di patogeni e parassiti che minacciano i nuovi impianti forestali.

L’efficacia delle strategie di mitigazione dipende anche dalla sua integrazione spaziale: gli ambiti di intervento sono in effetti passati da interessare il dominio della azienda agricola o forestale o dell’impresa alimentare a quello del territorio o del comprensorio, ove l’energia può essere distribuita con schemi a rete, compatibilizzando diponibilità e fabbisogno (comunità energetiche) e emissioni e cattura di anidride carbonica possono essere utilmente compensate. L’integrazione spaziale va accompagnata con l’integrazione di filiera, coordinando gli interventi sulla fabbricazione dei mezzi di produzione, sulla coltivazione di piante agricole e sulla zootecnia, sul trasporto, lo stoccaggio, la trasformazione dei prodotti agricoli e sulla gestione dei rifiuti.

La crisi alimentare

Il tema della sicurezza alimentare è stato riportato in drammatica evidenza dalla invasione russa dell’Ucraina, ma è strettamente interconnessa con i cambiamenti climatici che minano da tempo le capacità produttive dei sistemi agroalimentari in molte parti del mondo. La guerra in una delle aree cerealicole più importanti del mondo tende ad esacerbare i fenomeni di sottoalimentazione, di denutrizione, di fame ancora largamente diffusi nei Paesi a basso reddito e, anzi, in preoccupante aumento dopo anni di costante diminuzione (FAO et al., 2022), ma rende la sicurezza alimentare d’attualità anche per i Paesi industrializzati – e anche per l’Europa. La guerra in Ucraina ha causato infatti la drastica riduzione della produzione di cereali e di oleaginose in una delle regioni più fertili del mondo ed ostacolato le esportazioni di derrate alimentari verso molti Paesi di Africa e Medio Oriente. Questa incertezza degli approvvigionamenti, insieme ad altri fattori, ha causato una forte volatilità dei prezzi delle derrate agricole, in specie dei cereali, che, dopo un picco nel marzo 2023, vedono adesso un lento declino. Anche se, per il momento, la disponibilità fisica degli alimenti, prima componente della sicurezza alimentare, non sembra ancora compromessa, ma solo minacciata, la seconda componente della sicurezza alimentare – l’accesso, anche economico, ai prodotti alimentari – è già notevolmente pregiudicato in molte parti del mondo: i prezzi alti sospingono vasti strati della popolazione, soprattutto – ma non esclusivamente – nei Paesi a basso reddito, verso la povertà, aumentando il fenomeno della malnutrizione, fermando lo sviluppo, causando disoccupazione, soffiando sul fuoco delle migrazioni interne (urbanizzazione) ed internazionali e agendo come fattori di degrado ambientale.

Per quanto riguarda la situazione in Europa, le ottime capacità di produzione agricola, corroborate da costanti flussi di importazione da Paesi terzi, hanno assicurato fino ad adesso la disponibilità di un’abbondante quantità di derrate alimentari di adeguata qualità igienico-sanitaria e nutrizionale (per gli alimenti consumati freschi) e tecnologica (per le materie prime utilizzate dall’industria alimentare). Ai fattori esterni di crisi alimentare si aggiungono però le politiche agricole adottate dall’Unione Europea (strategie “Farm to Fork” e “Biodiversity”), che tendono ad incentivare pratiche agricole supposte più benigne per l’ambiente, ma meno efficienti dal punto di vista della produttività, con il risultato di ridurre la produzione comunitaria di alimenti e di dover compensare la minore produzione c con maggiori importazioni di derrate alimentari da Pesi terzi, come analizzato dagli studi recentemente condotti dall’USDA (Beckman et al., 2020) e dall’Università di Wageningen (Bremmer et al., 2021). Queste politiche non ridurranno, quindi, ma solo esporteranno, l’impatto ambientale della produzione di alimenti. Ora che le importazioni dalla Federazione Russa e dalla Ucraina sono incerte e che la crisi climatica compromette la capacità produttiva di molte aree agricole, la preoccupazione si allarga anche alla capacità di mantenere l’attuale livello di disponibilità di alimenti. Anche se non venisse minata la disponibilità fisica di alimenti, un aumento dei prezzi potrebbe comunque pregiudicare l’accesso al cibo da parte degli strati meno abbienti della popolazione. Da qui la richiesta che arriva oggi da più parti che la Politica Agricola Comunitaria (PAC) dia la giusta considerazione agli aspetti di sicurezza alimentare, che non penalizzi ma anzi premi la produttività, puntando non sulla estensivizzazione, ma sulla intensificazione sostenibile della produzione agricola. In altre parole produrre di più con meno, più produzione da meno superficie coltivata, con minor consumo di risorse naturali (acqua, suolo, biodiversità) e minor apporto di mezzi tecnici (carburanti, fertilizzanti, fitofarmaci). L’uso di meno input richiede però più conoscenza. La ricerca scientifica e tecnologica offre opportunità di una portata senza precedenti: l’agricoltura di conservazione, con l’uso razionale delle lavorazioni del terreno e delle rotazioni, permette di produrre conservando la sostanza organica del terreno e di migliorarne la fertilità e la capacità di sequestro di anidride carbonica; l’agricoltura 4.0 permette di usare fertilizzanti, acqua e presidi fitosanitari solo dove, quanto e quando necessari. L’innovazione genetica offre opportunità inimmaginabili solo pochi anni fa di adattare le piante coltivate all’ambiente invece di utilizzare interventi meccanici o chimici per adattare l’ambiente alle piante, come viene analizzato in un altro articolo di questo quaderno.

Conclusioni

Gli interventi che possiamo intraprendere per debellare o per lenire i problemi creati da queste crisi interconnesse sono a loro volta intimamente collegati tra loro. L’innovazione – sia tecnologica che organizzativa e sociale – dei sistemi agroalimentari è più urgentemente necessaria per assicurare da una parte la transizione verso la sostenibilità e dall’altra la continuità degli approvvigionamenti di derrate alimentari. Per assicurare l’efficace applicazione delle soluzioni identificate dalla ricerca scientifica e tecnologica, bisogna però rendere maggiormente penetrante la comunicazione scientifica nei confronti dell’opinione pubblica, in modo da influenzare in modo più incisivo i processi di decisione politica, come si è potuto verificare per il contrasto alla pandemia di COVID-19 e del buco di ozono.

Bibliografia

Beckman J., Ivanic M., Jelliffe J.L., Baquedano F.G., Scott S.G., 2020. Economic and Food Security Impacts of Agricultural Input Reduction Under the European Union Green Deal’s Farm to Fork and Biodiversity Strategies, EB-30, U.S. Department of Agriculture, Economic Research Service.

Bremmer J., Gonzalez-Martinez A., Jongeneel R., Huiting H., Stokkers R., 2021. Impact assessment of EC 2030 Green Deal Targets for sustainable crop production. Report n. 150, Wageningen Economic Research. https://edepot.wur.nl/555349

FAO, 2016. State of Food and Agriculture – Climate Change, Agriculture and Food Security. Food and Agriculture Organization of the UN, Rome.

FAO, IFAD, UNICEF, WFP and WHO, 2022. The State of Food Security and Nutrition in the World 2022. Repurposing food and agricultural policies to make healthy diets more affordable. FAO. https://doi.org/10.4060/cc0639en

Sonnino A., 2022. Effetto serra, il compromesso migliore. Il Libero Professionista Reloaded 8: 180-182. https://issuu.com/confprofessioni-stampa/docs/cp_numero_8_singole_def.?fr=sMDI5YzUwNjg5OTU

Tubiello, F.N., Karl, K., Flammini, A., Gütschow, J., Obli-Laryea, G., Conchedda, G., Pan, X.et al., 2022. Pre- and Post-Production Processes Increasingly Dominate Greenhouse Gas Emissions from Agri-Food Systems. Earth System Science Data 14, no. 4: 1795–1809. https://doi.org/10.5194/essd-14-1795-2022.

World Meteorological Organization (WMO), 2022. Executive Summary. Scientific Assessment of Ozone Depletion, GAW Report No. 278, 56 pp.; WMO: Geneva, https://ozone.unep.org/system/files/documents/Scientific-Assessment-of-Ozone-Depletion-2022-Executive-Summary.pdf.

Andrea Sonnino
sonnino@per.it

Professore incaricato, insegna Produzioni vegetali di qualità nell’Università Roma Tre. È presidente della Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali. Tra le pubblicazioni: (curatela con F. Pascucci) Investire nell’agricoltura sostenibile per la transizione ecologica (Edizioni di Storia e Letteratura, 2023); (con L. Bacchetta) Il campo nel piatto (Informat Edizioni, 2019)

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