L'insoddisfazione degli iraniani - Fondazione PER
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L’insoddisfazione degli iraniani

di Alessandro Maran

 

🇮🇷 Le recenti elezioni iraniane, caratterizzate dalla affluenza più bassa mai registrata dopo il 1979, hanno rispecchiato un’ampia insoddisfazione. Ovviamente, sulla profonda insoddisfazione della società iraniana nei confronti del regime clericale al potere, gli osservatori internazionali sono tornati molte volte, sin dagli esordi del movimento di protesta iraniano di fine 2022 (innescato dalla morte della ventiduenne Mahsa Amini e portato avanti sotto lo slogan “donna, vita, libertà”).
The Economist ha scritto di recente che le elezioni farsa iraniane hanno dimostrato che il clero ha perso il sostegno pubblico e che oggi il regime “sta marcendo” lentamente (👉https://www.economist.com/…/as-iran-scares-the-middle…); su The New York Times, un articolo di Arash Azizi ha ipotizzato che anche gli alti funzionari governativi potrebbero non credere così ardentemente nell’islamismo fondamentalista del regime.
“Prendiamo Mohammad Baqer Ghalibaf, che è stato uno dei principali comandanti del potente Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran nella guerra Iran-Iraq prima di entrare in politica” (è diventato presidente del Parlamento nel 2020), scrive Azizi. “Nonostante le sue forti dichiarazioni di sostegno all’ayatollah, Ghalibaf è noto soprattutto per il suo ruolo di sindaco tecnocratico di Teheran dal 2005 al 2017, quando, in mezzo aa una corruzione astronomica, è stato in grado di rendere più efficienti le infrastrutture di trasporto nella gigantesca capitale iraniana ”. Le critiche alle politiche del regime ora possono trovare ascolto all’interno, sostiene Azizi. La “assoluta impopolarità delle politiche dell’Ayatollah Khamenei potrebbe spingere al cambiamento la prossima persona che salirà al potere, anche se solo per mantenere una parvenza di controllo sul Paese”. Secondo Azizi, ciò potrebbe includere l’ammorbidimento del codice di abbigliamento obbligatorio per le donne e la riapertura della possibilità di un accordo nucleare con gli Stati Uniti (👉https://www.nytimes.com/…/iran-election-theocracy.html).
Recensendo il nuovo libro di Azizi “What Iranians Want” su The Dispatch, Sahar Soleimany scrive che Azizi mette in luce le sofferenze dei dissidenti come “Mahlaqa Mallah, la cui casa è stata bruciata per aver parlato a sostegno dell’istruzione femminile (…) Sarà difficile per chiunque allontanarsi dal libro senza una comprensione più articolata della profonda disillusione del popolo iraniano nei confronti del regime, così come dell’ampiezza e della vastità della loro opposizione (non di rado potenzialmente letale) a essere rimodellati a sua immagine” (👉https://thedispatch.com/…/the-roots-of-strife-in-iran…/).
Ma anche l’economia ha molto a che fare con l’insoddisfazione iraniana, hanno scritto gli osservatori nel corso degli anni (all’inizio del 2022, le proteste erano state provocate dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari). L’Iran, pesantemente sanzionato, è ancora tormentato dall’inflazione, e allo Stimson Center, Saeed Azimi scrive che in un discorso annuale tenuto in occasione del Nowruz, il capodanno persiano (che di fatto coincide con l’equinozio di primavera), Khamenei sembrava criticare l’attuale gestione economica dell’Iran. “Tradizionalmente – prosegue Azimi, parlando del costo delle celebrazioni festive – la gente celebra Nowruz mangiando riso alle erbe e trota fritta. Inoltre assemblano su un tavolo un set tradizionale di oggetti, comunemente noto come Haft-Sin, composto da una mela, bacche di sommacco, monete, aglio, aceto, una ciotola con pesci rossi, frutti secchi di oleastro, altre verdure e un dolce tradizionale chiamato samanoo. Ma con prezzi così alti, secondo Tejarat News, una famiglia di quattro persone che vive con un salario minimo in Iran deve spendere circa il 9% di un reddito mensile di 150 dollari per procurare il pasto e preparare la tavola di Haft-Sin. Ciò ha portato alcuni iraniani a saltare quest’anno la ricorrenza tradizionale” (👉https://www.stimson.org/…/irans-supreme-leader-blames…/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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