L'obiettivo di Hamas è distruggere Israele - Fondazione PER
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L’obiettivo di Hamas è distruggere Israele

di Alessandro Maran

 

Il conflitto tra israeliani e palestinesi, e rispettivi progenitori, dura da oltre cent’anni. E ciascuno può farsi un’opinione su ciò che accade in medioriente leggendo qualche buon libro. Nel caso in cui siate incerti circa gli obiettivi di Hamas, vi suggerisco di ascoltare ciò che dicono prestando attenzione alle loro parole.
Il 24 ottobre scorso, Ghazi Hamad dell’ufficio politico di Hamas ha dichiarato su LBC TV (Libano) che Hamas è pronto a ripetere l’operazione “Al-Aqsa Flood” del 7 ottobre più e più volte fino a quando Israele non sarà annientato. Ha aggiunto che i palestinesi sono disposti a pagarne il prezzo e che sono “orgogliosi di sacrificare martiri”. Hamad ha affermato che i palestinesi sono vittime dell’occupazione, quindi nessuno dovrebbe incolparli per gli eventi del 7 ottobre o altro, aggiungendo: “Tutto ciò che facciamo è giustificato” (ascoltare per credere: 👉 https://www.memri.org/…/hamas-official-ghazi-hamad-we…).
Di seguito, la trascrizione di un passaggio dell’intervista:
Ghazi Hamad: “Israele è un paese che non ha posto sulla nostra terra. Dobbiamo rimuovere quel paese, perché costituisce una catastrofe politica, militare e di sicurezza per la nazione araba e islamica, e deve essere annientato. Non ci vergogniamo di dirlo con la massima forza”.
“Dobbiamo dare una lezione a Israele, e lo faremo ancora e ancora. Al-Aqsa Flood è solo la prima volta, e ce ne sarà una seconda, una terza, una quarta, perché abbiamo la determinazione, la risolutezza, e le capacità di combattere. Dovremo pagare un prezzo? Sì, e siamo pronti a pagarlo. Siamo chiamati una nazione di martiri e siamo orgogliosi di sacrificare martiri. L’occupazione deve finire.”
Conduttore televisivo: “Occupazione dove? Nella Striscia di Gaza?”
Hamad: “No, sto parlando di tutte le terre palestinesi”.
Conduttore televisivo: “Ciò significa l’annientamento di Israele?”
Hamad: “Sì, certo.
[…] “L’esistenza di Israele è illogica. L’esistenza di Israele è ciò che causa tutto quel dolore, sangue e lacrime. È Israele, non noi. Siamo le vittime dell’occupazione. Punto. Pertanto, nessuno dovrebbe incolparci per queste cose lo facciamo. Il 7 ottobre, il 10 ottobre, 1.000.000 di ottobre: tutto ciò che facciamo è giustificato.”
Questo è il punto. Loro a far la pace e riconoscere Israele proprio non ci pensano (come conferma del resto l’intervista del Corriere al dirigente Hamas). Come può esservi pace se Hamas è impegnato nella distruzione di Israele, se si impegna a ripetere le atrocità del 7 ottobre ancora e ancora, se l’antisemitismo è usato come ideologia e come programma? E non è certamente un caso che il massiccio attacco lanciato dai fondamentalisti islamici di Hamas nella striscia di Gaza fino all’interno dello Stato ebraico avvenga mentre sono in corso i negoziati per uno storico accordo fra Israele e Arabia Saudita a cui partecipa l’Autorità Nazionale Palestinese, l’entità che dal 1993 governa i territori autonomi palestinesi in Cisgiordania. Del resto, ogni volta che il conflitto israeliano-palestinese si avvicina a una possibile svolta di pace, qualcuno cerca di riportarlo verso la guerra ad oltranza come unica soluzione.
Il guaio è che, messe così le cose, la soluzione “due popoli, due stati” è difficilmente percorribile. Come ha scritto qualche giorno fa Fabrizio Cicchitto “questa prospettiva può avere una sia pur difficile possibilità di realizzazione solo se Hamas viene eliminata o comunque messa in condizione di non nuocere o comunque non pesare. Infatti il suo obiettivo non è quello di costruire uno stato palestinese autonomo ma convivente con Israele ma quello di distruggere Israele. Però di conseguenza se il cancro costituito da Hamas non viene eliminato l’ipotesi ‘due popoli, due stati’ non ha nessuna possibilità di realizzazione”. Insomma, “se non ci si libera da Hamas, la questione fra israeliani e palestinesi purtroppo non troverà nessuno sbocco positivo” (suggerisco di leggere la lettera di Fabrizio Cicchito e la risposta di Claudio Cerasa: 👉 https://www.ilfoglio.it/…/gaza-era-un-esperimento-del…/). Ma non sarà facile.
Un vizio tipico della politica democratica, scrive oggi Angelo Panebianco, “consiste nel fatto che i governi sono costretti dalle convenzioni a vendere al pubblico l’idea che per ogni problema ci sia una soluzione (anche quando non c’è) e che, per giunta, la suddetta soluzione sia a portata di mano, la si possa ottenere in tempi rapidi. Spesso invece la soluzione non c’è o, se c’è, i tempi perché essa maturi possono risulta-re assai lunghi. Nel caso del conflitto mediorientale si può supporre che una finestra di opportunità si aprirebbe il giorno in cui crollasse il regime iraniano essendo l’Iran la principale potenza mediorientale che opera per distruggere Israele. La fine del regime degli Ayatollah accelererebbe, plausibilmente, una più generale tendenza dei governi arabi a normalizzare i loro rapporti con Israele. Col tempo, ciò potrebbe favorire il placarsi dell’odio (o, quanto meno, delle sue più appariscenti manifestazioni) per gli israeliani, anzi per gli ebrei, che pervade settori ampi della popolazione musulmana (araba, turca, eccetera) nonché, come mostra la loro visibile presenza nelle manifestazioni pro Hamas negli Stati Uniti e in Europa, di segmenti delle comunità musulmane insediate in Occidente. Ciò potrebbe rendere finalmente possibile la soluzione dei due Stati (israeliano e palestinese). Ma ci vuole tempo, gli atteggiamenti degli esseri umani evolvono, si adattano alle circostanze, ma è raro che cambino di colpo, dalla sera alla mattina. E la ragione per cui i percorsi della storia sono sempre lenti e tortuosi”.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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