L'Ucraina combatte su due fronti: l'assalto della Russia e la stanchezza dell'Occidente - Fondazione PER
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L’Ucraina combatte su due fronti: l’assalto della Russia e la stanchezza dell’Occidente

di Alessandro Maran

🇺🇦 Dal febbraio 2022, l’Ucraina sta combattendo una guerra su due fronti: da un lato contro l’assalto devastante della Russia, dall’altro per mantenere il sostegno occidentale nonostante la stanchezza e le divisioni politiche.

Sul campo di battaglia, le valutazioni sono sconfortanti ma non disfattiste. In un articolo su Foreign Affairs, Stephen Biddle analizza come l’esercito russo sia riuscito a fermare lo slancio dell’Ucraina nel 2023, ostacolando la controffensiva ucraina che aveva suscitato molte speranze nei commentatori occidentali. Per dirla in soldoni, Biddle spiega che l’esercito russo si è trincerato, e nella guerra di terra è molto difficile sopraffare le difese trincerate. La consegna di armi occidentali è stata lenta, l’addestramento occidentale è stato offerto in sole cinque settimane e l’auspicato miglioramento della capacità di combattimento dell’Ucraina non è stato sufficiente (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/how-russia-stopped…).
Mentre la guerra terrestre rimane un compito difficile per Kiev, gli osservatori hanno notato prospettive migliori sul mare. Come spiega The Economist, in parte utilizzando droni marittimi, l’Ucraina è riuscita a respingere la flotta navale russa del Mar Nero quanto basta da salvaguardare i porti ucraini e stabilire un corridoio praticabile per le esportazioni di grano (economicamente importanti) via mare. “Ora, nemmeno la costa orientale della Crimea” è considerata sicura per le navi russe, “e le navi russe più capaci si rifugiano a Novorossijsk, a 600 km di distanza”, scrive la rivista, che titola appunto: “La Russia sta perdendo la battaglia per il Mar Nero” (👉 https://www.economist.com/…/russia-is-losing-the-battle…).
Esaminando la situazione in modo approfondito nella newsletter Comment is Freed, lo storico e studioso di guerra britannico Lawrence Freedman scrive che dall’invasione su vasta scala della Russia, le previsioni occidentali sulla guerra hanno oscillato sensibilmente: dalla Russia che piegava Kiev in poche settimane all’Ucraina che cacciava gli invasori. Un’oscillazione che, secondo Freedman, porta, in generale, a dubitare del valore delle previsioni. Freeman rileva anche una “asimmetria fondamentale” nelle informazioni su cui si basano le previsioni sulla guerra in Ucraina: abbiamo molte informazioni sul punto di vista dell’Ucraina, ma pochissime su quello russo. C’è molta materia prima per il pessimismo (o l’ottimismo) sull’Ucraina, ma la Russia continua ad essere un mistero, una sorta di scatola nera (👉 https://samf.substack.com/p/ukraine-through-the-gloom).
Per l’Ucraina, scrive Freedman, quest’anno sarà caratterizzato dal “rafforzamento delle capacità per le offensive successive, esaltando la produzione locale, la mobilitazione delle riserve e l’addestramento, distruggendo al contempo le capacità russe”, una strategia denominata “difesa attiva”. Kiev dovrà lottare anche per ottenere il continuo sostegno occidentale. Come spiega Anne Applebaum su The Atlantic, i repubblicani al Congresso degli Stati Uniti potrebbero essere vicini a strappare a Kiev il tappeto del sostegno americano da sotto i piedi, avendo collegato la continuazione dei finanziamenti per la guerra in Ucraina a un compromesso sulle politiche di immigrazione e sul controllo della frontiera con il Messico, un compromesso tanto più improbabile ora che l’ex presidente Donald Trump si è schierato contro un tentativo di accordo bipartisan (👉 https://edition.cnn.com/…/gop-senators-angry-trump…/).
Se gli Stati Uniti dovessero togliere il sostegno all’Ucraina adesso, apparirebbero come un alleato inaffidabile e persino “sciocco”, sostiene Applebaum. “Abbandonando l’Ucraina in un soprassalto di incompetenza politica, gli americani acconsentirebbero alla morte di altri ucraini e all’ulteriore distruzione del Paese. Convinceremmo milioni di europei che non siamo affidabili. Invieremmo un messaggio anche alla Russia e alla Cina, rafforzando la loro convinzione, più volte affermata, che gli Stati Uniti siano una potenza debosciata e morente. Meno di un anno fa, quando Biden fece il suo viaggio a sorpresa a Kiev, gli Stati Uniti proiettavano fiducia e unità come la guida di un’alleanza funzionante. Ora, all’improvviso, non più” (👉 https://www.theatlantic.com/…/us-congress…/677256/).
Sul Financial Times, l’editorialista Martin Wolf condivide la valutazione di Applebaum e scrive: “Alla fine, ovviamente, deve esserci la pace. Ma deve essere pace con onore. Ciò avverrà solo se la Russia si renderà conto che questa volta non sarà consentito alla forza di avere ragione. L’Occidente ha le risorse per garantirlo. La domanda, come ha chiesto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba (durante una cena a cui Wolf ha partecipato a Davos, in Svizzera), è se crede abbastanza in se stesso per dar prova di volontà. In caso contrario, il prezzo potrebbe rivelarsi inimmaginabile”.

Intanto, ieri la Ue ha superato le resistenze ungheresi e marcato un punto sulla scena internazionale. “Abbiamo un accordo”, ha twittato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. “Tutti i 27 leader hanno concordato un pacchetto di sostegno aggiuntivo da 50 miliardi di euro per l’Ucraina all’interno del bilancio dell’Ue. Ciò garantisce finanziamenti costanti, a lungo termine e prevedibili per l’Ucraina. L’Ue sta assumendo la leadership e la responsabilità nel sostenere l’Ucraina; sappiamo qual è la posta in gioco” (👉 https://x.com/charlesmichel/status/1753001809268920719?s=46). Era ora. Ma come spiega David Carretta, che su Il Foglio racconta i ritardi dell’Ue (che sta perdendo la battaglia per le munizioni e i missili con la Corea del nord che rifornisce la Russia) e i negoziati infiniti che l’Ucraina non si può permettere, “la realtà è meno rosea di come la descrive il presidente del Consiglio europeo. L’Ue sull’Ucraina proclama e promette molto, ma fa e mantiene poco” (👉 https://www.ilfoglio.it/…/i-ritardi-dell-ue-e-i…/).

Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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