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L’UE verso liste transnazionali. Con l’elezione semi diretta del vertice della Commissione

di Caterina Avanza

 

Un testo è stato adottato la scorsa settimana dal Parlamento europeo per fare il bilancio delle elezioni europee del 2019 con lo scopo di migliorare il processo democratico per il prossimo scrutinio comunitario del 2024.

Il testo sottolinea che le elezioni del 2019 hanno registrato il tasso di partecipazione più alto degli ultimi 20 anni (8 punti in più rispetto al 2014) e che hanno dato una chiara maggioranza pro europea al Parlamento europeo (l’Italia fa eccezione con la Lega primo partito). L’aumento è ancora più importante fra i giovani (14 punti in più rispetto al 2014).

Questo aumento della partecipazione indica che una parte importante dei cittadini europei considera l’Unione come il quadro adeguato per affrontare le sfide del nostro tempo, sfide del resto transnazionali come l’economia, la crescita sostenibile, il riscaldamento climatico, la protezione dell’ambiente, le disuguaglianze sociali, quelle fra i sessi, la rivoluzione numerica, la promozione della libertà e dei diritti dell’uomo, la demografia, le migrazioni, la sicurezza, il terrorismo, il peso geopolitico dell’Unione e dei singoli paesi nel quadro mondiale dominato da super potenze continentali come Cina e USA.

Il testo sottolinea inoltre un certo numero di criticità:

  • Seppur in crescita, il tasso di partecipazione si ferma al 50,66%, con grosse differenze fra i diversi Stati membri.
  • La presenza femminile fra gli eletti è migliorata ma la parità non è ancora raggiunta (37% nel 2019, siamo oggi al 41% di donne), e anche su questo aspetto le differenze fra i paesi sono enormi – alcuni Stati come la Francia hanno delegazioni perfettamente paritarie, altri come Cipro non hanno neppure una donna fra gli eletti! Anche l’Italia non brilla particolarmente; su 76 eletti, solo 28 sono donne…
  • Le elezioni europee sono oggi la somma di 27 elezioni nazionali e non una vera e propria elezione europea, questo anche a causa del fatto che ogni paese ha un suo sistema elettorale con regole specifiche.
  • Il processo di nomina della o del presidente della Commissione europea detto Spitzenkandidat (capolista del partito europeo arrivato in testa ottiene la presidenza della Commissione) non ha funzionato visto che non è Manfred Weber (capolista del Partito popolare europeo) che è presidente della Commissione ma Ursula Von der Layen! E al di là del fallimento istituzionale del sistema, anche fra la popolazione il processo non ha preso, infatti soltanto l’8% dei cittadini europei ha dichiarato di votare in funzione della questione dello Spitzenkandidat.

Il rapporto sottolinea che il sistema istituzionale e elettorale europeo soffre di lacune democratiche gravi che contribuiscono al distacco fra cittadini e istituzioni comunitarie.

La domanda che dobbiamo porci oggi e alla quale dobbiamo tentare di apportare delle risposte, è la seguente: perché le elezioni americane suscitano cosi tanta passione sia fra i cittadini che fra i media mentre le elezioni europee, che eppure ci riguardano da vicino, sono ancora oggi considerate delle elezioni secondarie?

Il testo approvato al Parlamento europeo questa settimana, chiede al Consiglio e alla Commissione di lanciare la conferenza per il Futuro dell’Europa (inizialmente prevista nella primavera scorsa, poi ritardata a causa dalla crisi sanitaria) al fine di innescare un processo di riforme in grado di colmare il deficit democratico nell’assetto istituzionale dell’Unione, prima del prossimo appuntamento elettorale del 2024. Ecco alcune delle proposte avanzate dal testo approvato dal Parlamento europeo:

1. Abbassare l’età elettorale per le elezioni europee a 16 anni. Lo abbiamo visto nel voto del 2019, ma anche nel referendum della Brexit, i giovani credono nel progetto europeo, è giusto che essi possano influenzarne l’orientamento politico.

2. Procedere all’elezione semi diretta della o del presidente della Commissione. Nell’elezione americana i cittadini votano un partito che esprime un candidato e un programma. Anche se l’elezione del Presidente americano non è diretta, vi è una chiara incarnazione del progetto politico che è proposto agli elettori. La riforma del sistema elettorale europeo deve tendere verso questa relazione diretta fra cittadino e candidato/a alla presidenza della Commissione. Per fare ciò:

– i capilista devono potersi presentare agli elettori in quanto candidati alla presidenza della Commissione all’inizio della campagna elettorale per le europee e non dopo il voto come avviene oggi.

– I capolista devono essere l’espressione di una coalizione di partiti che esprimono un programma politico comune. Per favorire ciò è necessario creare delle liste transnazionali composte da 27 nomi, uno per ogni paese espressione di un partito europeo (creato a sua volta da partiti nazionali coalizzati all’interno una famiglia politica europea). In tal modo i candidati alla presidenza della Commissione sarebbero espressione di una coalizione paneuropea e di un programma condiviso e farebbero campagna elettorale, non soltanto nel loro paese di origine, ma su tutta la circoscrizione unica composta dei 27 paesi membri.

In tal modo i deputati europei avrebbero di fatto il ruolo dei grandi elettori americani, nominando il candidato o la candidata della coalizione che ha ottenuto più voti.

1. La ratifica da parte di tutti gli Stati membri dell’atto elettorale che prevede l’unificazione delle regole elettorali per lo scrutinio europeo.

2. Imporre la parità fra gli uomini e le donne nella presentazione delle liste elettorali per le europee e fra gli eletti. Perché, in Italia per esempio, le liste anche se paritarie, con il sistema delle preferenze, hanno prodotto una delegazione a grande maggioranza maschile.

La crisi del COVID19 ha ulteriormente acceso i riflettori sul bisogno di una politica comunitaria forte ed efficiente, basti pensare al triste episodio delle mascherine e dei ventilatori all’inizio della pandemia.

Ma l’Europa non può essere forte se non riesce a trasformarsi in una democrazia completa e moderna. La Conferenza per il futuro dell’Unione non ha margini di errore, deve riuscire a portare a termine un processo di riforme istituzionali ambizioso. 

E sappiate che potremo considerare il processo concluso quando i nostri figli si sveglieranno la mattina di corsa per controllare su internet la cartina del continente per vedere quale stato è diventato rosso e quale blu, come hanno fatto per giorni in seguito all’elezione americana!

Caterina Avanza
Caterina Avanza
avanza@perfondazione.eu

Consigliera politica al Parlamento europeo per En Marche, il movimento del presidente francese Emmanuel Macron. Laureata in Scienze politiche all’Università di Bologna, quindi master in Affari europei alla Sorbona. Sempre per En Marche è stata coordinatrice della campagna delle europee. Consulente presso importanti istituti di sondaggi fra cui l’IFOP – Istituto Francese di Opinione e Politica.

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