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Ma gli Stati Arabi più rilevanti lavorano per la pace

di Alessandro Maran

 

Il primo marzo si sono svolte le elezioni in Iran e l’affluenza alle urne ai minimi storici riflette palesemente il malcontento popolare nei confronti dell’ordine dominante. The Economist ha scritto di recente che mentre l’Iran spaventa il Medio Oriente con l’aggressione dei suoi proxies, il regime di Teheran – e l’ordine politico che lo sostiene – “marcisce” silenziosamente (👉 https://www.economist.com/middle-east-and-africa/2024/02/28/as-iran-scares-the-middle-east-at-home-its-regime-rots).
Tra gli iraniani che hanno votato, scrive Sina Toossi per Foreign Policy, la fazione conservatrice più antica ha perso voti a favore di un gruppo di liste di candidati alternative, ma ancora più conservatrici. “Le liste conservatrici non appartenenti all’establishment erano composte prevalentemente da personaggi integralisti”, scrive Toossi. “A differenza dei riformisti e dei conservatori moderati, che hanno mostrato una certa volontà di adattamento e di compromesso su alcune questioni, essi ricercano una versione rigida e purista della legge islamica, rifiutano qualsiasi riforma che possa minacciare il loro potere o la loro ideologia, e sono più scettici o contrari alla collaborazione con le potenze occidentali. Ad esempio, i vincitori oltranzisti di queste elezioni a Teheran sono stati accaniti oppositori dell’accordo nucleare del 2015, a differenza dell’attuale portavoce (del parlamento iraniano) (Mohammad Bagher) Ghalibaf, che è stato più favorevole e pragmatico riguardo ai colloqui” (👉 https://foreignpolicy.com/…/iran-election-parliament…/).
🇸🇦 🇦🇪 🇶🇦 Fareed Zakaria nell’ultima puntata di GPS, la più importante trasmissione della CNN dedicata alla politica internazionale, vede tuttavia il bicchiere mezzo pieno: nonostante gli orrori della guerra, il Medio Oriente si sta scongelando.
“Mentre guardiamo gli orrori di un’altra guerra in Medio Oriente, è facile sentirsi cupi e depressi”, afferma Zakaria. “Sembra che la regione nel suo insieme continui ad essere instabile e violenta. Ma ciò non tiene conto di un importante cambiamento avvenuto negli ultimi tempi, che fornisce qualche motivo di ottimismo per il futuro: gli stati arabi che ora sono i leader del Medio Oriente stanno svolgendo un ruolo importante e costruttivo nella stabilizzazione della situazione e stanno lavorando per pace. Si tratta di un cambiamento epocale rispetto ai decenni passati”.
Certo, non è facile notare i cambiamenti in mezzo agli orrori dell’ennesima guerra, eppure, sostiene Zakaria, il Medio Oriente “è anche cambiato in modo incoraggiante” (del resto, “Follow the trend lines, not the headlines,” diceva Bill Clinton).
Innanzitutto, sottolinea Zakaria, ora un diverso insieme di paesi gode di maggior peso e rilevanza politica . In passato, erano grandi paesi arabi come Egitto, Iraq e Siria a guidare la regione. Nel XX secolo, un movimento di nazionalismo panarabo si unì dietro il carismatico leader egiziano Gamal Abdel Nasser. Oggi, invece, sono gli stati del Golfo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, sfruttando la loro vasta ricchezza petrolifera e le relazioni regionali, ad essere diventati i principali centri di potere del Medio Oriente. Anche gli atteggiamenti sono cambiati: sebbene le recenti proteste contro Israele siano state aspre, Fareed Zakaria nota un ampio movimento di allontanamento dal terrorismo e, fra i leader della regione, una maggiore disponibilità fare la pace con Israele, in nome dell’interesse reciproco, rispetto a prima.
“Questo cambiamento sia nella composizione dei principali stati arabi che nell’atteggiamento dei leader non risolverà la questione israelo-palestinese”, scrive Fareed. “Ma lascia intendere che ci sia un certo sostegno alla pace, alla stabilità e alla moderazione in una regione che ne ha un disperato bisogno” (https://edition.cnn.com/…/middle-east-conflict-israel…). Incrociamo le dita.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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