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Ma l’ambiente non migliora con la decrescita e la povertà

di Umberto Minopoli

 

Ambientalisti seri oggi capirebbero che da una recessione senza precedenti non si esce senza il rilancio prepotente, coraggioso e deciso della grande manifattura, dei settori che fanno occupazione, punti di pil, export e domanda di beni e servizi.

Oggi è urgente decidere alcuni provvedimenti immediati per alimentare il mercato. Senza pretese e pregiudiziali: la rottamazione per l’industria automobilistica, il rilancio della siderurgia, quello dell’edilizia (non solo opere pubbliche e infrastrutture) sono le tre priorità. Lo sanno tutti.

Ma, temo, verrano ostacolati dai pregiudizi ideologici ambientalisti. E i politici, all’unanimità conformisti sulla retorica green, non avranno il coraggio di distinguersi e dire la verità. Il vero politico da far passare alla storia oggi sarebbe quello che si stacca dal coro e dice la verità sull’economia.

Vanno bene gli Stati Generali dell’economia. Ma, ad essi, va portata un’idea. E, anche, fattibile, concreta, di ripresa immediata dell’economia. Non le consuete giaculatorie che, un paese in perenne stagnazione, ripete da anni come un mantra: “sostenibilità, rispetto dell’ambiente, piccolo è bello, l’industria danneggia la salute, l’energia va consumata meno ecc.”

Non c’è niente di più insostenibile della crisi economica, della deindustrializzazione, dei consumi energetici in calo, della disoccupazione, della decrescita che toglie speranze ai giovani. È evidente a tutti che, dopo il Covid e con cadute del Pil di decine di punti, tutto dovrebbe cambiare. Anche la retorica green dovrebbe adeguarsi alla realtà del mondo. E avere l’intelligenza di adeguarsi e di adattarsi alle priorità di oggi.

Come ogni politica razionale, anche quella green dovrebbe graduare i suoi obiettivi e renderli compatibili con la sostenibilità, quella vera: avere un’economia in crescita, mantenere i posti di lavoro, dare alla gente possibilità di spendere, movimentare l’economia.

Partendo da una verità: recessione, disoccupazione e decrescita ci danno un ambiente peggiore, dove si respira meglio, forse, perché le fabbriche sono ferme, ma sarà un ambiente socialmente malsano e fiaccato dalla povertà. Forse, nei fatti, più inquinato.

Umberto Minopoli
Umberto Minopoli
minopoli@perfondazione.eu

Presidente dell'Associazione Italiana Nucleare. Scrive per Libertà Eguale e per il Foglio. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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