Mario Vargas Llosa e la letteratura come antidoto al populismo - Fondazione PER
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Mario Vargas Llosa e la letteratura come antidoto al populismo

di Alessandro Maran

 

Secondo il Premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, «bisognerebbe convincere i politici che leggere buona letteratura non è una perdita di tempo, che non è un passatempo di cui si può fare a meno, ma che dovrebbe essere un ingrediente essenziale della loro formazione».
Mario Vargas Llosa, si sa, è uno dei giganti della letteratura contemporanea. Il suo romanzo manifesto è senza dubbio «La guerra della fine del mondo», il libro in cui lo scrittore peruviano ricrea uno dei più tragici episodi della storia del Sudamerica: la guerra di Canudos, la prima guerra ideologica dell’America latina. Si tratta di un romanzo chiave per comprendere il populismo latinoamericano. Anzi, secondo un altro straordinario scrittore, il cileno Roberto Bolaño, «La guerra del fin del mundo», con la sua lotta tra barbarie (Canudos) e politica ufficiale (il barone), é il romanzo del nostro tempo.
Narratore prolifico, ma attivissimo anche come giornalista, Vargas Llosa ha sempre alternato letteratura e impegno civile ed è uno scrittore che, nel corso della sua ormai vasta opera, ha indagato non solo la complessa relazione tra politica e letteratura ma ha voluto cimentarsi anche in prima persona con l’impegno politico, arrivando anche a candidarsi alcuni anni fa alla presidenza del suo Paese.
Ieri lo scrittore peruviano ha messo fine alla lunga sua carriera di opinionista firmando l’ultimo dei suoi articoli per la rubrica quindicinale intitolata «Piedra de Toque», che ha curato su El País per 33 anni offendo il suo punto di vista sugli avvenimenti culturali, sociali e politici più rilevanti del nostro tempo. Per farlo, ha approfittato «dei suoi viaggi in giro per il mondo, delle sue letture, dei suoi interessi e delle sue passioni», scrive sul quotidiano spagnolo Carlos Granés, saggista colombiano residente a Madrid.
«È così che dobbiamo intendere la precoce vocazione giornalistica di Vargas Llosa, come un modo per tastare il polso del presente, come la via più diretta che potesse trovare per identificare i dilemmi che sorgono nelle società e per partecipare ai dibattiti che modellano il mondo contemporaneo. Anche, ovviamente, come pretesto per soddisfare un altro irrefrenabile desiderio vitale, l’avventura, il contatto diretto con gli eventi e i loro protagonisti, l’ambizione di esaminare la storia nel suo svolgersi. In questo, la letteratura e il giornalismo di Vargas Llosa hanno una radice comune: sono stati un modo di vivere con più intensità, di magnificare l’esistenza».
Lo scrittore non si mai negato al confronto con il mondo delle cose. Gli articoli, precisa Granés «nascono dal piacere o dall’irritazione, dal compiacimento o dalla preoccupazione. Vargas Llosa, instancabile lettore di giornali e riviste, scruta gli avvenimenti che più lo colpiscono, o che hanno più rilevanza, con due scopi fondamentali: dare un po’ di ordine alla caotica realtà e dare un giudizio valutativo. Questo è stato uno dei tratti caratteristici del giornalista Vargas Llosa: se nei suoi romanzi mantiene una totale neutralità nei confronti delle azioni dei suoi personaggi, nei suoi articoli prende sempre posizione, nel valutare i fatti mostra sempre la sua scala di valori e le proprie convinzioni. Questo particolare esercizio, ereditato dalla figura dell’intellettuale impegnato d’altri tempi, ha fatto sentire la sua voce in tutto il mondo e ha goduto di un’enorme influenza» (https://elpais.com/…/mario-vargas-llosa-treinta…/…).
La selezione di articoli proposta qui da Carlos Granés (👇) ne è un esempio e rappresenta solo la punta dell’iceberg. Carlos Granés è infatti anche il curatore di «Sables y utopias» (Aguilar, 2009) il libro che raccoglie gli articoli (dal 1967 al 2008) di Mario Vargas Llosa sull’America Latina.
Si tratta di un libro straordinario – forse la migliore antologia della sua prosa non-fiction – che propone un catalogo ragionato dei temi che hanno affascinato lo scrittore peruviano nel corso della sua vita e che riflette il percorso intellettuale dello scrittore: un «liberal» con la nota e inesauribile onestà intellettuale di fronte alle «sciabole» e alle «utopie» che Granés sceglie correttamente come emblemi delle principali preoccupazioni e dei principali interessi dell’autore.
Negli articoli raccolti nel volume vengono analizzati tutti i grandi eventi che hanno segnato la storia recente dell’America Latina. Si tratta di un libro che raccomando (nel 2020 Liberilibri ha pubblicato «Sciabole e utopie. Visioni dell’America Latina» con l’introduzione di Alberto Mingardi: https://www.liberilibri.it/ind…/prodotto/sciabole-e-utopie) poiché rappresenta una guida per chi voglia comprendere l’unicità spesso violenta di quella regione del mondo, la vitalità del retaggio ideale organicistico in America Latina, il radicamento storico dell’immaginario populista.
La cosa, dopotutto, ci riguarda. In fondo, scriveva Loris Zanatta, “ciò che produce il dilagare di tali visioni populiste del mondo s’è visto ed era prevedibile: basta conoscerne un po’ la storia dove hanno trionfato, basterebbe ammettere che per capire la nostra cultura politica faremmo meglio a studiare l’Argentina e il Venezuela piuttosto che la Germania e la Danimarca…». Appunto.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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