Nayib Bukele rieletto presidente di El Salvador: l'eterno ritorno del dittatore latinoamericano - Fondazione PER
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Nayib Bukele rieletto presidente di El Salvador: l’eterno ritorno del dittatore latinoamericano

di Alessandro Maran
🇸🇻 Quest’anno, come sappiamo, mezzo mondo va al voto. El Salvador ha votato il 4 febbraio per eleggere il presidente, il vicepresidente e tutti i 60 seggi dell’Assemblea nazionale e “il dittatore più figo del mondo” ha vinto ancora. Un altro esempio di “Competitive Authoritarianism”? E che cos’è?
Andiamo con ordine. Nayib Bukele, il presidente del piccolo stato dell’America centrale (il primo al mondo ad aver dato corso legale al bitcoin: 👉 https://www.nytimes.com/…/amer…/el-salvador-bitcoin.htmll) ha vinto il suo secondo mandato, come racconta The Economist, con una maggioranza schiacciante (👉 https://www.economist.com/the-americas/2024/02/05/after-nayib-bukeles-crushing-unconstitutional-victory-what-next). Bukele, sul suo profilo su Twitter, una volta si definiva “il dittatore più cool del mondo” (nella sua bio su X ora c’è scritto “Philosopher King”) e l’Economist nota che nel suo paese è popolarissimo. Ciò è dovuto a un’ampia repressione anti-gang che ha fatto sentire i salvadoregni nuovamente al sicuro.
Ma ci sono buone ragioni per preoccuparsi, hanno scritto i commentatori in reazione al voto. Innanzitutto, il successo di Bukele nella lotta alla criminalità è stato ottenuto attraverso arresti di massa che hanno attirato aspre critiche da parte dei difensori dei diritti umani di tutto il mondo (sul New Yorker nel 2022, Jonathan Blitzer ha analizzato la macchina della repressione, descrivendo in dettaglio il terrore provato da una madre che non riusciva a trovare il figlio autistico di 20 anni, che è stato tra le migliaia di persone arrestate in modo arbitrario e incarcerate in una sola settimana: 👉 https://www.newyorker.com/…/the-rise-of-nayib-bukele-el…). E poi c’è la questione della legittimità costituzionale della rielezione di Bukele. Come scrive l’Economist, “i sostenitori dello stato di diritto hanno osservato che era incostituzionale che Bukele si candidasse per il secondo mandato consecutivo. Ma nel 2021 ha ottenuto che la Corte Suprema stabilisse che avrebbe potuto candidarsi di nuovo se avesse preso un congedo di sei mesi (👉 https://www.economist.com/…/el-salvadors-bitcoin-bro…), cosa che ha fatto, almeno sulla carta”.
È un film che l’America Latina ha già, con protagonisti autoritari dall’aspetto più tradizionale, osserva James Bosworth sulla World Politics Review: “Gli ultimi tre decenni di storia dell’America Latina sono pieni di presidenti che hanno spinto più in là i limiti costituzionali del potere ed esteso il loro mandato: Carlos Menem in Argentina, Alberto Fujimori in Perù, Hugo Chavez in Venezuela, Alvaro Uribe in Colombia, Rafael Correa in Ecuador, Evo Morales in Bolivia, Daniel Ortega in Nicaragua. Tutti sono stati eletti democraticamente. Tutti hanno modificato o piegato le regole per candidarsi per un secondo mandato che non sarebbe stato permesso quando sono stati eletti per la prima volta. Tutti sono stati rieletti grazie alla loro enorme popolarità. E la maggior parte, ma non tutti, hanno lasciato il proprio Paese peggio di come lo hanno trovato, rovinando il loro lascito” (👉 https://www.worldpoliticsreview.com/el-salvador…/).
Il genere di autoritarismo di Bukele, alla moda e orientato alla sicurezza, ha indotto a pensare agli imitatori in altri paesi. In Ecuador, che negli ultimi anni ha visto un’ondata di violenza legata alle bande della droga, il presidente Daniel Noboa ha ricevuto elogi dai commentatori per non aver adottato le tattiche del pugno di ferro di Bukele. Nell’ultimo numero del Journal of Democracy – National Endowment for Democracy, Manuel Meléndez-Sánchez scrive che la rielezione di Bukele incarna un particolare tipo di autoritarismo che definisce “competitive authoritarianism”: “I candidati dell’opposizione erano liberi di competere, la maggior parte dei salvadoregni era libera di votare, e la maggior parte dei voti, a quanto pare, è stata conteggiata. Ma Bukele e i suoi alleati hanno sistematicamente violato a loro vantaggio (e in alcuni casi riscritto) le regole democratiche fondamentali, hanno abusato delle risorse e delle istituzioni statali per sfavorire l’opposizione e si sono impadroniti del tribunale elettorale, le corti e altri organi chiave. Questi sono i marchi di fabbrica dei regimi autoritari concorrenziali” (👉 https://www.journalofdemocracy.org/…/how-the-worlds…/).
In questo vecchio articolo, “Elections Without Democracy: The Rise of Competitive Authoritarianism”, Steven Levitsky e Lucan A. Way, analizzano questo particolare tipo di regime “ibrido”: “Nei regimi autoritari competitivi, le istituzioni democratiche formali sono sempre più considerate come il mezzo principale per ottenere ed esercitare l’autorità politica. Tuttavia, i governanti violano tali regole così spesso e in misura tale che il regime non riesce a soddisfare gli standard minimi convenzionali di democrazia. Gli esempi includono la Croazia sotto Franjo Tudjman, la Serbia sotto Slobodan Milosevic, la Russia sotto Vladimir Putin, l’Ucraina sotto Leonid Kravchuk e Leonid Kuchma, il Perù sotto Alberto Fujimori e Haiti dopo il 1995, così come Albania, Armenia, Ghana, Kenya, Malesia, Messico e lo Zambia per gran parte degli anni ’90. Sebbene gli studiosi abbiano contraddistinto molti di questi regimi come forme parziali o “attenuate” di democrazia, siamo d’accordo con Juan Linz sul fatto che potrebbero essere meglio descritti come una forma (attenuata) di autoritarismo” (👉 https://muse.jhu.edu/article/17196).
Quanto a Bukele, riuscirà a mantenersi sulla cresta dell’onda? Il suo stile autoritario “cool” si diffonderà in altri paesi dell’America Latina e oltre? Su Americas Quarterly, Valeria Vásquez, in un girotondo di opinioni di esperti , scrive che l’economia di El Salvador potrebbe rappresentare un ostacolo: “L’aumento dell’inflazione, insieme agli alti livelli di povertà e disoccupazione, potrebbero rappresentare una minaccia significativa per la sua finora incrollabile popolarità”(👉 https://www.americasquarterly.org/…/reaction-bukele…/).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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