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Netanyahu è il peggiore premier di sempre, ma Israele non ha alternative praticabili alla guerra

di Alessandro Maran

 

Nelle ultime settimane, sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono piovute critiche planetarie. Dopo i massacri efferati di Hamas del 7 ottobre, il governo israeliano di Netanyahu ha provocato l’ira del mondo arabo portando avanti una guerra di ritorsione contro Hamas a Gaza che ha ucciso civili palestinesi e ha generato una crisi umanitaria. Quando poi la Casa Bianca ha iniziato a chiedere un cessate il fuoco, le critiche sono diventate universali. “Come si fa a trasformare una guerra giusta in isolamento globale e in una condanna diffusa?”, si chiede Alon Pinkas, editorialista di Haaretz.com ed ex console generale israeliano a New York, in un editoriale del Guardian. “Basta chiedere a Benjamin Netanyahu. Ha il brevetto” (👉 https://www.theguardian.com/commentisfree/2024/mar/26/benjamin-netanyahu-joe-biden-un-security-council-resolution-ceasefire-gaza).
Tuttavia Netanyahu domina ancora la politica israeliana e sia lui che lo sforzo bellico in corso hanno agguerriti difensori. “A chi fanno la ramanzina esattamente questi leader?” si chiede Yaara Segal in un editoriale del The Jerusalem Post sulle critiche da parte degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali. “Chi è che deve accettare un cessate il fuoco? La risposta non è Israele” (👉 https://www.jpost.com/opinion/article-794066). Sottolineando analogamente che il problema è Hamas, David Brinn, sullo stesso giornale, a proposito l’idea che se solo Netanyahu si facesse da parte, Israele si coalizzerebbe attorno a un piano di guerra più morbido o forse ad un cessate il fuoco, scrive: “Che sciocchezza”(👉 https://www.jpost.com/opinion/article-794197). In un articolo del New York Times, anche David Brooks ritiene che Israele non abbia alternative praticabili alla guerra che sta attualmente conducendo (👉https://www.nytimes.com/…/24/opinion/gaza-israel-war.html).
Ma su The Atlantic, Anshel Pfeffer – editorialista di Haaretz, corrispondente per The Economist e biografo (non ufficiale) di Netanyahu – sostiene in modo dettagliato che Netanyahu è il peggior primo ministro israeliano di sempre, per le azioni intraprese sia prima che dopo il 7 ottobre. “Netanyahu ha collocato gli estremisti in posizioni di potere, ha minato la fiducia nello stato di diritto e ha sacrificato i principi al potere”, sostiene Pfeffer. “Non c’è da meravigliarsi, quindi, la scorsa estate le tensioni sul ruolo della magistratura israeliana siano diventate ingestibili. La crisi ha evidenziato tutte le ragioni per cui Netanyahu dovrebbe essere considerato il peggior primo ministro di Israele (…) Indipendentemente da come finirà la guerra a Gaza, da cosa accadrà dopo, o da quando finirà il mandato di Netanyahu, il primo ministro sarà per sempre associato anzitutto a quel giorno (il 7 ottobre) e alla disastrosa guerra che ne è seguita. Passerà alla storia come il peggior primo ministro perché per la sicurezza di Israele è stato un disastro” (👉https://www.theatlantic.com/…/benjamin…/677887/).
Intanto, il Manifesto “Dal 7 ottobre alla Pace” (👉 https://www.linkiesta.it/…/7-ottobre-pace-manifesto…/) proposto da Sinistra per Israele (“uno dei testi migliori partoriti dalla sinistra in questi mesi”, ha scritto Mario Lavia su Linkiesta.it) ha raccolto fino ad oggi oltre 1.200 adesioni ed è aperto a ulteriori adesioni.
Qui le registrazioni delle presentazioni del Manifesto che si sono svolte a Roma il 19 marzo (👉 https://www.radioradicale.it/scheda/723535) e a Milano il 21 marzo (👉 https://www.radioradicale.it/scheda/723918).
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Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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