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Netanyahu, fine corsa?

di Alessandro Maran

 

Emergerà alla fine anche un Israele diverso? Molti si sarebbero aspettati un rivolgimento politico in Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre scorso. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha subito forti critiche, insieme ad altri settori del governo e dell’apparato di sicurezza israeliani, e le famiglie degli ostaggi sono diventate una forza politica.
A dire il vero, dopo il 7 ottobre, tanto a sinistra che al centro stanno emergendo alcune voci politiche significative (alcuni di loro avevano partecipato anche alle massicce manifestazioni di quest’anno contro la riforma giudiziaria portata avanti dal Netanyahu che mirava a indebolire il sistema giudiziario del paese).
Su The Atlantic, Yair Rosenberg scrive, ad esempio, di Yair Golan, un ex leader militare israeliano di alto rango la cui carriera è precipitata dopo un discorso nella Giornata della Memoria dell’Olocausto del 2016 in cui metteva in guardia dai pericoli insiti nell’atteggiamento israeliano e nella violenza contro i palestinesi. ll 7 ottobre, scrive Rosenberg, Golan si è gettato nella mischia nel sud di Israele. La sua “credibilità è tornata in auge, come ha riscontrato il mese scorso l’emittente pubblica israeliana. Il canale ha seguito Golan mentre visitava gli arabi beduini vittime di Hamas il 7 ottobre e poi osservava altre scene della ferocia del gruppo terroristico. Ad un certo punto durante la registrazione, Golan ha incontrato un giovane ultra-ortodosso, tra i primi ad intervenire, che si è rivolto alla telecamera e ha detto: ‘Voglio che filmi questo … Ho votato per Ben-Gvir alle ultime elezioni (un politico di estrema destra). Sono stato aizzato dal veleno che l’opinione pubblica di destra ha versato sull’opinione pubblica di sinistra. Lo odiavo (alludendo a Golan). Adesso lo amo e lo ammiro. E mi dispiace davvero’. I due uomini si sono abbracciati” (👉 https://www.theatlantic.com/…/israel-after…/675952/).
Thore Schröder di DER SPIEGEL ha intervistato invece Tzipi Livni. L’ex ministro degli esteri e vice primo ministro israeliano ha spiegato perché ha ancora speranza in un futuro migliore e si è detta convinta che una nuova attenzione sarà prestata al conflitto decennale con i palestinesi che negli ultimi anni era scomparso dai radar politici. “Penso che il mandato di Netanyahu sia, in un certo senso, finito”, dice Livni. “Non resterà. In secondo luogo, Israele è una democrazia e purtroppo queste persone sono state elette. Tuttavia, durante le manifestazioni (contro la riforma giudiziaria) degli ultimi mesi, si è formato un nuovo campo di democratici liberali. All’inizio molti non volevano toccare il conflitto israelo-palestinese, ma ora penso che si comprenda meglio che è tutto collegato. Purtroppo, dopo il 7 ottobre, sarà molto difficile convincere gli israeliani a sostenere la pace tra Israele e palestinesi” (👉 https://www.spiegel.de/…/former-israeli-foreign…).
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Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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