New Hampshire: pari tra Sanders e Buttigieg, spunta Klobuchar | Fondazione PER
16655
post-template-default,single,single-post,postid-16655,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

New Hampshire: pari tra Sanders e Buttigieg, spunta Klobuchar

di Vittorio Ferla

 

«Ciao America, sono Amy Klobuchar e batterò Donald Trump». La senatrice del Minnesota ha sentito il bisogno di presentarsi di nuovo nel discorso di ieri ai suoi seguaci, dopo la notizia dei risultati delle primarie nel New Hampshire che la vedono terza dopo Bernie Sanders e Pete Buttigieg. È lei, infatti, la sorpresa di questo round della competizione tra i candidati democratici, ma resta ancora semisconosciuta alla gran parte della popolazione americana. Tuttavia, come spiega Caitlin Hu della Cnn, «nello strano gioco di aspettative che alimenta la corsa per le primarie, il vincitore non è sempre l’unico vincitore». Nel New Hampshire il vincitore è Bernie Sanders, con 4 mila voti di vantaggio su Buttigieg, ma con lo stesso numero di delegati: nove. Subito dopo la Klobuchar con 6 delegati.

Bisogna ricordare però che, nelle primarie del 2016, Bernie Sanders aveva vinto, proprio qui nel New Hampshire, con ben 20 punti percentuali di distacco rispetto a Hillary Clinton, mentre questa volta non sono neanche due i punti che separano il senatore del Vermont (26%) da Pete Buttigieg (24%). Inoltre, la Klobuchar fino a pochi giorni fa era un outsider, dietro Elizabeth Warren e Joe Biden. Il risultato ha capovolto le gerarchie: i due rivali sono finiti nella polvere, rispettivamente quarta e quinto, senza conquistare alcun delegato. Per questo i giornali americani parlano di Klomentum, cioè il momento della Klobuchar, 59 anni, nata a Plymouth (Minnesota) ed eletta in Senato nel 2006. Nel giorno dell’annuncio della sua candidatura, sotto la neve di Minneapolis, aveva pronunciato un discorso caloroso focalizzato sulla necessità di «prendersi cura» della democrazia americana e sulla tutela del diritto dei cittadini all’assistenza sanitaria.

La sua prestazione nel confronto televisivo dello scorso venerdì 7 febbraio è stata considerata la più convincente, tanto da attirare nuovi consensi. Dopo i risultati modesti della Warren – con la quale condivide l’endorsement ricevuto dal New York Times – sembra diventare, di fatto, l’unica donna ancora potenzialmente in corsa. Tra le sue carte vincenti, l’approccio bipartisan rispetto a una serie di tematiche trasversali e le posizioni più moderate rispetto ad alcuni dei suoi concorrenti democratici.

«Amy Klobuchar sta sulla cresta dell’onda: capace di radunare le folle nel corso del fine settimana, ha raccolto online oltre 3 milioni di dollari in 48 ore, mentre i sondaggi la davano in salita. Potrebbe essere la candidata più tosta tra quelli rimasti nel centro democratico, proporsi come l’opzione migliore per chi non si sente a proprio agio con la svolta a sinistra del partito e puntare sulla capacità di attrarre voti nel Midwest». A parlare è Nick Corasaniti del New York Times. Che però avverte: «Le cose si faranno difficili per lei in Nevada e nella Carolina del Sud, e poi, più avanti, in occasione del Super Tuesday di marzo.

Quel giorno sarà caratterizzato dalla forte presenza di elettori dell’Ovest e del Sud e vedrà l’ingresso di Michael Bloomberg, che ha speso centinaia di milioni di dollari in pubblicità». Intanto, però, Klobuchar incassa i complimenti e la solidarietà di Elizabeth Warren: «Quanto sbagliano i commentatori che sottovalutano le donne» ha detto la senatrice del Massachusetts, vittima, viceversa, di una potente emorragia di voti che sta per spegnere le sue aspettative a vantaggio di Sanders. In pericolo anche Joe Biden: entrato in gara da favorito, ora scommette tutto su Nevada e Carolina del Sud, le due prossime tappe elettorali.

«Ma gli elettori di quegli stati, come degli altri – spiega Evan Halperstaff del Los Angeles Time – vogliono sostenere un vincitore. La debole performance di Biden in stati a maggioranza bianca e con una vasta popolazione di operai sta minando sempre la sua posizione. Biden non ha nemmeno aspettato i risultati nel New Hampshire. Era già in Carolina del Sud la stessa notte delle elezioni, in una missione disperata per salvare la propria campagna. Sia Biden che Warren giurano di restare in partita fino alla fine. Entrambi hanno disperatamente bisogno di denaro per avere qualche speranza di recuperare. Ma i risultati attuali creano allarme tra i loro donatori».

Joe Biden, inoltre, confida ancora nella sua forte constituency afroamericana. Un recente sondaggio della Quinnipiac University mostra però, a sorpresa, che il sostegno di Biden sta precipitando anche tra quegli elettori. Le preferenze degli afroamericani non passano però a Buttigieg o a Klobuchar, ma al miliardario Michael Bloomberg che entrerà in gioco a marzo. I risultati nel New Hampshire – con un candidato di estrema sinistra forte ma non troppo e un gruppo ancora confuso di candidati centristi – giocano a suo vantaggio. «Tutta la partita del miliardario – conclude Halperstaff – è costruita intorno alla necessità di un candidato forte. Bloomberg promette di essere il candidato che Biden avrebbe dovuto essere e, grazie agli ingenti investimenti, continua a crescere nei sondaggi». Tra venti giorni scopriremo quanto vale davvero.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.