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New Hampshire: Trump vince, Haley resiste. In ballo gli elettori indipendenti

di Vittorio Ferla

 

Le primarie del partito repubblicano nel New Hampshire potrebbero aver scritto la parola fine sulle aspirazioni di Nikki Haley, l’ex governatrice della Carolina del Sud ancora in corsa dopo la resa di Ron DeSantis, il governatore della Florida. Ha vinto Donald Trump, l’ex presidente in gara per un secondo mandato. A differenza dei caucus dell’Iowa, però, non siamo di fronte a una vittoria schiacciante. Trump ottiene circa 164mila voti (pari al 54,5%), Haley quasi 130 mila (pari al 43,2). Ciò significa che, sì, la partita sembra ormai definitivamente chiusa a favore del tycoon. Ma significa pure che una parte dei sostenitori dell’ex candidato Ron DeSantis, che ha già gettato la spugna, e la gran parte gli indipendenti – gli elettori ancora indecisi tra i democratici e i repubblicani – non riescono ad accettare la vittoria di Trump. Proprio per questo motivo, Haley non ha ancora mollato e promette di dare battaglia. Il prossimo step sono le primarie del 24 febbraio nella Carolina del Sud, paese natale della sfidante che ne è stata anche governatrice. “Il New Hampshire è il primo stato nella nazione. Non è l’ultimo. Questa gara è lungi dall’essere finita. Ci sono dozzine di stati rimasti da percorrere”, ha detto Haley ai sostenitori nel suo discorso della notte elettorale di martedì nel New Hampshire. La verità è che la strada è davvero in salita, anche a dispetto dei cospicui investimenti: si parla di 4 milioni di dollari in prenotazioni pubblicitarie televisive nella Carolina del Sud.

Ne è convinto, per esempio, Daniel McCarthy, l’editore di Modern Age, un periodico di destra, secondo cui il New Hampshire “è uno stato che spesso premia i moderati e gli anticonformisti: qui John McCain ha battuto l’ex presidente George W. Bush di 18 punti nel 2000”. Visto che il presidente Joe Biden non è nemmeno apparso alle primarie democratiche nello stato, “gli indipendenti di tendenza liberal avrebbero avuto una facile scusa per votare alle primarie repubblicane”, dove il loro voto era ammesso a differenza dell’Iowa. Viceversa, ha spiegato McCain alla Cnn, “Trump ha comodamente vinto nel New Hampshire, e la corsa repubblicana che sembrava fosse già finita dopo i caucus dell’Iowa è senza dubbio finita adesso. La prossima grande gara è nello stato d’origine di Nikki Haley, la Carolina del Sud, ma lì i suoi sondaggi sono peggiori che nel New Hampshire. Insomma, per McCain, “l’unica domanda è quale sarà il margine di vittoria di Donald Trump”.

Per adesso, però, Haley resiste e incolpa l’avversario per le prestazioni deludenti dei repubblicani nelle elezioni di metà mandato del 2018 e 2022 e nelle elezioni presidenziali del 2020, proprio quando era il leader incontrastato del Gop. “Con Donald Trump, i repubblicani hanno perso quasi tutte le elezioni competitive”, sostiene la sfidante. Tant’è vero che i democratici tutto sommato preferiscono avere lui come avversario del presidente in carica. Ecco perché, secondo Nikki Haley, Trump sarebbe “l’unico repubblicano del Paese che Joe Biden può sconfiggere”. Del resto, i sondaggi mostrano che Haley supererebbe nei consensi l’ex presidente in un ipotetico confronto elettorale con Biden. Forte di questi numeri, dopo la conferma dello scrutinio di martedì sera, Haley ha stigmatizzato il rischio di un confronto tra ottuagenari: “il primo partito a mandare in pensione il suo candidato ottantenne sarà il partito che vincerà queste elezioni”. La sfidante conta anche su alcuni dati interessanti che emergono dalle primarie del New Hampshire. Per esempio, il consenso da lei riscontrato nell’elettorato moderato, tra i votanti che ritengono Trump non idoneo alla presidenza in caso di condanne penali e tra quelli che ritengono che le elezioni del 2020 furono regolari, diversamente dai trumpisti fanatici.

Questa frattura tra i repubblicani irriducibili e gli indipendenti che diffidano dell’ex presidente è anche uno degli argomenti che fa sperare il campo democratico. Come spiega alla Cnn Paul Begala, già consigliere di Bill Clinton per la campagna presidenziale e poi alla Casa Bianca, “Trump ha perso ben due terzi degli elettori del New Hampshire che non appartengono a nessuno dei due partiti politici. In Iowa, il 43% dei sostenitori dell’ex governatore della Carolina del Sud Nikki Haley ha affermato che voterebbe per il presidente Joe Biden contro Trump”. Insomma, magari Trump vincerà facilmente la candidatura del Gop, ma quando si sposterà in campo aperto sarà capace di conquistare gli elettori disgustati dal suo culto della personalità? “Quasi la metà dei repubblicani fedeli che hanno sostenuto Haley in Iowa affermano di non poter sostenere Trump a novembre. Tra questi, Biden vince con un margine di 20 punti sull’ex presidente”, afferma con certezza Begala. Insomma, per Trump è ancora troppo presto per cantare vittoria, anche perché la sua strada verso la Casa bianca sarà tormentata dalle vicende giudiziarie.

Nel frattempo, sul versante democratico, la corsa di Biden sembra senza concorrenti, ma gli elettori restano perplessi dall’età, dalla lucidità e dalle condizioni di salute del presidente. Nei giorni scorsi Cindy Adams, un’editorialista del New York Post, giornale conservatore, ha avvertito che gli americani non dovrebbero meravigliarsi se Michelle Obama dovesse intrufolarsi nella gara per la Casa Bianca. In questa fase, la candidatura dell’ex first lady sembra più un gossip per movimentare la curiosità dei lettori. Tuttavia il fatto stesso che se ne parli potrebbe essere la spia del malessere che attraversa il fronte democratico. Non bisogna dare per scontato che Joe Biden sia nelle condizioni migliori per sconfiggere dei nuovo il suo predecessore.

Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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