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Non ci sarà pace in Medio Oriente senza politica

di Alessandro Maran
Non ci sarà pace in Medio Oriente senza politica. “La forza può creare fatti sul campo. L’economia può aiutare. Ma nessuna delle due da sola garantisce la pace”, scrive lo storico della Columbia Adam Tooze in un articolo di commento sul Financial Times. Ma la storia dell’Europa del secondo dopoguerra mostra, scrive Tooze, che per creare una pace duratura “abbiamo bisogno della politica in tutte le sue forme e in tutte le sue sedi, dal tavolo delle conferenze all’università e alla strada. E questo significa non mettere a tacere ma riconoscere le storie incommensurabili e dolorose del conflitto” (👉 https://www.ft.com/content/f6ef59c3-b1a5-4772-9266-b9fc2c4e3abf).
Quale potrebbe essere la soluzione politica per Gaza? Il governo degli Stati Uniti ha suggerito che l’Autorità Palestinese con sede in Cisgiordania potrebbe governare Gaza dopo questa guerra; vari commentatori hanno ventilato l’ipotesi di una soluzione multinazionale che preveda il sostegno dei paesi arabi (https://www.nytimes.com/…/blinken-gaza-palestinian…).
“Il mese scorso ho detto allo scaltro ministro delle finanze dell’Autorità Palestinese, Shoukry Bishara, che pensavo che gli Stati Uniti sarebbero presto venuti a Ramallah per implorare l’Autorità Palestinese di salvare Israele dalla prospettiva di dover rioccupare Gaza”, scrive Graeme Wood su The Atlantic. “L’invasione di Gaza potrebbe anche essere un’opportunità per l’Autorità Palestinese. Bishara è un ex banchiere di grande potere e sa come negoziare. ‘In ogni crisi c’è un’opportunità’ mi ha detto. ‘Ma questa non è una crisi. Si tratta di uno sconvolgimento enorme, biblico’. Ha detto che prima che l’Autorità Palestinese possa contemplare un ruolo a Gaza, la corsa di Netanyahu ad inghiottire la Cisgiordania dovrebbe fermarsi. ‘Le stesse persone che hanno creato la mentalità che ha portato all’assassino di Rabin (l’ex primo ministro)’, mi ha detto Bishara, ‘sono ora al potere in Israele’. Ha detto che Lapid (il leader dell’opposizione israeliana) è il tipo di persona con cui possiamo seriamente costruire un futuro’. Ma con la svolta a destra di Israele, ogni possibilità di cooperazione è evaporata” (👉 https://www.theatlantic.com/…/palestinian…/675968/).
Al Middle East Institute, Muriel Assebug e René Wildangel delineano cinque possibili scenari postbellici per Gaza: un “ritorno parziale allo status prebellico” con restrizioni israeliane più severe; lo sfollamento di massa dei palestinesi; la rioccupazione israeliana permanente o a lungo termine di Gaza; “il dispiegamento di una robusta forza internazionale per garantire il disarmo e la sicurezza globali, con la Striscia di Gaza posta sotto un’amministrazione provvisoria internazionale”; e la governance dell’Autorità Palestinese accompagnata da “un’apertura controllata della Striscia di Gaza nel quadro di un accordo regionale e come primo passo verso una soluzione negoziata”. E dato che Israele non ha ancora pronto un piano, scrivono Asseburg e Wildangel, è “tanto più importante che gli attori internazionali rilevanti si posizionino sul possibile futuro di Gaza” (👉 https://www.mei.edu/…/five-scenarios-gaza-and-how…).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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