"Ora procediamo da soli". Il 50 per cento degli americani sono single - Fondazione PER
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“Ora procediamo da soli”. Il 50 per cento degli americani sono single

di Francesco Gastaldi

“Ora procediamo da soli”. Eric Klinenberg, docente di sociologia all’Università di New York, esamina le trasformazioni sociali negli Stati Uniti d’America, in particolare l’incremento del numero di persone adulte che vivono da sole e definisce questo cambiamento come il fenomeno più significativo dopo il baby-boom degli anni Sessanta del Novecento. Si tratta di un fenomeno epocale: secondo l’autore nel 1950 solo il 22 per cento degli adulti americani erano single, oggi lo sono oltre il 50 per cento degli americani adulti e 31 milioni circa (uno ogni sette adulti) vivono da soli. Le famiglie unipersonali costituiscono il 28 per cento di tutte le famiglie americane.

Con argomentazioni approfondite e con il supporto di dati, statistiche e numerose interviste, Klinenberg esplora l’impatto che questa trasformazione ha sulla cultura, sull’economia e perfino sulla politica. La società americana non sembra ancora attrezzata a comprendere appieno cosa stia accadendo. Negli anni Novanta il termine single veniva utilizzato per “darsi un tono” ed esorcizzare il timore e i pregiudizi che l’abitare da soli poteva suscitare nel pensiero degli altri e nelle nostre sovrastrutture mentali. Con un sottile umorismo si evidenzia come le protagoniste della serie televisiva Sex & the City hanno diffuso la consapevolezza che ci sono aspetti positivi nell’”essere libere e di sentirsi libere”. La vecchia equazione secondo cui dopo i trenta o trentacinque anni se non si è accasati si è “scapoli” o “zitelle” era ancora molto diffusa nella mentalità delle persone, anche negli Stati Uniti d’America.

Nonostante la saggezza popolare ci dica che vivere da soli conduce alla solitudine e all’isolamento, l’autore dimostra come la maggior parte dei single sono persone profondamente impegnate nella vita sociale e civile trattandosi spesso di soggetti giovani che puntano su un’affermazione professionale impegnativa e di tipo “vocazionale”. Klinenberg afferma, sfatando molti luoghi comuni, che i single non sono persone sole, ma sono abituate a confrontarsi con gli altri e ad avere un atteggiamento più liberal e tollerante nei confronti di gruppi sociali anche molto eterogenei. La maggior parte di questi soggetti hanno un elevato grado di istruzione, svolgono professioni ad alto reddito e vogliono posticipare il momento di formazione della famiglia. L’autore perviene ad una conclusione sorprendente: questo stile di vita può aiutare a riscoprirsi, conoscersi e scegliere ogni giorno con chi passare il proprio tempo, senza essere schiavi di abitudini e imposizioni. Si è più liberi di non essere quel che la società chiede di essere (mogli e mariti, padri e madri) e viene dato spazio alla propria creatività; i single non sono atomizzati e individualisti, sono solo passati “da una società che proteggeva le persone dalle loro fragilità a una società che permette alle persone di massimizzare i talenti”.

Anche nel campo della sociologia urbana c’è una riflessione che ha spesso descritto questi cambiamenti come generatori di patologie, parlando di un periodo di declino del tessuto comunitario, dello spirito civico e dell’impegno civile. Questo declino è stato messo talvolta in rapporto ad una minore efficienza della democrazia statunitense, per la quale l’associazionismo è sempre stato il motore della vita civile, e che oggi risulta impoverita dalla minore partecipazione e da più deboli rapporti sociali. L’intento di Klindeberg è stato quello di scrivere un libro di sociologia a larga diffusione che non generi messaggi negativi. Il volume vuole sfatare tutte quelle interpretazioni, un po’ stereotipate, che leggono alcuni mutamenti intervenuti nei comportamenti sociali come processi che hanno distrutto le opportunità di coesione, di cooperazione, di fiducia e hanno causato una diminuzione dell’impegno civile. Così come vuole sfatare le letture secondo cui le reti di rapporti e le norme di reciprocità, così importanti per il valore della nostra esistenza, rischino di venir meno nella società per effetto della tecnologia e delle reti telematiche. Sono solo relazioni che cambiano e si riarticolano, non si può definire a priori se siano più o meno “solidali” o efficaci rispetto a quelle di altri modelli organizzativi.

 

Eric Klinenberg, Going solo. The extraordinary rise and surprising appeal of living alone, Penguin Press, Londra, 2012, pagg. 273, Euro 18,00

Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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