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Palestina, la tregua e i due stati

di Alessandro Maran

 

Il governo israeliano ha approvato un accordo per il rilascio degli ostaggi sequestrati da Hamas in cambio di una pausa nei combattimenti a Gaza.
Il risultato di oggi si deve allo sforzo diplomatico incessante in primo luogo degli Stati Uniti. Lo ha ricordato il segretario di Stato americano Antony Blinken che ha ringraziato Egitto e Quatar e anche il governo di Israele “per aver sostenuto una pausa umanitaria”. Ora guardiamo avanti.
Guardando avanti, il mese scorso al Middle East Institute, Paul Salem ha ribadito (come ha fatto Biden) che la soluzione dei due Stati e una soluzione più ampia del conflitto israelo-palestinese saranno necessarie per porre fine all’attuale guerra a Gaza (👉 https://www.mei.edu/…/any-swords-ploughshares-challenge…).
“A lungo termine, questo è un conflitto tra due persone che lottano se e come ripartire il piccolo pezzo di proprietà immobiliare che entrambi chiamano casa”, ha scritto Salem. “In questo contesto più ampio, non esiste una soluzione militare, ma solo una soluzione politica. Il presidente Joe Biden ha chiarito che non può esserci un ritorno allo status quo ante il 7 ottobre, ma deve esserci invece una via da seguire per negoziare qualcosa che assomigli a una soluzione a due Stati. E ora, a differenza dei decenni precedenti, c’è un vicinato ricettivo di Stati arabi desiderosi di impegnarsi e fornire sostegno e garanzie in quella direzione”.
Chiaramente, dopo che per decenni la soluzione a due Stati si è rivelata un’illusione, la sua fattibilità rimane una questione aperta. Su The New York Times della scorsa settimana, un video di Amanda Su e Adam Westbrook ha evidenziato l’inconsistenza, l’insulsaggine della formula dei due Stati, raccogliendo le immagini di leader che ribadiscono il loro sostegno alla prospettiva per decenni accanto alle immagini di decenni di combattimenti (👉 https://www.nytimes.com/…/israel-palestine-two-state…).
Molti reclamano un impegno serio e rinnovato per la creazione di uno Stato unitamente a riforme della leadership palestinese. In un editoriale sul Washington Post , il re Abdullah II di Giordania ha definito la soluzione dei due Stati una necessità morale, lamentando il collasso del processo di pace avviato dagli accordi di Oslo del 1993 e imputando all’espansione degli insediamenti da parte di Israele la responsabilità di aver vanificato le speranze di uno Stato palestinese (👉 https://www.washingtonpost.com/…/king-abdullah-jordan…/).
Su Foreign Affairs, il mese scorso, l’ex primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad aveva esortato Israele e l’Autorità Palestinese darsi la possibilità di un futuro politico durevole a Gaza nel dopoguerra. “Con l’incoraggiamento e il sostegno dei paesi arabi”, ha scritto Fayyad, le riforme all’Autorità Palestinese “potrebbero offrire una via da seguire credibile” (👉 https://www.foreignaffairs.com/…/plan-for-peace-gaza…).
Mentre la possibilità di uno Stato palestinese viene sbandierata come una soluzione duratura alla guerra in corso, la politica continua a mettersi di mezzo. Gli Stati Uniti hanno suggerito che un’Autorità Palestinese riformata potrebbe governare Gaza dopo la guerra; i critici si interrogano se l’Autorità Palestinese sarebbe disposta o capace, chiedendosi se i palestinesi abbiano una leadership politica idonea per formare un’entità efficiente capace di autogovernarsi. Altri vedono Israele come un ostacolo, scrive Jacob Magid su The Times of Israel, visto che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso più di un dubbio circa l’ipotesi di lasciare che l’Autorità Palestinese controlli Gaza senza grandi cambiamenti all’organizzazione (👉 https://www.timesofisrael.com/netanyahu-stances…/).
In un intervento sul Financial Times, George Abed, ex direttore del Fondo monetario internazionale per il Medio Oriente, sostiene che affinché possa emergere davvero una soluzione a due Stati, sono necessari grandi cambiamenti politici da entrambe le parti. Abed scrive: “Da parte israeliana, Netanyahu e i suoi alleati di destra non possono fare la pace. Pertanto… Israele dovrà trovare un governo che creda nella soluzione dei due Stati e sia disposto a scendere a compromessi per raggiungere questo risultato. Da parte palestinese, il terreno politico deve essere sgombrato da qualsiasi partito che non accetti il riconoscimento reciproco e la soluzione dei due Stati. … Hamas può essere neutralizzato come minaccia militare, e probabilmente ridimensionato come forza politica, solo con un voto del popolo palestinese. Ma tale voto dovrà aver luogo quando i palestinesi vedranno prospettive credibili per una vita migliore, fatta di libertà, dignità e benessere economico” (👉 https://www.ft.com/…/a2e13d97-6892-47a8-b9b0-9d86cea03714).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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