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Perché Trump sta crollando nei sondaggi?

di Alessandro Maran

 

Perché Trump sta crollando nei sondaggi? Perché, si dirà, non piace a nessuno, ovvio. Ma le cose sono un pò più complicate. The Surge, la divertente newsletter settimanale che il magazine americano Slate dedica alla campagna presidenziale, la scorsa settimana ha elencato quelle che, nel linguaggio dei media digitali, sono descritte come «snackable nuggets» (cioè concetti veloci e facili da sgranocchiare come crocchette): gli andamenti demografici ed i temi che stanno dando a Trump dei problemi (quasi tutti), gli andamenti demografici ed i temi che stanno dando a Biden dei problemi, che cosa significa l’«enthusiasm gap» (non molto), e così via.

 

Il riallineamento dei colletti bianchi

In primo luogo, c’è, dunque, il riallineamento dei colletti-bianchi. Nel 2016, si è detto che proprio le diverse velocità del riallineamento politico nazionale in corso avevano assicurato l’elezione di Trump. In altre parole, gli americani bianchi della classe operaia (l’antica spina dorsale del Partito democratico) sono fuggiti verso i repubblicani più velocemente di quanto gli americani bianchi della classe media (la spina dorsale relativamente recente del Partito repubblicano) siano fuggiti verso i democratici.

Gli elettori bianchi senza una laurea hanno votato per Trump nella percentuale più alta della storia americana recente: in questa categoria Trump ha ottenuto un impressionante margine di vantaggio su Hillary di 39 punti percentuali (67% contro 28%) e anche tra gli elettori bianchi con una laurea si è assicurato 4 punti di vantaggio accaparrandosi il 49% dei white college graduates contro il 45% di Hillary. Grazie a ciò, ha conquistato la Rust Belt e ha tenuto a distanza i democratici nella Sun Belt.

Ma da quando è in carica le cose sono cambiate. Secondo il recente sondaggio New York Times-Siena College, nel quale Joe Biden ha un vantaggio complessivo di 14 punti, Biden è in testa tra gli elettori bianchi con la laurea con 28 punti di vantaggio. Nel 2016, Hillary Clinton aveva un vantaggio di sette punti tra le donne bianche con laurea. Secondo il sondaggio Times-Siena, Biden è in testa nello stesso gruppo con 39 punti di vantaggio. I democratici hanno preso 40 seggi alla Camera nel 2018 nelle elezioni di medio termine sulla base dello spostamento dei quartieri periferici e proprio l’impennata nella partecipazione al voto delle periferie ha rimpinguato le forze di Biden tra gli elettori neri in modo da assicurargli la nomination presidenziale. È per questo che è sulla buona strada per battere Donald Trump.

 

Il voto degli anziani

Poi c’è il voto degli anziani. E i nonni, come scrive Jim Newell, ne hanno subite abbastanza. Per la prima volta da quando, nelle elezioni del 2000, Al Gore sbandierò il suo piano per conservare i soldi della previdenza sociale in una «cassetta di sicurezza», il voto degli anziani (dai 65 anni in su) potrebbe andare ad un candidato presidenziale democratico.

Biden ha registrato un consistente vantaggio tra i più anziani in una sfilza di sondaggi pubblicati questa primavera e all’inizio dell’estate. Si tratta di una fascia d’età che Trump aveva conquistato con otto punti di vantaggio nel 2016. Cosa sta succedendo? Bene, Biden, come il 100% degli elettori più anziani, è avanti negli anni. Sebbene anche Donald Trump sia vecchio, si fa beffe di Biden perché è attempato, cosa che gli anziani non apprezzano molto.

Inoltre, sotto lo sguardo di Trump un virus mortale che si è rivelato enormemente letale per le persone più anziane si sta diffondendo in maniera incontrollata nel paese. E poi c’è il semplice fatto che tutte le classi demografiche si stanno allontanando da Trump.

Le implicazioni di questo spostamento potrebbero essere profonde. Anche perché gli elettori più anziani formano settori dell’elettorato più ampi della media nazionale, proprio nella Rust Belt e nella Sun Belt, cioè dove ci sono tutti gli swing states più critici. Si è molto discusso, dalla sconfitta di Hillary Clinton nel 2016, sul fatto che i democratici avrebbero dovuto galvanizzare la base per spingere al voto i più giovani. E se invece Biden riuscisse a spostare gli anziani, che già vanno a votare, un paio di punti nella sua direzione?

 

L’entusiasmo dei supporter

Si parla anche del vantaggio (sopravvalutato) dell’entusiasmo, attribuito a Trump. In molti commenti sui sondaggi recenti nei quali Trump prende una bella batosta, c’è un caveat: Trump è ancora in testa per quel che riguarda l’entusiasmo. Questa settimana ce n’è uno nuovo di zecca di USA Today-Suffolk.

Biden è davanti a Trump di 12 punti nel testa testa nazionale, spiega il giornale, ma Trump «continua a mantenere un vantaggio significativo per quel che riguarda l’entusiasmo dei suoi supporter, un fattore importante per portare a votare gli elettori. Metà dei sostenitori di Trump dicono di essere ‘molto eccitati’ riguardo al loro candidato, quasi il doppio del 27% dei sostenitori di Biden che dicono lo stesso».

Questo potrebbe sembrare promettente per Trump, ma a pensarci bene rivela un problema. Se l’unica carta che puoi spendere in campagna elettorale è quella di infiammare i tuoi supporter, la tua base sarà certamente entusiasta. Tuttavia, il rovescio della medaglia è che ti sei alienato tutti gli altri e sei rimasto con solo il 41% dell’elettorato, come rivela il sondaggio. L’entusiasmo, come altri fattori molto discussi come il «ground game» (cioè l’organizzazione del candidato in ciascun stato) è rilevante quando il distacco è di un paio di punti. Ma sembra non sia così.

 

Il vantaggio di Trump sull’economia

C’è poi la questione del vantaggio di Trump sull’economia. É in grado di mantenerlo? Se si guarda al timing, il crollo dell’indice di gradimento di Trump è più strettamente correlato alla risposta del presidente alle proteste contro la polizia, e alle contestazioni in generale, di quanto lo sia allo scoppio della pandemia da coronavirus e al conseguente collasso economico.

Perfino i pessimi sondaggi che mostrano Trump in svantaggio di oltre dieci punti nel complesso (e in moltissime sottocategorie), rivelano ancora uno stretto vantaggio su Biden nell’economia. Il pacchetto di aiuti multimilionario che il Congresso ha passato non era perfetto, ma alcune delle sue disposizioni (specialmente i sussidi di disoccupazione potenziati generosamente) hanno avuto successo nel mantenere i redditi a galla in mezzo a una diffusa disoccupazione.

Ma ora ci stiamo dirigendo verso un burrone. I sussidi per la disoccupazione sono scaduti alla fine del mese. Gli imprenditori che hanno approfittato dei finanziamenti alle imprese con il “Paycheck Protection Program” finiranno questi fondi. I ritardi nel pagamento degli affitti e dei mutui ed il blocco degli sfratti giungeranno a scadenza. Gli Stati e i governi locali a corto di denaro non sanno ancora se ci sarà un ulteriore sostegno federale. Si prevede che il Congresso approvi un altro pacchetto di aiuti a metà luglio, ma i repubblicani sono ostili a spese ulteriori. Si tratta di una posizione che dovranno riconsiderare se vogliono preservare l’unico vantaggio che resta a Trump (e a loro stessi).

 

La questione dell’onestà

C’è la questione dell’onestà. Nel 2016, sul piano nazionale, gli elettori dicevano che Hillary Clinton fosse più «onesta» di Trump con un vantaggio di tre punti percentuali. Si è aggiudicata, infatti, il voto popolare con due punti di vantaggio, nazionalmente.

Tuttavia, gli elettori del Michigan, del Wisconsin e della Pennsylvania sostenevano che Trump fosse più onesto e in quegli Stati ha vinto. I sondaggi che nel 2020 pongono domande sulla questione della «onestà», rivelano per ora che Biden è ritenuto più onesto di Trump con un vantaggio di 10-12 punti in percentuale.

Se il margine che riguarda l’onestà può essere usato come un indicatore per il voto complessivo, Trump deve (soltanto) convincere un ulteriore 10-12 per cento dell’elettorato che lui è onesto. Siccome è improbabile, deve allora convincere un ulteriore 10-12% dell’elettorato che Biden è disonesto. Tutto qui.

 

Il voto bianco evangelico

C’è perfino un certo smottamento nel voto bianco evangelico. È possibile, infatti, che anche gli elettori evangelici (in genere conservatori, anti-abortisti, ecc.) si siano resi conto che turarsi il naso e votare Trump per avere i «loro» giudici, non porterà loro le decisioni che vorrebbero, e che dunque non ne valga la pena.

Anche le donne bianche lavoratrici, per tornare da dove abbiamo cominciato, stanno lasciando Trump, come tutti. Come abbiamo osservato all’inizio, Trump ha vinto tra gli elettori bianchi senza laurea con 39 punti di vantaggio nel 2016; nel sondaggio Times-Siena è avanti con soli 19 punti. Nel 2016, Trump ha conquistato il voto delle donne bianche senza laurea con 27 punti di vantaggio. E i recenti sondaggi mostrano che il vantaggio si è ridotto ad un numero ad una sola cifra.

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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