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Privatizzare gli stadi per generare nuove centralità urbane

di Francesco Gastaldi

 

La gestione privata dei grandi impianti sportivi e il tema della realizzazione di nuovi stadi, contenuto nel DL 50/2017 e convertito con la Legge 96/2017, è un argomento di attualità nel dibattito pubblico in Italia. In molti casi, istanze di sviluppo e trasformazione urbana si intrecciano con la questione degli introiti economici delle società di calcio secondo una tendenza già delineata in altri Paesi europei. Lo stadio deve essere una struttura in grado di accogliere un ampio mix di funzioni (commerciali, congressuali, ricettive), mettendo in moto processi di rigenerazione urbana e incidendo quindi su politiche e scelte urbane. Da alcuni anni in Italia, è acceso il dibattito sulla gestione e sulla realizzazione di queste strutture ed è per questo che si sono susseguiti nuovi aggiornamenti legislativi in materia.

Nel 2021 è stato definito un decreto riforma riguardante le strutture sportive, ovvero il d.lgs. 38/2021 “recante misure in materia di riordino e riforma delle norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi e della normativa in materia di ammodernamento o costruzione di impianti sportivi”. In questa novità legislativa, si percepisce come gli stadi non vengano considerati unicamente una struttura monofunzionale, ma anche polifunzionale (ambito commerciale, turistico, educativo e ricreativo). L’obiettivo è quello di attivare processi di rigenerazione urbana incidendo su politiche e scelte urbane; inoltre si privilegiano interventi di recupero su complessi già esistenti o su aree già edificate. La gestione degli impianti sportivi può avvenire in due modalità: o tramite procedure previste dal Codice dei contratti pubblici o mediante un affidamento diretto.

Con il d.lgs. 38/2021 viene definito un iter semplificato: il soggetto che decide di realizzare l’intervento deve presentare: un documento di fattibilità con gli utilizzatori dell’impianto; le opzioni di progetto devono essere accompagnate da un piano economico-finanziario.

Gli stadi italiani hanno non solo problemi legati a livello strutturale ma vi confluiscono anche problemi riguardanti l’inadeguatezza dei collegamenti infrastrutturali e la posizione ove sono ubicati; molti stadi si trovano in aree residenziali degradate, prive di servizi e con un ridotto livello di qualità urbana. Il fine delle nuove realizzazioni o nuove gestioni, dovrebbe non dovrebbe essere unicamente incentrato sull’ospitalità per chi frequenta gli stadi ma anche perseguire gli obiettivi di “sostenibilità” a scala urbana per i residenti dei quartieri interessati

L’attuale ministro dello Sport, Andrea Abodi ha più volte dichiarato che non c’è più tempo per le scuse e le giustificazioni per il rinnovamento degli stadi che vanno intesi come una vera e propria “infrastruttura sociale” e uno strumento di riqualificazione urbana attuata con criteri di sostenibilità ( https://www.repubblica.it/green-and-blue/dossier/calcio-capitani-per-il-clima/2023/04/21/news/ministro_abodi_sport_calcio_sostenibilita_crisi_clima-396830366/)

In Italia vi sono in maggioranza stadi di proprietà pubblica e vi sono alcuni stadi di nuova concezione di proprietà dei club: Allianz Stadium di Torino, proprietaria la Juventus Football Club; Mapei Stadium di Reggio Emilia è di proprietà di Mapei Spa (proprietaria anche dell’Unione Sportiva Sassuolo Calcio); Bluenergy Stadium di Udine: la Udinese calcio è usufruttuaria in diritto di superficie; Gewiss Stadium di Bergamo, proprietaria l’Atalanta Bergamasca Calcio; Stadio Zini di Cremona: proprietaria l’Unione Sportiva Cremonese; Stadio Benito Stirpe o PSC Arena di Frosinone, l’impianto è il concessione onerosa al Frosinone Calcio; AlbinoLeffe Stadium di Zanica (Bg) proprietaria l’Unione Calcio AlbinoLeffe.

 

La costruzione di nuovi impianti e gli interventi di ristrutturazione sono nettamente inferiori rispetto alla media di altri stati europei, questo significa che gli stadi in Italia sono inadeguati e superati, da diversi punti di vista. Per il nostro paese la maggior parte degli introiti delle società calcistiche derivano dai diritti TV e non tramite il biglietto d’ingresso.

In conclusione, in Italia vi sono numerose difficoltà in materia di gestione e realizzazione di nuovi impianti sportivi di grande scala come gli stadi. La loro privatizzazione potrebbe essere un’opportunità da non sottovalutare, un perfetto starter per generare nuove centralità urbane e innescare processi di trasformazione e rigenerazione dei contesti in cui si inseriscono, prevedendo adeguate forme di coinvolgimento degli abitanti e degli attori locali. Questa modalità di azione, se opportunamente sfruttata e valutata in termini di impatti territoriali, potrebbe rappresentare una chiave per la riqualificazione urbana, innescando dinamiche virtuose e ponendo anche in parte soluzione alle problematiche finanziarie delle amministrazioni pubbliche. Gli esempi citati dimostrano come l’investimento privato può riuscire a distribuire vantaggi anche al pubblico, a patto che la realizzazione di opere di interesse collettivo rappresenti un requisito fondamentale per i progetti.

Francesco Gastaldi
gastaldi@per.it

Francesco Gastaldi (1969) è Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. È stato ricercatore presso la stessa università nel periodo 2007-2014. Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito il dottorato di ricerca in pianificazione territoriale e sviluppo locale presso il Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca su temi riguardanti le politiche di sviluppo locale, la gestione urbana, le vicende urbanistiche della città di Genova dal dopoguerra ad oggi. Partecipa a ricerche MIUR e di ateneo, ricerche e consulenze per soggetti pubblici e privati.

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