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Proteste razziali: Biden a Kenosha. Ma i disordini potrebbero danneggiare i Democratici

di Vittorio Ferla

 

La triste lista di afroamericani uccisi dalla polizia sembra non chiudersi mai. L’ultimo caso riguarda Deon Kay, 18 anni, colpito a morte durante un controllo a Washington. Anche lui sparato alla schiena come Jacob Blake, una settimana fa, a Kenosha. Come ha spiegato Peter Newsham, capo della polizia della capitale americana, un agente ha fatto fuoco contro un gruppo di persone in fuga da un’auto, probabilmente armate. Kay è morto successivamente in ospedale.

Inoltre, un video diffuso solo ieri, registrato dalla bodycam di un agente, mostra la fine di Daniel Prude, 30 anni, a Rochester, alle porte di New York. Il caso risale al 30 marzo scorso, addirittura prima dell’omicidio di George Floyd. Il video mostra Prude che corre nudo per strada e che poi viene ammanettato e incappucciato con una maschera “antisputo”, usata come precauzione anti-covid per proteggere i poliziotti dalla saliva delle persone fermate. Prude supplica di essere liberato dal cappuccio che non lo fa respirare, ma l’agente gli sbatte la testa per terra e la tiene premuta contro l’asfalto. La perizia del medico legale descrive un “omicidio causato dalle complicazioni di un’asfissia dovute a una coercizione fisica”.

I due nuovi casi gettano benzina sul fuoco delle proteste che da giorni segnano il clima della campagna presidenziale. Proprio ieri era in programma la visita di Joe Biden a Kenosha: il candidato democratico chiede che i responsabili del ferimento di Jacob Blake paghino il loro conto con la giustizia. Non è affatto detto, però, che la sua iniziativa stemperi gli animi dei rivoltosi. Il paradosso è che dalla catena di nuovi casi di violenza della polizia e dalle conseguenti manifestazioni, spesso accompagnate da devastazioni e saccheggi, possa alla lunga trarre un vantaggio il suo avversario.

Donald Trump, infatti, con la sua proverbiale abilità manipolatoria, cerca di costruire l’immagine di un ticket democratico estremista e complice dei rivoltosi.

La convention repubblicana – svoltasi in contemporanea con il ferimento di Blake e le manifestazioni di Kenosha – è stata impostata su questo messaggio: Biden è un debole nelle mani della sinistra interna, incapace di garantire la sicurezza degli americani. L’America descritta da Trump è un paese vittima di un pericoloso movimento socialista, radicale, violento, che mette a ferro e fuoco le città e che sta allargando la sua minaccia contro le eleganti zone suburbane della classe media bianca e le zone rurali del paese. Questo caos – che il partito democratico fomenta e al quale Biden non riesce a opporsi – mette a rischio l’incolumità delle persone e la stabilità dell’economia.

“Trump batterà con forza su questo tamburo fino al giorno delle elezioni. Sa che Kenosha ha messo i democratici in una trappola perché hanno abbracciato le proteste e le cause che le guidano”, spiega George Packer, editorialista dell’Atlantic, uno dei più influenti magazine della sinistra democratica. E aggiunge: “I leader democratici, dal sindaco quasi invisibile di Kenosha fino alla coppia Biden-Harris, non se la sentono di offuscare una giusta causa di protesta, né vogliono amplificare gli attacchi repubblicani o attirare l’ira della propria base progressista”. Sommerso dalle critiche dei suoi, il senatore democratico Chris Murphy del Connecticut ha dovuto cancellare un tweet che condannava sia la sparatoria di Blake che la brutalità delle rivolte.

“I Democratici, così, restano in silenzio rispetto alle violenze e sperano solo che si attenuino”, dice Packer. La settimana scorsa, il New York Times ha pubblicato un reportage da Kenosha nel quale alcuni residenti, impressionati dal danneggiamento di edifici e attività commerciali, esprimevano disappunto per la risposta incerta dei politici democratici.

Tra questi Ellen Ferwerda, proprietaria di un negozio di antiquariato: “desidero ardentemente che Trump perda a novembre, ma ho la grande preoccupazione che i disordini in questa città possano aiutarlo a vincere. E i leader democratici locali sembrano riluttanti a condannare il caos”. In pratica l’elegante prudenza di Biden potrebbe risultare un’arma spuntata rispetto alla capacità di Trump di ‘intossicare’ il dibattito pubblico.

Ecco perché Trump nasconde le sue responsabilità sul coronavirus sotto l’allarme per le proteste. Ed ecco perché Biden va a Kenosha, in quello stato cruciale che è il Wisconsin (che Hillary Clinton aveva colpevolemente ignorato). Riuscirà a rispondere alle paure dei proprietari di piccole imprese, spaventati dalla crisi economica e dalle violenze di strada? È quello che scopriremo tra soli 60 giorni.

 

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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