La prospettiva della differenziazione è cruciale per comprendere il Titolo V la cui logica è quella di rafforzare l’autonomia regionale e locale, sviluppando appieno le potenzialità dell’art. 5 Cost.: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie”. L’obiettivo? Un sistema di autonomie più forti rispetto al passato, ma anche più responsabili, in grado di offrire una risposta migliore ai bisogni dei propri cittadini, realizzare una più piena attuazione dei loro diritti fondamentali, valorizzare al meglio le specificità dei territori in cui essi vivono. Inoltre, l’autonomia serve a consolidare il tessuto democratico del Paese diffondendo la partecipazione sul territorio, perché è espressione dell’autogoverno di comunità.
In questo scenario si colloca la riflessione sul regionalismo differenziato.
Una maggiore autonomia implica un maggior grado di differenziazione e richiede di garantire in maniera ancor più intensa l’eguaglianza dei diritti e la coesione territoriale. Il rafforzamento dell’autonomia regionale può pertanto rappresentare un tentativo per ridare slancio al regionalismo italiano, superando la crisi in cui versa, a condizione di rispettare i vincoli che consentono la tenuta unitaria del sistema e di non accentuare i divari territoriali del Paese. Nel quadro di questa premessa il quaderno di Fondazione PER propone un’analisi approfondita del disegno di legge Calderoli.
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