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Religione e politica: perché gli evangelici bianchi appoggiano Trump

di Alessandro Maran

 

Negli ultimi decenni, una delle maggiori tendenze sociali in America è stata la secolarizzazione. Naturalmente, il processo di secolarizzazione investe tutte le società occidentali (e anche società diverse da quelle comunemente qualificate ‛occidentali’, come ad esempio il Giappone, la Cina, la Turchia, ecc.). Anche in Italia i credenti sono sempre meno. Secondo l’indagine demoscopica che il mensile “il Timone” ha realizzato l’anno scorso in collaborazione con Euromedia Research della dottoressa Alessandra Ghisleri (https://www.iltimone.org/news-timone/italiani-di-poca-fede-e-un-po-confusa-lindagine-esclusiva-del-timone/), l’Italia, sede del Vaticano e culla del cattolicesimo, è ormai post cristiana (oltre un terzo della popolazione italiana – ben il 37% – si dichiara “non credente”, mentre quelli che si dichiarano “credenti” e cattolici e frequentano la chiesa per andare a messa sono appena il 13,8% della popolazione totale).
“Per un certo verso, gli Stati Uniti oggi sono il dodicesimo paese meno religioso sulla Terra”, rimarca Fareed Zakaria nel suo ultimo articolo sul Washington Post (https://www.washingtonpost.com/…/america-values…/). Quindi è logico, in un certo senso, che, in un’America sempre più laica, le manifestazioni dell’ex presidente Donald Trump stiano assumendo connotazioni religiose, scrive il giornalista. Gli elettori evangelici bianchi lo sostengono in stragrande maggioranza e, man mano che la società è diventata più laica, il cristianesimo devoto si è associato più strettamente al Partito repubblicano. Secondo il columnist del Washington Post (che è anche conduttore del programma di punta della CNN dedicato alla politica internazionale), Trump – e, più precisamente, la politica del “populismo, nazionalismo e autoritarismo” – riempie il vuoto lasciato dalla secolarizzazione e dal declino della dottrina più rigida nella stessa religione.
“Questa è la grande sfida politica del nostro tempo”, scrive Zakaria (che ha approfondito ulteriormente la tendenza e i suoi effetti nel suo ultimo libro, “Age of Revolutions: Progress and Backlash from 1600 to the Present”). “La democrazia liberale dà alle persone più libertà che mai (…) La società moderna dà a tutti noi ricchezza, tecnologia e autonomia. Ma per molti, queste cose non possono riempire il vuoto nel cuore che un tempo occupavano Dio e la fede. Riempirlo di politica è pericoloso. Ma questo sembra essere il futuro che ci aspetta”.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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