Se Arafat non avesse detto di no: l'opinione di Hillary Clinton - Fondazione PER
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Se Arafat non avesse detto di no: l’opinione di Hillary Clinton

Se Arafat non avesse detto di no nel 2000, ci sarebbe uno stato palestinese da 23 anni. Lo ha ricordato Hillary Clinton a The View, la trasmissione dell’ABC, mercoledì scorso. Dobbiamo tenere a mente cose diverse nello stesso momento, ha sottolineato inoltre l’ex segretario di stato americano che da titolare della politica estera americana ha visitato centododici Paesi e viaggiato per oltre un milione e mezzo di chilometri: “la prima è che Hamas è un’organizzazione terroristica che ha sempre dichiarato chiaramente il suo obiettivo, cioè l’eliminazione dello stato d’Israele, e che ha continuamente violato i cessate il fuoco per anni. Poi: Israele ha il diritto di difendersi, come tutti i paesi – l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’illegittima e disumana invasione della Russia. E Israele deve rispettare le leggi della guerra e deve fare tutto ciò che è necessario per prevenire un numero illimitato di vittime civili. Queste tre cose sono tutte vere allo stesso tempo”.
“Mio marito (l’ex presidente Bill Clinton) con il governo israeliano di allora (l’ex premier Ehud Barak), nel 2000, offrì uno stato palestinese ai palestinesi che allora erano guidati da Yasser Arafat e dalla Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, che tra l’altro aveva tolto dal suo statuto la violenza contro Israele: bisogna distinguere i palestinesi che vedono un futuro di pace e Hamas che vuole distruggere Israele – sono due organizzazioni distinte e devono essere considerate in questo modo. Arafat rifiutò l’offerta: ora ci sarebbe uno stato palestinese da 23 anni se Arafat non avesse rifiutato. Ci fu un altro tentativo, quando io ero segretaria di stato (dal 2009 al 2013) per provare a tenere insieme e far convivere i palestinesi e gli israeliani. Non funzionò. Israele si è ritirato da Gaza nel 2005 sgomberando con la forza novemila israeliani che ci abitavano. Abbandonarono tutte le loro cose, tutte le loro serre in cui coltivavano frutta, verdura, fiori. I palestinesi si meritavano di avere una economia produttiva e funzionate a Gaza. Ma arrivò Hamas e di fatto distrusse tutto. E uccise moltissimi palestinesi. Penso che quando il presidente Obama dice queste cose, dobbiamo guardare la storia e la storia ci rende tutti responsabili: è una dichiarazione giusta la sua. Ma dobbiamo considerare dove siamo oggi: credo che sia indispensabile, visto che abbiamo già negoziato molti cessate il fuoco con Hamas che Hamas ha violato, cercare di sradicare Hamas e permettere ai palestinesi di avere una nuova leadership che possa lavorare per una soluzione a due stati, che è il risultato che tutti vorremmo”.
“Siamo tutti qui che cerchiamo di capire – ha precisato inoltre l’ex segretario di stato americano – come aiutare gli israeliani e i palestinesi a vivere in pace. E anche io ho negoziato un cessate il fuoco nel novembre del 2012, so quanto impegno ci vuole per provare a evitare la violenza. Ma bisogna ricordare che c’era un cessate il fuoco in vigore il 6 ottobre scorso che Hamas ha violato con il suo assalto barbarico a civili pacifici – ha rapito civili, li ha decapitati, con una crudeltà disumana spaventosa. C’era un cessate il fuoco: non è durato, perché Hamas ha scelto di violarlo. Dobbiamo tenere a mente cose diverse nello stesso momento: la prima è che Hamas è un’organizzazione terroristica che ha sempre dichiarato chiaramente il suo obiettivo, cioè l’eliminazione dello stato d’Israele, e che ha continuamente violato i cessate il fuoco per anni. Poi: Israele ha il diritto di difendersi, come tutti i paesi – l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’illegittima e disumana invasione della Russia. E Israele deve rispettare le leggi della guerra e deve fare tutto ciò che è necessario per prevenire un numero illimitato di vittime civili. Queste tre cose sono tutte vere allo stesso tempo e quando ho detto, un paio di settimane fa, che non era il momento di fare un cessate il fuoco, l’ho detto perché un cessate il fuoco avrebbe dato il tempo ad Hamas di riarmarsi e di riorganizzarsi (…)”
“Israele e l’Egitto hanno combattuto molte guerre – ha ricordato Hillary Clinton – questo fa parte della “situazione complicata” di cui abbiamo parlato e di cui tutti dobbiamo essere al corrente, e dopo aver combattuto queste guerre Sadat andò in Israele e fece la pace con l’allora governo di Israele (guidato da Menachem Begin) e pose fine alle guerre. Oggi vediamo l’attuale governo dell’Egitto che cerca di far entrare gli aiuti a Gaza e di fare uscire palestinesi e cittadini internazionali da Gaza: c’è una collaborazione funzionante tra Israele e l’Egitto. Anche la Giordania e Israele hanno fatto un accordo di pace, ero lì mentre accadeva. Non dobbiamo essere senza speranza: la speranza esiste. Ma bisogna rimuovere dalla scena i terroristi come Hamas che non credono nella pace, non credono nella libertà del loro popolo, usano il loro popolo come scudi e non credono che si possa lavorare con Israele. Cerchiamo di trovare le persone che possano portarci alla pace”.
Ieri Il Foglio ha tradotto e pubblicato le parole dell’ex segretario di stato americano (https://www.ilfoglio.it/…/un-cessate-il-fuoco…/).
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