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Se vince Biden, una donna sarà vicepresidente

di Alessandro Maran

 

«Slate», il magazine online americano che si occupa di politica, tecnologia e cultura combinando umorismo e analisi approfondite, dedica una divertente newsletter settimanale intitolata «The Surge» alla campagna presidenziale.

L’edizione di questa settimana (anche lì si tratta, purtroppo, di «Coronavirus Surge») è stata scritta (da Jim Newell) «nel più profondo isolamento»: «The Surge non è praticamente mai uscito di casa, ma non è ancora impazzito. Forse perché la conversazione è stata straordinaria. Sembra che il divano abbia opinioni accese sulla letteratura inglese del XIX secolo, mentre la lampada è una medievalista assillante».

«Un breve riassunto – scrive Newell – del dibattito di domenica scorsa, che ha avuto luogo in uno studio infettato e abbandonato della CNN due giorni prima che Joe Biden chiudesse in pratica la porta in faccia a Bernie Sanders nelle primarie di martedì: l’argomento è stato le donne, e Biden ha detto (parafrasandolo) «Vado a procurarmi una di quelle ragazze come vicepresidente – ci sono un sacco di ragazze eccezionali tra cui scegliere là fuori». E così, è nato il tema di questa settimana».

Ecco, dunque, il «primo sguardo» all’elenco delle donne dal quale, secondo The Surge, molto probabilmente Biden sceglierà il vicepresidente. La newsletter di Slate elenca sette donne.

La prima dell’elenco è Kamala Harris. È «l’opzione più ovvia». Kamala Harris è «una brillante e carismatica donna nera» ed è «un nome apprezzato»; oltretutto, «non è vecchia ed è idonea per la funzione di presidente fin dal primo giorno» e «sebbene non sia ‘di sinistra’, in senso stretto, le sue idee politiche sono abbastanza confuse da non apparire come un vaffanculo alla sinistra».

La seconda è Amy Klobuchar, «the clone option». «Una delle decisioni costanti riguardo al running-mate è se equilibrare il ticket, come ha fatto Barack Obama scegliendo una vecchia volpe, di provata esperienza come Biden nel 2008, o consolidare il vertice del ticket, come ha fatto Bill Clinton scegliendo un altro giovane New Democrat, l’allora senatore Al Gore. Se Biden sceglie di potenziare quel che ha già – l’esperienza ed il pragmatismo ed il ritorno alla normalità – Klob è la scelta naturale».

La terza, Stacey Abrams, è la «excitement option», l’alternativa dell’entusiasmo. «La ex leader dell’opposizione della Camera della Georgia, la cui sconfitta di misura nell’elezione a governatore del 2018 in Georgia ha conquistato i Democratici di tutto i paese, è allo stesso tempo la scelta più fresca per la vicepresidenza e la più originale». Prima ancora che Biden annunciasse la propria candidatura, si è incontrato con Abrams e, stando ad alcuni resoconti, si ventila che fin dall’inizio abbia scelto lei come running mate. «Abrams è una dei comunicatori più efficaci della politica Democratica, una figura ispiratrice che esercita grande attrattiva in tutto lo spettro dei Democratici e che potrebbe aggiungere elettricità ad un ticket che potrebbe avere un problema di entusiasmo».

La quarta Elizabeth Warren, è l’opzione «di sinistra». Per quanti nel corso di quest’ultimo anno si sono affannati a ripetere che la nomina di Joe Biden avrebbe fiaccato l’energia della sinistra del partito (che si tratti di «cazzate», scrive Newell, lo si è visto dai «numeri»), la risposta giusta è Warren. La scelta, tuttavia, «non attenua in modo significativo il problema dell’età» e «potrebbe creare i conflitti maggiori all’interno del ticket»: «Sebbene Biden e Warren abbiano parlato moltissime volte da quando la senatrice del Massachusetts ha abbandonato la gara ed egli abbia adottato la sua posizione in merito alla bankruptcy reform come dimostrazione di buona fede, sembrano identità politiche incompatibili».

La quinta è Tammy Baldwin, la «opzione Wisconsin». C’è bisogno di vincere in Wisconsin, il più ostico dei tre stati ex «Muri Blu» (con il Michigan e la Pennsylvania) per ribaltare la situazione? «Forse, allora, conviene scegliere la popolare senatrice del Wisconsin. È progressista senza far arrabbiare i moderati, qualificata per l’incarico, e aggiungerebbe qualcos’altro al ticket oltre a prestare servizio come primo vicepresidente donna: sarebbe anche il primo vicepresidente apertamente gay».

La sesta è Gretchen Whitmer. È la scelta «di un governatore» e anche la «scelta del Michigan». «Il governatore del Michigan è una stella emergente nella politica Democratica», che ha che ha stravinto le elezioni con un aggressivo programma a sostegno dell’economia del suo stato e che «quest’anno è stata ‘ricompensata’ dal partito nazionale che le ha fatto pronunciare la replica dei Democratici in occasione del discorso di Trump sullo Stato dell’Unione. «L’endorsment ed il sostegno in favore della campagna di Joe Biden prima delle primarie del Michigan ha contribuito ad infrangere le speranze di Bernie Sanders di ottenere la nomination, facendole guadagnare l’amicizia dell’orbita di Biden».

L’utima, la settima, è la «winning option». Insomma, si chiede Jim Newell, i Democratici vogliono vincere? «Bene, ecco come vincere: mettete Michelle Obama nel ticket. Se metti Michelle Obama nel ticket, vinci! Vinci le elezioni presidenziali! Il problema? Michelle Obama, apparentemente, preferirebbe nuotare immersa nel coronavirus piuttosto che tornare alla politica».

 

Link: https://slate.com/news-and-politics/2020/03/2020-election-joe-biden-vp-woman.html?fbclid=IwAR0KT07C12kXp1mfmgQdZbmE6rBm3K9p13gBCR6DLumiUrUGEpEU5hm-xSo

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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