Stati deboli, società frammentate, guerre 'informali': viviamo in un'era neomedievale? - Fondazione PER
20921
post-template-default,single,single-post,postid-20921,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Stati deboli, società frammentate, guerre ‘informali’: viviamo in un’era neomedievale?

di Alessandro Maran

 

🏰 In che epoca stiamo vivendo? Siamo nel 1914, visto il ritorno della guerra di trincea (👉 https://www.theguardian.com/…/21st-century-trench…) in Europa? Sono tornati gli anni ’30, considerati gli echi del fascismo (e del comunismo) nella politica odierna e il fatto che, come ha sostenuto Hal Brands in un recente articolo su Foreign Affairs (👉 https://www.foreignaffairs.com/united-states/next-global-war), i conflitti regionali e l’allineamento geopolitico diviso in due (con gli alleati occidentali da un lato e e le autocrazie di Cina, Russia e Iran dall’altro) ricordano un po’ troppo quelli che hanno provocato la Seconda Guerra Mondiale?
Oppure è il Medioevo? Su Vox (👉 https://www.vox.com/…/israel-gaza-middle-east-united…), Joshua Keating riprende un recente paper pubblicato dalla RAND Corporation che sostiene che per comprendere i rischi legati al confronto tra Stati Uniti e Cina, è fondamentale capire che viviamo in quella che gli autori – Timothy R. Heath, Weilong Kong e Alexis Dale-Huang – descrivono come “un’era neomedievale” (👉 https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA1887-1.html).
Keating scrive: «”Ci sono così tante cose anomale nella nostra situazione attuale che ho trovato le teorie esistenti molto insoddisfacenti”, ha detto uno dei coautori dello studio, Timothy Heath, ricercatore senior nel settore della difesa e specialista cinese presso la RAND. Egli sottolinea eventi inaspettati come la crescente centralizzazione del potere nella Cina di Xi Jinping e le linee di faglia politiche messe in luce dall’insurrezione del 6 gennaio negli Stati Uniti. “Quello che ho realizzato è che gli ultimi 200 anni per molti versi si distinguono come un’incredibile anomalia nella storia umana, e che la situazione in cui ci troviamo ora ha in realtà molti più elementi in comune con il mondo pre-1800 che con il recente passato.”
Dire che viviamo in un momento “neomedievale” non significa che una guerra USA-Cina verrebbe combattuta con spadoni e cotte di maglia. Gli autori definiscono l’era neomedievale, che secondo loro è iniziata intorno al 2000, come “caratterizzata dall’indebolimento degli stati, dalla frammentazione delle società, da sistemi economici squilibrate, da minacce pervasive e dall’informalizzazione della guerra”.
Pensare al mondo in questo modo richiede un certo aggiustamento mentale, soprattutto perché siamo abituati a pensare agli Stati come alle unità centrali delle relazioni internazionali. Gli “Stati”, secondo la classica definizione del sociologo Max Weber, sono l’entità che rivendica il monopolio sull’uso legittimo della forza all’interno di un dato territorio. E la mappa del mondo come la conosciamo è divisa in circa 193 di questi territori, che chiamiamo “paesi”. Hanno bandiere, capitali e ambasciatori delle Nazioni Unite.
Ma si tratta di una sistemazione relativamente recente. Gli storici generalmente fanno risalire l’emergere del sistema statale moderno all’Europa del XVII secolo. Prima di ciò, la nazionalità aveva ciò che lo storico C.V. Wedgwood descrisse nella sua storia la Guerra dei Trent’anni come una “fluidità che sorprende la mente moderna”. L’autorità governativa era spesso divisa tra famiglie reali e autorità religiosa. I reali potevano essere di nazionalità completamente diversa dal popolo che governavano, con un’autorità radicata nell’ereditarietà e nel matrimonio piuttosto nel consenso popolare (la Casata dei Windsor regnante in Gran Bretagna, attualmente guidata dal re Carlo III, trova origine in quella che oggi è la Germania). L’autorità del re poteva essere messa in discussione da baroni e duchi locali. “Nessuno pensava che fosse strano che un soldato francese comandasse un esercito contro i francesi e la lealtà a una causa, a una religione, a un maestro, era comunemente più stimata della lealtà a un paese”, scrisse Wedgwood».
«Nonostante tutte le sue somiglianze con la guerra del 20° secolo, la guerra russa in corso in Ucraina ha alcune caratteristiche chiaramente premoderne», esemplifica Keating. «Il che è logico – prosegue -, considerato chi sta portando avanti quella guerra: l’analista di cose russe Mark Galeotti, residente nel Regno Unito, descrive la Russia sotto Vladimir Putin come “un ibrido peculiare: una corte quasi medievale arroccata su uno stato moderno e burocratico». Senza contare che nella crisi regionale innescata dagli attacchi del 7 ottobre, «le questioni relative alla nazionalità sono fluide come lo erano più in generale nell’era premoderna», considerata appunto la prevalenza di gruppi non statali come Hamas.
«Tuttavia – aggiunge Keating – mentre il concetto di mondo neomedievale potrebbe riportare alla mente immagini di una guerra hobbesiana di tutti contro tutti o di un’anarchia alla Mad Max, molti sostenitori del termine non sono così pessimisti. Il professore di Princeton Philip Cerny prevede invece che il mondo neomedievale sarà un mondo di “disordine durevole”, in cui una parte del potere sarà trasferito dagli attori statali a quelli non statali, ma dove i problemi chiave e le sfide globali potranno ancora essere affrontati. I secoli bui non furono sempre bui. Cerny sottolinea che l’era medievale in Europa “fu caratterizzata da un crescente sviluppo sociale, economico e politico” così come da “surplus crescenti [e] dalla diffusione della conoscenza e dell’innovazione”. Il neomedievalismo “aiuta le persone a dare un senso a un mondo che non ha ordine, ma non sta crollando”, ha affermato McFate. “E penso sempre più che questo sia l’aspetto del 21° secolo”.
Incrociamo le dita. Anche perché, ammette Keating, «un fattore che il neomedievalismo non può spiegare è la guerra nucleare, che potrebbe consentire ai leader di infliggere livelli di distruzione molto più elevati con uno sforzo molto minore. Se i leader non sono in grado di mobilitare le loro società o i loro settori industriali per combattere guerre totali, premere il pulsante nucleare potrebbe diventare più allettante». Da leggere.
Argomenti
, , , ,
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.