Taiwan verso il voto, ma la Cina non è il primo dei problemi - Fondazione PER
20812
post-template-default,single,single-post,postid-20812,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-2.0.5,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-21.0,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Taiwan verso il voto, ma la Cina non è il primo dei problemi

di Alessandro Maran

 

🇹🇼 Mentre sabato prossimo Taiwan si prepara a votare per il suo prossimo presidente, diversi analisti sostengono che la Cina continentale non è l’unica cosa, o addirittura necessariamente la cosa principale, nella mente degli elettori dell’isola. “Taiwan’s elections are about more than China”, titola infatti The Economist.
“Il futuro delle relazioni di Taiwan con la terraferma (👉 https://www.economist.com/…/for-china-taiwans-elections…) ha dominato la campagna elettorale: succede sempre”, scrive il settimanale inglese (la Cina continentale incombe gravemente sulla politica taiwanese, poiché Pechino considera l’isola una provincia in fuga, non un paese a sé stante). “Tuttavia non sarà semplicemente questo problema a decidere chi diventerà il prossimo presidente di Taiwan. Emerge chiaramente durante le manifestazioni, dove gli elettori parlano tanto di geopolitica quanto di questioni domestiche come salari e alloggi” (👉 https://www.economist.com/asia/2024/01/09/taiwans-elections-are-about-more-than-china).
Sull’East Asia Forum, T.Y. Wang riprende il punto (👉 http://www.eastasiaforum.org/…/the-china-factor…/… ): “Sebbene il ‘fattore Cina’ rimanga la frattura politica chiave nella società e il fattore più importante che influenza il comportamento elettorale dei cittadini, nelle elezioni del 2024 non è stato un grosso tema elettorale come nelle elezioni del 2020” (👉 https://taiwaninsight.org/…/why-are-the-2024-elections…/). Nello stesso sito, Chung-min Tsai e Yves Tiberghien scrivono: “Gli aspetti dominanti della campagna elettorale finora riguardano la stabilità e la resilienza dei processi democratici e politici di Taiwan, la convergenza politica sulle questioni strategiche fondamentali tra i partiti e la concentrazione della campagna sui problemi socioeconomici, non la competizione nella geopolitica asiatica. Le relazioni influenzano quasi ogni dimensione della politica a Taiwan, ma non sono la questione principale al centro delle preoccupazioni degli elettori nel 2024” (👉 https://www.eastasiaforum.org/…/taiwans-democratic…/…).
La corsa è un affare a tre tra il Partito Democratico Progressista (DPP), il partito dell’attuale presidente Tsai Ing-wen, la cui piattaforma chiede l’indipendenza di Taiwan dalla Cina; il Kuomintang (KMT), il partito dei nazionalisti cinesi fuggiti a Taiwan dopo la guerra civile del XX secolo con i comunisti cinesi, che promuove relazioni più strette con la terraferma; e un terzo partito, il Partito popolare di Taiwan (TPP), che come scrive l’Economist, sta conducendo una campagna principalmente su “bread-and-butter issues”. Il candidato del DPP, Lai Ching-te, è considerato il favorito e “ha suscitato particolare ira in Cina, essendosi descritto nel 2017 come un ‘lavoratore pragmatico per l’indipendenza di Taiwan’”, scrive la rivista
Alcuni analisti ritengono che chiunque sarà il vincitore, lo status quo (o qualcosa di simile) continuerà. “I tre candidati e i loro partiti stanno tutti affrontando le relazioni tra le due sponde dello Stretto da punti di vista diversi”, scrive John Fuh-sheng Hsieh in un editoriale su Nikkei Asia. “La verità, tuttavia, è che il prossimo presidente di Taiwan, chiunque egli sia, difficilmente riuscirà ad apportare un cambiamento drastico nei rapporti tra le due sponde dello Stretto a causa dei persistenti vincoli interni ed esterni” (👉 https://asia.nikkei.com/…/Big-shift-in-China-policy…).
Alla BBC, Rupert Wingfield-Hayes ha preso in esame l’evoluzione politica dell’isola: “Né Chiang (Kai-shek, il leader nazionalista cinese del XX secolo), né Mao (Zedong, il leader comunista), concepivano Taiwan come un luogo distinto con un popolo distinto. Ma questo è quel che è diventato (…) La Cina (continentale) è diventata più ricca, più forte e rappresenta una evidente minaccia. Taiwan è diventata una democrazia ed è nel bel mezzo di un’altra elezione in cui i suoi legami con Pechino sono messi alla prova. Qualunque sia il risultato del voto di sabato, la sua libertà rappresenta una insidia per le speranze di riunificazione del Partito comunista cinese (…) Le risposte a una domanda vecchia di decenni – ti consideri cinese o taiwanese? – si confondono (a Taiwan). Per Pechino ciò è preoccupante. Per i partiti politici di Taiwan si tratta di una danza delicata e nuova, in cui le certezze ideologiche vengono silenziosamente accantonate” (👉 https://www.bbc.com/news/world-asia-67920287).
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

Nessun commento

Rispondi con un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.