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TikTok, Pechino e la guerra dei social

di Alessandro Maran

 

La settimana scorsa, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza nazionale circa il trattamento dei dati degli utenti da parte di TikTok e ha affermato che l’amministrazione Trump “sta prendendo molto sul serio” la possibilità di bandire la app, popolarissima tra gli adolescenti. Ma cos’ha che non va TikTok? A farla breve, come ha spiegato Pompeo, c’è il sospetto che app come TikTok raccolgano le informazioni private dei propri utenti in tutto il mondo per metterle “nelle mani del Partito comunista cinese”. Anche perché le leggi cinesi impongono alle società nazionali di “supportare e cooperare con il lavoro di intelligence controllato dal Partito comunista cinese”.

A dire il vero, chi non fa parte della Generazione Z si potrebbe anche chiedere: che cos’è TikTok? E se è così, il successo fulmineo dell’applicazione potrebbe lasciarlo a bocca aperta.

Su Bloomberg, Tae Kim ha spiegato che la piattaforma utilizzata per creare e pubblicare brevi video di 15-60 secondi caricati dagli utenti (di questo si tratta), di proprietà della società madre cinese ByteDance, ha ormai surclassato gli altri giganti dei social media: “Lunedì l’analista di Citi Research, Nicolas Jones, ha comunicato in una nota ai clienti che l’utente medio di TikTok ha trascorso in media 476 minuti sull’app nel mese di marzo, il periodo più recente per cui sono disponibili dati, determinando il maggiore incremento del tempo trascorso tra le principali piattaforme da ottobre. TikTok è ora al secondo posto, appena dietro ai 564 minuti di Facebook”. A giugno ByteDance ha superato il miliardo di utenti attivi attraverso le sue applicazioni: una tappa fondamentale annunciata da un dirigente dell’azienda al Shanghai Film Festival la scorsa settimana.

Insomma, sebbene si tratti un nuovo player, la messa al bando di TikTok lascerebbe un buco enorme nel panorama dei social media in America. “Se si dovesse trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti, milioni di utenti di TikTok tireranno un sospiro di sollievo”, scrive Kim. “Non così gli altri giganti dei social media, finché non troveranno il modo di rispondere al montante rullo compressore di TikTok o finché non entra in gioco qualcos’altro”.

Ma l’amministrazione Trump è preoccupata davvero per i dati delle persone? O della diffusione intenzionale, da parte del Partito comunista cinese, di notizie o informazioni inesatte o distorte allo scopo di influenzare le azioni e le scelte delle persone? O sta semplicemente facendo il gioco duro, come parte del più ampio braccio di ferro con Pechino? Dopotutto, l’India di recente ha messo al bando TikTok assieme ad altre piattaforme cinesi dopo la mortale scaramuccia di confine con la Cina: una mossa vista come una rappresaglia.

Salvatore Babones ha scritto su Foreign Policy che gli Stati Uniti hanno ragione ad essere preoccupati: TikTok ha raggiunto un format molto popolare e se lo sviluppo di WeChat da un servizio di messaggistica ad un’interfaccia comunicativa universale racchiude una lezione, è che un giorno TikTok potrebbe, appunto, sovrintendere ad un ampio sistema di pagamenti online (qualcosa che, se fosse esteso all’America, dovrebbe preoccupare il governo americano).

Le mappe degli utenti dei social network e delle loro connessioni con le altre persone “possono formare le basi per le telecomunicazioni, il marketing, la valutazione del credito, i trasporti e tutta una serie di altri servizi. Detto in modo più sinistro, possono essere usati anche per la profilazione di sicurezza, il contact tracing e perfino il ricatto“.

“Per quanto possa sembrare bizzarro, TikTok pone davvero una seria minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e degli altri paesi”, scrive Babones, suggerendo che gli Stati Uniti dovrebbero provare a costringere ByteDance a cessare le operazioni negli Stati Uniti, come è accaduto l’anno scorso con Grindr. Il governo degli Stati Uniti ha infatti costretto Kunlun, la compagnia mobile cinese, a vendere la popolare app per incontri gay. Secondo gli alti funzionari della sicurezza nazionale, la sua proprietà di Grindr costituiva un rischio per la sicurezza nazionale, poiché i dati personali raccolti potevano essere sfruttati dal governo cinese per ricattare personalità con autorizzazioni di sicurezza.

Più in generale, TikTok è la prima piattaforma cinese di social media “a rompere i propri vincoli culturali e a diventare virale nel resto del mondo”, sottolinea Babones, e, in quanto tale, è un test per gli Stati Uniti e per gli altri paesi: il modo in cui le società libere reagiranno e gestiranno i social network cinesi costituirà, infatti, un precedente importante.

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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