Tra continuità e gioco delle parti: Joachim Nagel al comando della Bundesbank - Fondazione PER
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Tra continuità e gioco delle parti: Joachim Nagel al comando della Bundesbank

di Vittorio Ferla

 

Il nuovo governo tedesco ha scelto il nuovo presidente della Bundesbank. Joachim Nagel, tra il 1999 e il 2016 funzionario della Banca centrale tedesca ed ex membro del suo consiglio di amministrazione, subentrerà a partire dal 1° gennaio a Jens Weidmann, che si è dimesso con cinque anni di anticipo dalla carica dopo un decennio di infruttuosa opposizione alla politica di stimolo aggressiva della Banca centrale europea (tassi di interesse sotto lo zero e massicci acquisti di titoli di stato). Ancora una volta, nell’ultima riunione di giovedì scorso, Weidmann ha cercato di impedire, ma senza successo, la decisione della Bce di estendere i piani di stimolo dell’economia e ha avvertito che l’inflazione potrebbe superare le proiezioni favorevoli diffuse da Francoforte.

Nagel, 55 anni, è un economista e i suoi anni di esperienza alla BuBa rassicurano i tedeschi. Infatti, assumerà la direzione della più grande banca centrale nazionale della zona euro in un momento di alta tensione. L’inflazione è più del doppio dell’obiettivo del 2% della Banca centrale europea e le fazioni opposte all’interno del Consiglio direttivo della Bce hanno opinioni nettamente diverse sulla sua probabile evoluzione. In Germania poi, l’indice dell’inflazione, armonizzato agli standard Ue, è balzato sopra al 6%: una cosa che non fa dormire sonni tranquilli ai tedeschi che da sempre vedono l’aumento dei prezzi come uno spauracchio.

Tuttavia, né l’inflazione né la nuova ondata pandemica hanno scombussolato fino ad oggi i piani della Bce. Come ha assicurato la presidente Christine Lagarde giovedì scorso la ripresa dell’Eurozona procede e anzi accelererà nel 2022 dopo il rallentamento di questi mesi. Ma la flessibilità della politica monetaria resterà uno strumento per prevenire nuove minacce all’economia. Ecco perché la scorsa settimana la Banca centrale europea ha deciso a larga maggioranza di lasciare invariati i tassi di interesse e la forward guidance, annunciando la fine degli acquisti netti del programma pandemico il 31 marzo 2022. Resta però la flessibilità di una riattivazione degli acquisti in caso di peggioramento, mentre viene allungato fino al 2024 l’orizzonte temporale dei reinvestimenti del programma Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme), nato con l’obiettivo di contrastare i gravi e crescenti rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e per le prospettive di crescita derivanti dalla diffusione del coronavirus.

La nomina di Joachim Nagel alla BuBa si colloca in questo scenario in continua fibrillazione. “In considerazione dei rischi di inflazione, l’importanza di una politica monetaria orientata alla stabilità sta crescendo”, ha scritto su Twitter Christian Lindner, il neo ministro delle finanze tedesco, assai rassicurato dalla nomina di Nagel: “è una persona esperta, che assicura continuità alla Bundesbank”. Già componente del consiglio di amministrazione della banca di sviluppo statale KfW Bank, Nagel attualmente lavora per la Bank for International Settlements. All’inizio della sua carriera, è stato anche consulente per la SPD, il partito che ha assunto il governo all’inizio di questo mese e che ha avuto un ruolo cruciale nella sua nomina. C’è chi sostiene che Nagel abbia la tessera dei socialdemocratici tedeschi. Pur non avendo espresso pubblicamente opinioni sulla politica monetaria per anni, i discorsi pronunciati da membro del cda della Bundesbank mostrano la sua adesione alla dura posizione della banca centrale tedesca sull’inflazione e la sua preferenza per una stretta disciplina di mercato per banche e governi.

I commenti del mondo economico sono positivi. “Ci si può fidare di Nagel per continuare la tradizione della Bundesbank tedesca nei dibattiti della Bce”, dice Friedrich Heinemann, esperto presso l’istituto di ricerca economica Zew. “Ha una vasta esperienza in materia di politica monetaria e finanziaria, che è essenziale per le complesse decisioni di politica monetaria di oggi”. Gli fa eco Marcel Fratzscher, capo dell’istituto di ricerca economica Diw Berlin. Che aggiunge: ”Nagel è un grande e intelligente economista che rappresenterà bene la Germania. Soprattutto, il suo lavoro sul ruolo dei mercati finanziari e sulla stabilità finanziaria continuerà ad acquisire importanza in futuro”. Insomma, il paradosso è che la fama di ‘falco’ che circonda il nome di Nagel potrebbe essere un buon segnale in questo momento per le politiche espansive dell’Ue. Come ricorda infatti l’economista Stefan Kooths, vicepresidente del Kiel Institute for the World Economy ed esperto di banche e globalizzazione, “chiunque sia favorevole a continuare l’attuale politica monetaria ultra-espansiva dovrebbe essere a favore della nomina di un ‘falco’ alla Bundesbank. Meno si radicano le aspettative per un’inflazione in crescita e più a lungo la politica espansiva può essere continuata. Un falco alla guida aumenta la fiducia nella stabilità dei prezzi”. In altre parole, con la nomina di Nagel, la Germania può continuare a svolgere il suo ruolo di gendarme del rigore dei conti pubblici. Ma senza toccare la maggioranza del consiglio direttivo della Bce che continuerà a sostenere l’attuale politica espansiva. Quasi un gioco delle parti per mantenere l’equilibrio dei rapporti di forza in Europa.

Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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