Tredici anni di orrori in Siria, la guerra civile dimenticata - Fondazione PER
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Tredici anni di orrori in Siria, la guerra civile dimenticata

di Alessandro Maran

 

🇸🇾 La lunga guerra civile in Siria è scomparsa dai titoli dei giornali internazionali, dato che negli ultimi anni il presidente Bashar al-Assad ha consolidato il controllo sul paese. A dire il vero, l’interesse dell’opinione pubblica per il destino della Siria è durato pochissimo. “A voler essere precisi – scriveva ormai dieci anni fa Francesco Costa su Il Sole 24 ORE – è durato il tempo intercorso tra il giorno in cui gli Stati Uniti hanno detto che bisognava occuparsi delle atrocità che stavano accadendo in Siria e il giorno in cui la prospettiva di un intervento statunitense è stata accantonata. Non prima, durante un momento qualsiasi dei due anni di guerra civile che hanno portato alla morte di centomila persone e hanno creato due milioni di rifugiati. Non dopo, quando un accordino impraticabile ha sostanzialmente permesso la prosecuzione della guerra garantendo alle parti in causa di preservare lo status quo senza perdere la faccia” (👉 https://st.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-10-22/perche-ci-siamo-dimenticati-siria-160717.shtml?uuid=AB2T5WY&refresh_ce=1).
Sono passati quasi tredici anni e ad un paio ore di volo dall’Italia, la guerra civile siriana ha ucciso quattrocentomila persone, forse cinquecentomila (dal 2014 le Nazioni Unite hanno rinunciato ad aggiornare il conto delle vittime), ha prodotto 12 milioni di sfollati, la metà della popolazione siriana prima della guerra, che vivono senza una casa all’interno del Paese o fuori dai confini, in Turchia, Libano, Giordania, Iraq, e ha devastato il paese.
“C’è un film molto bello girato nel 2001 da un regista bosniaco e ambientato durante la guerra tra Serbia e Bosnia nel 1993”, scriveva Costa. “Si chiama No Man’s Land, è piccolino ma vinse una montagna di premi tra cui l’Oscar. Racconta con leggerezza e insieme profondità storie di guerre complicate e di ancora più complicate responsabilità internazionali. A un certo punto la protagonista, esasperata per la rivendicata inutilità della forza di interposizione dell’Onu, dice una verità banale e assoluta: «Non esiste neutralità davanti all’omicidio. Non fare niente per fermarlo è, a tutti gli effetti, scegliere da che parte stare». Se tre persone menano un tizio sul marciapiede davanti al tuo e tu ti tiri dritto, non sei neutrale: hai deciso da che parte stare (se la cosa non ti convince, prova a metterti nei panni del tizio che chiede aiuto). Scegliendo di non scegliere, in Siria, abbiamo deciso da che parte stare”.
In un articolo su The New York Times, Paulo Pinheiro, Hanny Megally e Lynn Welchman scrivono della situazione attuale in Siria: “Una forte escalation di violenza che ha costretto alla fuga altre decine di migliaia di persone in quella che rimane la più grande crisi di rifugiati del mondo si sta svolgendo in gran parte ignorata al di là dei confini regionali (…) Il governo siriano e le forze russe stanno combattendo i gruppi di opposizione armata nel nord-ovest; l’Isis sta intensificando i suoi attacchi in tutto il Paese; la Turchia sta attaccando le forze guidate dai curdi nel nord-est; le forze guidate dai curdi stanno combattendo le tribù locali; e gli Stati Uniti e Israele stanno contrattaccando le forze legate all’Iran” (👉 https://www.nytimes.com/…/under-gazas-shadow-syria…).
“La perdurante mancanza di rispetto dei diritti umani internazionali fondamentali e del diritto umanitario in Siria – scrivono inoltre – non solo consente l’uccisione e la mutilazione delle vittime da tutte le parti del conflitto, ma mina anche l’essenza stessa del sistema di protezione internazionale. Stiamo assistendo a un simile disprezzo per il diritto internazionale in un elenco sempre più lungo di conflitti, tra cui quello in Ucraina, in Sudan e ora a Gaza. Gli Stati membri devono agire con urgenza per porre fine a questa tendenza allarmante. A novembre, la Corte internazionale di giustizia ha ordinato alla Siria di cessare le torture. Negli ultimi anni, solerti procuratori in Europa hanno condannato più di 50 autori di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in Siria. Tali sforzi devono proseguire ed essere sostenuti e ampliati per le atrocità commesse non solo in Siria, ma ovunque. Nel frattempo, le violazioni più gravi potrebbero finire se i combattimenti si fermano”.
“Imploriamo la comunità internazionale a non perdere di vista la crisi siriana”, concludono Pinheiro, Megally e Welchman (Pinheiro è il presidente della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria. Megally e Welchman sono membri della commissione). “La Siria ha più che mai bisogno di diplomatici coraggiosi, finaziatori audaci e pubblici ministeri determinati. E più di ogni altra cosa, dopo quasi 13 anni di conflitto, ora c’è bisogno di un cessate il fuoco a livello nazionale”. Anche lì.
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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