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Trump: l’America a rischio dittatura

di Alessandro Maran

 

Ho scritto molte volte che il destino di Biden ci riguarda da vicino (ne ho scritto più diffusamente qui: https://www.ibs.it/nello-specchio-dell…/e/9788869580468) perché la battaglia per la democrazia si combatte in primo luogo in America, perché, per citare il titolo di un vecchio libro di Robert Kagan, il nostro mondo è il mondo creato dall’America (👉 https://www.hoepli.it/…/the-world…/9780307961310.html) e perché tutto è destinato a cambiare per le democrazie europee e asiatiche (cioè per noi) se, come scrive Edward Luce sul Financial Times, un uomo “il cui obiettivo è la dittatura” rientrasse alla Casa Bianca.
Quella di Luce non è un’opinione isolata. Negli ultimi giorni gli allarmi sul rischio che gli Stati Uniti possano addirittura scivolare in una dittatura nel caso in cui Donald Trump tornasse alla Casa Bianca si sono moltiplicati.
A detta di molti, quella di Trump sembra una campagna autoritaria in pieno stile sudamericano. L’ex presidente americano parla apertamente di “vendetta” nei confronti dei nemici qualora venisse rieletto e il suo linguaggio, come hanno sottolineato in tanti, ricorda in maniera inquietante quello usato dagli autocrati del secolo scorso.
Martedì scorso, come riporta la CNN, pressato dal conduttore della Fox Sean Hannity che gli ha chiesto se avrebbe abusato del suo potere o cercato vendetta contro i suoi nemici politici una volta rieletto presidente, Trump prima ha eluso la domanda e poi è sembrato minimizzarne la gravità, rispondendo in un secondo round, che sarebbe stato un “dittatore” solo “nel primo giorno” della sua presidenza per sistemare il confine con il Messico e la produzione petrolifera interna (per allontanare l’America dalla rivoluzione green avviata da Biden e riportarla sulla strada dei combustibili fossili). “Non sarai un dittatore, vero?’”, gli chiede Hannity. “No, no, a parte il primo giorno. Chiuderemo il confine e trivelleremo, trivelleremo, trivelleremo”, risponde Trump.
L’ex deputata repubblicana Liz Cheney, un tempo una leader emergente del GOP (che ha votato per mettere sotto accusa Trump per l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e che poi ha accettato di co-presiedere la Commissione d’Inchiesta della Camera che ha indagato sull’insurrezione), non ha dubbi: “Se Trump dovesse vincere l’anno prossimo, la nazione si avvierebbe inconsapevolmente verso la dittatura”(👉 https://edition.cnn.com/…/trump-2024-fox…/index.html?). E sono in molti a pensarla allo stesso modo.
Il 30 novembre scorso, sul Washington Post, proprio Robert Kagan, ha sostenuto in un articolo lungo e dettagliato che gli americani potrebbero presto trovarsi a vivere sotto una autentica dittatura (👉https://www.washingtonpost.com/…/trump-dictator-2024…/).
“Trump può vincere le elezioni nel 2024?”, si chiede Kagan. “La risposta, a meno che non accada qualcosa di radicale e imprevisto, è: certo che può (…) Se Trump vincesse le elezioni, diventerà immediatamente la persona più potente che abbia mai esercitato (la presidenza) (…) Che cosa limita i poteri (presidenziali)? La risposta più ovvia sono le istituzioni giudiziarie, che Trump, con la sua stessa elezione, avrà sfidato e rivelato essere impotenti. Un sistema giudiziario che incapace di controllare Trump come privato cittadino non lo controllerà meglio quando sarà presidente degli Stati Uniti e nominerà il proprio procuratore generale e tutti gli altri alti funzionari del Dipartimento di Giustizia. Pensate al potere di un uomo che si fa eleggere presidente nonostante le accuse, le apparizioni in tribunale e forse anche la condanna? Obbedirebbe a una direttiva della Corte Suprema? Oppure chiederebbe invece quante divisioni corazzate ha il Presidente della Corte Suprema?”
Visto inoltre il recente e inquietante riferimento di Trump ai suoi avversari come “parassiti”, Kagan ha sollevato un’altra questione relativa al comportamento dittatoriale: l’idea che Trump, una volta tornato al potere, persegua vendette. “E chi fermerà le indagini e i procedimenti giudiziari impropri dei molti nemici di Trump?” chiede Kagan. “Il Congresso? (…) Fox News li difenderà o invece amplificherà semplicemente le accuse?”.
In un articolo successivo del 7 dicembre, lo stesso Kagan indica dei modi per fermare Trump ed evitare una dittatura. Secondo lo storico e politologo statunitense, la cosa più importante, è che, se Trump dovesse emergere come candidato del loro partito, i repubblicani anti-Trump si schierino con i democratici per votare contro di lui nel 2024. Si passa da lì (👉 https://www.washingtonpost.com/…/robert-kagan-trump…/).
The Atlantic dedica a Trump un numero monografico nel quale si elencano tutti i rischi per la democrazia di un suo ritorno alla Casa Bianca (👉 https://www.theatlantic.com/…/donald-trump…/676176/). Anche lo storico e analista politico della CNN Julian Zelizer ritiene che, indipendentemente dai timori di una dittatura, un eventuale secondo mandato di Trump si annunci meno moderato del primo ed elenca sette ragioni per cui la sua rielezione sarebbe pericolosa, e tra queste proprio il fatto che sia sopravvissuto agli impeachment e la probabilità che il suo gabinetto sia pieno di amici inesperti inclini a dire sempre “sì” (👉 https://edition.cnn.com/…/trump-second-term…/index.html?). Inoltre, su The New York Times, Jonathan Swan, Charlie Savage e Maggie Haberman riferiscono del crescente timore che un Trump al secondo mandato possa far uscire gli Stati Uniti dalla NATO (👉 https://www.nytimes.com/…/us/politics/trump-2025-nato.html), come del resto, stando all’ex consigliere di Trump per la sicurezza nazionale John Bolton, il Trump al primo mandato pensava davvero di fare (👉 https://foreignpolicy.com/…/bolton-book-trump-nato…/).
Vengo perciò all’articolo di Edward Luce (da leggere e rileggere). Il resto del mondo deve prepararsi ora, scrive l’editorialista del Financial Times, proprio perché un secondo mandato di Trump potrebbe disimpegnare gli Stati Uniti dal mondo, consentendo a Russia e Cina di imporre la loro agenda e dando ad alleati degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud e Australia ottime ragioni per dotarsi di armi nucleari (👉 https://www.ft.com/…/4953c927-758b-4498-9562-3858aa5e2d62).
“Al giorno d’oggi è possibile ottenere un’assicurazione per quasi tutto”, scrive Luce. “È quasi impossibile, tuttavia, assicurarsi contro il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Il momento, per gli alleati dell’America, di proteggersi da un Trump 2.0 è adesso. Tra un anno, quando Trump potrebbe essere eletto presidente, sarebbe molto più costoso. Sfortunatamente, per farlo, non esistono modi semplici o infallibili”. Luce non le manda a dire: “Non ha senso fingere che un uomo che crede che qualsiasi elezione perda sia truccata, che il sistema giudiziario sia marcio e corrotto e che i suoi nemici politici vadano in prigione, creda nella democrazia. Trump entrerebbe in carica con un piano e una squadra per eseguirlo. Il suo obiettivo è la dittatura”.
Se dovesse rientrare alla Casa Banca, per le democrazie europee e asiatiche (ripeto: per noi) cambierà tutto: dovremo prendere atto che l’America ha mutato rotta in modo permanente.
“L’unica assicurazione accettabile si basa sullo scenario peggiore” scrive Luce. “Su questa base, dobbiamo presumere che la vittoria di Trump verrebbe presa da Vladimir Putin in Russia e Xi Jinping in Cina come un via libera per fare grandi progressi nei loro programmi. Gli Stati Uniti si ritirerebbero dalla Nato. L’Ucraina sarebbe lasciata a se stessa. Alleati e amici in Asia dovrebbero adattarsi a un mondo in cui gli Stati Uniti non garantiscono più la loro sicurezza. Nel frattempo, gli Stati Uniti abbandonerebbero gli sforzi per affrontare il riscaldamento globale, difendere i diritti umani e sostenere, almeno a parole, l’ordine internazionale basato sulle regole. Il piano di Trump per una tariffa del 10% su tutte le importazioni renderebbe il sistema commerciale mondiale aperto un lontano ricordo”.
La corsa agli armamenti nucleari sarebbe la conseguenza “più preoccupante”, scrive Luce, dell’uscita di Washington dalla Pax Americana. “Tra gli alleati dell’America, Giappone, Corea del Sud e Australia sono tecnicamente in grado di dotarsi di armi nucleari nel giro di pochi mesi. Sarebbe politicamente più difficile per il Giappone oltrepassare quella linea che deriva la sua storia unica come unico bersaglio di un attacco nucleare. Ma la rimozione di fatto dell’ombrello nucleare americano probabilmente finirebbe per prevalere sulle riserve morali”.
✏️ La vignetta è di Drew Sheneman.
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Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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