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Trump vs Biden: il dibattito di Cleveland lascia disgustati gli americani

di Vittorio Ferla

 

Irrispettoso, bugiardo, arrogante, violento. Niente di più e niente di meno che Donald Trump. Il presidente si presenta da par suo al primo dei tre dibattiti elettorali contro Joe Biden, svoltosi a Cleveland, nello stato dell’Ohio. Ne deriva un confronto caotico, con i due candidati che si interrompono costantemente in un vortice di accuse reciproche, senza mai affrontare un tema politico sostanziale. E il moderatore Chris Wallace non riesce a portare ordine nella sfida.

“La democrazia è stata distrutta stasera da un presidente che calpesta le regole, si rifiuta di condannare i suprematisti bianchi e non tollera alcuna forma di dissenso. Un presagio di come potrebbe essere un secondo mandato”, dice lo storico americano Michael Beschloss, esperto di campagne presidenziali. Gli fa eco l’americanista italiano Mario Del Pero, docente a Sciences Po, dalla sua bacheca Facebook: “Che dibattito imbarazzante. Da una parte un bullo, col vocabolario di un bambino, impreparato e disinteressato ai fatti. Dall’altra un signore anziano e molto affaticato che semplicemente non dovrebbe essere lí. Mi sa che è giunto il momento di rivedere i power point sul declino degli USA…”.

Un vecchio teppista spaccone dà di testa e comincia a urlare una montagna di accuse e di improperi contro un impacciato e balbettante pensionato, incapace di mettere più di due frasi in fila, impedendogli di parlare: sembra la scena di un film americano. La strategia di Trump è chiara: impedire all’avversario di completare un pensiero di senso compiuto, far saltare il rito democratico del dibattito pubblico, manipolare i fatti che lo riguardano. E così, nella notte della prima disputa, i fact-chekers fanno davvero gli straordinari. Alla fine perfino Fox News, il canale dalle dichiarate simpatie repubblicane, ospita sulla home page a caratteri cubitali un commento fulminante del deputato democratico della California Eric Swalwell: “il presidente Trump si è dimostrato ancora una volta il peggior nemico della verità”.

Sulla gestione del coronavirus e sulle accuse di evasione fiscale Biden doveva incalzare il suo avversario con ben altra grinta. Ma perde l’occasione: troppo “sleepy” – sonnolento, bolso – per reggere il confronto. Hillary Clinton, quattro anni fa, aveva fatto molto meglio.

“Come i dems, che avevano un lotto di candidati davvero notevole quest’anno – dalla Warren a Buttigieg da Booker a Klobuchar da Deval a Gillibrand – se ne siano usciti fuori con Biden è mistero spiegabile solo con l’autolesionismo – quello sì davvero transnazionale – della sinistra”, scrive ancora Del Pero.

L’insufficienza di Biden risuona anche nel commento di Doug Schoen, editorialista di Fox News: “la cosa più importante è che non ci sono state sorprese: non è successo niente che cambierà gli atteggiamenti, farà sì che uno dei candidati aumenti o perda voti, o che muova gli elettori indecisi in un modo o nell’altro”. Per Biden non è proprio un risultato lusinghiero. “Il presidente Trump è stato il chiaro vincitore”, rincara la dose Schoen: “forse lo stile non era presidenziale, ma Trump ha comandato la conversazione”. Tuttavia, i primi sondaggi della Cnn (60 a 28) e della Cbs (48 a 41) danno vincente Biden. Una scelta quasi obbligata per la “normalità” del candidato democratico? Il vantaggio c’è, ma c’è ancora un mese prima del traguardo finale.

Come commentano, intanto, i media americani? In fondo se lo aspettavano tutti, ma – come spesso accade con The Donald – la realtà supera sempre l’immaginazione. Per la gran parte degli interpellati un tale “circo” non si era mai visto. La sensazione grottesca di aver toccato il fondo la dà Van Jones, uno dei commentatori della Cnn, quando durante la diretta post-dibattito avverte: “molti definiscono ‘circo’ quel che è avvenuto questa notte. Ma sono tante le mail di lavoratori del circo che ci arrivano in queste ore per ricordare che loro sono attenti e rispettosi con le persone e che questo paragone è sbagliato e offensivo”.

Insomma, il flop del confronto televisivo è sotto gli occhi di tutti. E alcuni propongono di annullare i prossimi appuntamenti. “Questo non è stato un dibattito e, per il bene dei nostri figli, della nostra democrazia e del nostro paese, non dovrebbe esserci più nulla di tutto ciò”, dice la celebre giornalista ed editrice Arianna Huffington. Ma lo stop appare improbabile. E con Trump conviene prepararsi al peggio.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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