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UE, Covid-19 si vince con il concorso dei governi locali

di Rosario Sapienza

 

Nello scorso mese di ottobre si è tenuta, completamente on line, la Settimana europea delle regioni e delle città, promossa e organizzata dal Comitato delle Regioni dell’Unione europea.

Dopo aver celebrato, l’anno scorso, il proprio venticinquesimo anniversario (è stato infatti istituito nel 1994) il Comitato delle Regioni dell’Unione europea, le cui competenze sono disciplinate dagli articoli 305-307 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, sta ritrovando nuovo slancio, pur tra diverse difficoltà.

Oggi è comune descrivere il Comitato come un ente caratterizzato da un conflitto di identità tra la dimensione consultiva di organo tecnico competente per le questioni che hanno una dimensione territoriale (i pareri del Comitato riguardano le materie della coesione economica, sociale e territoriale, le reti infrastrutturali trans-europee, la politica dei trasporti, salute, educazione e cultura, addestramento professionale, impiego e politica sociale, la protezione dell’ambiente) e la dimensione più politica di organo di rappresentanza delle realtà del potere locale e regionale negli Stati europei, conflitto che finisce con il limitarne il ruolo all’interno dell’equilibrio politico dell’Unione.

Innanzitutto, esso non è annoverato tra le istituzioni dell’Unione, il che certamente nuoce al suo rilievo e alla sua “incisività” sul piano dell’equilibrio politico-istituzionale dell’Unione stessa.

Inoltre, il suo ruolo essenzialmente consultivo lo espone a talune critiche rispetto al fondamentale compito che potrebbe assolvere quale portatore delle istanze regionali.

Al riguardo, si osserva generalmente che i componenti del Comitato, pur essendo persone che hanno “la titolarità di un mandato elettivo nell’ambito di una collettività regionale o locale” o “la qualità di soggetto politicamente responsabile dinanzi a un’assemblea elettiva” (in questo caso, quindi, membri possono essere oltre i Presidenti anche i consiglieri regionali, i membri della Giunta e i sindaci), non devono però operare che nell’interesse generale dell’Unione (art.300.4 TFUE)

Eppure, non bisogna trascurare l’evoluzione della dinamica sociale e politica della quale il Comitato è espressione e che contribuisce peraltro a catalizzare.

I poteri locali e regionali hanno scoperto, per dir così, l’Europa proprio quando si pone il problema di una loro rappresentanza o comunque di un loro coinvolgimento nelle dinamiche della integrazione.

Nel quadro di queste attività va vista appunto la Settimana europea delle Regioni e delle città che quest’anno è durata per la verità tre settimane e che ha visto numerosi eventi di spicco.

Tra questi eventi, la presentazione della prima edizione del Barometro Regionale e Locale un rapporto annuale che ha lo scopo di saggiare e descrivere lo “stato di salute” delle autonomie regionali e locali nell’Unione.

Questa prima edizione si è incentrata tutta sull’impatto che la pandemia da Covid 19 ha avuto sugli enti locali e regionali europei, che sono stati in prima fila nella gestione delle strategie messe in atto per fronteggiarla.

Dal rapporto emerge che la pandemia ha colpito in maniera diversa i vari territori europei, documentando con un accurato apparato statistico ciò che si era indubbiamente già percepito.

Altro dato interessante è che in generale i cittadini europei manifestano la convinzione che siano proprio i governi locali e regionali gli enti meglio attrezzati per la gestione delle problematiche sanitarie sul territorio.

Convinzione che anche la presidente della commissione Ursula von der Leyen ha fatto propria, dichiarando che la Settimana europea delle Regioni e delle Città è stato un chiaro messaggio mandato alle capitali degli Stati europei sulla necessità del coinvolgimento delle autorità locali e regionali nella gestione delle strategie antiCovid 19.

Ciò però, ha concluso la von der Leyen, investe i poteri locali e regionali di una grande responsabilità.

E, aggiungiamo noi, porta alla ribalta il problema del coordinamento e della cooperazione tra il Governo centrale e i Governi locali, problema, come stiamo vedendo anche in Italia, di non facile soluzione.

Rosario Sapienza
sapienza@per.it

Direttore di Autonomie e Libertà in Europa, contenitore di iniziative e ricerche sulla protezione dei diritti umani nei diversi territori europei. Professore ordinario di diritto internazionale nell’Università di Catania, ha dedicato particolare attenzione alle politiche di riequilibrio territoriale dell’Unione europea, collaborando con la SVIMEZ. E’ vicepresidente di Coesione & Diritto, associazione per la tutela dei diritti umani sul territorio.

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