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Ue: Presidenza del Consiglio, tocca al Portogallo

di Rosario Sapienza

 

Dal primo gennaio 2021 la presidenza del Consiglio è esercitata dal Portogallo [https://www.2021portugal.eu/en/] che succede alla Repubblica federale tedesca e ricoprirà la carica per un semestre, quando la cederà alla Slovenia.

Infatti, secondo il disposto dell’articolo 16, comma 9 del Trattato sull’Unione europea

«La presidenza delle formazioni del Consiglio, ad eccezione della formazione “Affari esteri”, è esercitata dai rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio secondo un sistema di rotazione paritaria, alle condizioni stabilite conformemente all’articolo 236 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea».

L’articolo 236 del TFUE prevede che sarà il Consiglio europeo ad adottare una decisione che regolamenta questa turnazione.

Può essere utile a questo punto ricordare che il Consiglio europeo e il Consiglio sono due distinte istituzioni dell’Unione. Certo, tutti lo sanno, ma è meglio ricordarlo.

Il Consiglio europeo, ai sensi dell’articolo 15 TUE, secondo comma è composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione. Sempre ai sensi del medesimo articolo 15, quinto comma «il Consiglio europeo elegge il presidente a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta». Sempre ai sensi dell’articolo 15, comma primo, il Consiglio europeo «dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni legislative». Insomma, il Consiglio europeo è l’istituzione che da all’Unione un indirizzo generale. Il suo presidente è il belga Charles Michel, in carica dal 1°dicembre 2019. 

Il Consiglio, invece, ai sensi del primo comma del già citato articolo 16 «esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la funzione di bilancio». In altre parole, il Consiglio (erede in questo del Consiglio dei Ministri delle Comunità) si salda con il Parlamento nella titolarità congiunta del potere normativo dell’Unione.

Inoltre, visto che esso è diretta espressione dei governi degli Stati membri, sovrintende al coordinamento generale delle politiche dell’Unione. La presidenza del Consiglio, come abbiamo detto, cambia ogni sei mesi a rotazione tra i vari Stati membri, e nel semestre di riferimento lo Stato presidente assicura il funzionamento del Consiglio stesso.

Lo fa, però, al fine di assicurare la continuità di leadership, in condivisione con il suo predecessore (in questo caso la Repubblica Federale Tedesca) e con il suo successore (la Slovenia).

Il programma viene dunque strutturato su un arco di tre semestri, fermo restando che ogni singolo Stato si darà delle priorità di dettaglio e sarà responsabile politicamente dei vari passaggi istituzionali.

Per esempio, la Repubblica Federale Tedesca ha impegnato tutto il suo peso politico nella gestione della reazione alla pandemia del Covid 19, del complesso dossier dell’approvazione del bilancio pluriennale e del varo di Next Generation EU e, last but not least, della Brexit, condotta in porto with deal.

Adesso alla presidenza portoghese (la prima dell’Unione a 27, come ricordava il primo ministro portoghese António Costa), spetta il compito, non meno difficile e complesso, di procedere nell’attuazione di questo programma, secondo le priorità del suo semestre, peraltro in linea con le priorità generali dell’Unione, come, ad esempio, rafforzare la resilienza dell’Europa, promuovere la fiducia nel modello sociale europeo, lavorare per promuovere ripresa sostenibile dell’Unione, accelerare una transizione digitale equa e inclusiva e riaffermare la scelta multilateralista dell’Unione nel mondo.

L’agenda della presidenza portoghese, il cui motto è “Tempo di agire: una ripresa giusta, verde e digitale”, si avvierà il 5 gennaio con la visita a Lisbona del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Poi sarà tutto un succedersi di riunioni nel tentativo di assicurare il successo del piano delle vaccinazioni e di coniugarlo con un’azione incisiva per una Europa verde, coesa e digitale, capace di un suo ruolo da protagonista nel panorama globale. Niente male davvero come agenda.

Rosario Sapienza
Rosario Sapienza
sapienza@per.it

Direttore di Autonomie e Libertà in Europa, contenitore di iniziative e ricerche sulla protezione dei diritti umani nei diversi territori europei. Professore ordinario di diritto internazionale nell’Università di Catania, ha dedicato particolare attenzione alle politiche di riequilibrio territoriale dell’Unione europea, collaborando con la SVIMEZ. E’ vicepresidente di Coesione & Diritto, associazione per la tutela dei diritti umani sul territorio.

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