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«Un balzo in avanti»: l’accordo Merkel-Macron è un duro colpo per i sovranisti

Vittorio Ferla

 

La proposta di Emmanuel Macron e Angela Merkel di un fondo per la ripresa da 500 miliardi di euro rappresenta una novità storica. Il motivo è presto spiegato: la proposta si basa sul debito comune europeo e prevede trasferimenti diretti – non prestiti – dai paesi del Nord ai paesi del Sud Europa. Come ricordano diversi quotidiani europei e internazionali, l’intesa raggiunta conferma due costanti della storia europea. La prima è il rilievo dell’impulso franco-tedesco nella costruzione dell’Unione. La seconda è che l’Europa avanza grazie alle crisi, proprio come nel caso di Covid-19.

Come ricorda il quotidiano del centrosinistra francese Le Monde, se, da una parte, «Berlino vìola un tabu», quello della mutualizzazione dei prestiti ai singoli paesi, dall’altra parte, «l’accordo va ancora accolto dagli altri stati membri». Secondo Le Monde, se questa condizione si dovesse verificare – il 27 maggio ci sarà il piano della Commissione europea – sarebbe un «passo decisivo dell’Europa verso una solidarietà di bilancio, una politica sanitaria meglio coordinata e una sovranità meglio condivisa». Ovviamente non sarà facile. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha già preso le distanze rivendicando l’alleanza con Olanda, Svezia e Danimarca sul fronte del “No”. «Vogliamo essere solidali con gli Stati che sono stati colpiti duramente dalla crisi, ma riteniamo che la strada giusta siano mutui e non contributi», ribadisce Kurz. «Nei prossimi giorni – prosegue – presenteremo una proposta con una serie di idee. Siamo convinti che il rilancio dell’economia europea sia possibile, senza una comunitarizzazione dei debiti». I paesi nordici, insomma, fanno scudo contro l’ipotesi di maglie larghe nella gestione del bilancio e del debito europei.

Resta il fatto, però, che l’iniziativa di Francia e Germania – i due paesi più importanti del continente, sul piano politico ed economico – ha un peso enorme nella bilancia dei rapporti tra gli stati membri. L’innovazione di uno strumento di debito europeo, necessario per darsi un meccanismo efficace di solidarietà, è un asso molto importante sul tavolo da gioco delle trattative intergovernative.

In sostanza, la commissione dovrebbe prendere a prestito 500 miliardi di euro sul mercato per distribuirli ai paesi maggiormente colpiti dal sisma economico provocato dalla pandemia. Ciò significa che il debito dovrebbe poi essere restituito ai creditori dall’Unione stessa e non dai singoli stati beneficiari.

Nell’ormai celebre discorso al Bundestag del 23 aprile scorso, Angela Merkel lo aveva detto chiaramente: «dobbiamo rafforzare l’Europa dopo questa crisi», nella consapevolezza che «la Germania starà bene se starà bene l’Europa».

Un rigurgito di coscienza nel quale l’influenza delle pressioni di Emmanuel Macron è stato decisivo. Come spiega infatti il quotidiano francese liberale L’Opinion, «Macron è riuscito a convincere Merkel a fare accettare ai tedeschi la mutualizzazione di un debito europeo. Sarebbe la prima volta che l’Europa si indebita per trasferire risorse ai suoi stati membri». Certo, «la Francia non ha ottenuto la mutualizzazione dei debiti passati», ma «la Germania impegna la qualità della sua firma finanziaria» sull’accordo che mette fine alla profezia delle cassandre che volevano la fine della comunità europea. Proprio nel momento in cui la crisi da coronavirus ha stravolto l’Unione con «le frontiere interne ristabilite e le politiche nazionali più invadenti».

Ovviamente, non mancano le perplessità. Secondo il quotidiano spagnolo El Pais, l’accordo è «un passo nella direzione giusta, ma deve essere concretizzato e dettagliato: la cosa migliore sarebbe l’emissione di debito gestito dalla Commissione e garantito dal bilancio europeo», ma certamente «si deve celebrare il fatto che sarebbero sovvenzioni a fondo perduto e non prestiti». Tuttavia, El Pais teme che nella «richiesta per i beneficiari di un chiaro impegno a seguire politiche economiche sane» riemerga il fantasma della «vecchia e crudele condizionalità».

Nonostante queste perplessità rappresentate dall’intellighenzia socialista spagnola, l’accoglienza dell’intesa franco-tedesca è accolta con entusiasmo nella sinistra francese. Laurent Joffrin, direttore del quotidiano Libération, parla di «balzo in avanti». Spiega Joffrin: «è una brutta giornata per gli antieuropei. Per loro la crisi da Covid-19 insieme al disastro economico avrebbero spazzato via la comunità europea» con il ritorno dei «tempi benedetti del ciascun per sé». Anche la sentenza della Corte costituzionale tedesca contro la Bce sembrava andare in questa direzione. «Ma è andata al contrario», esulta Joffrin. «Angela Merkel ha capito che l’Ue rischiava di implodere e distruggere i partner economici di cui la Germania ha bisogno». Alla fine, conclude il direttore di Libération, «l’Ue ha oscillato nella crisi, ma, invece di affondare, naviga».

 

 

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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