Un fiume di soldi e di vaccini: l'economia Usa sarà di nuovo la locomotiva globale? | Fondazione PER
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Un fiume di soldi e di vaccini: l’economia Usa sarà di nuovo la locomotiva globale?

di Vittorio Ferla

 

L’estensione della zona rossa non solo chiude in casa gli italiani fino a dopo Pasqua, ma costringe all’apnea un sistema economico che avrebbe tanto bisogno di ritornare a crescere. Rispetto all’anno scorso, però, lo scenario successivo al nuovo lockdown appare più roseo. Almeno per tre ragioni. L’arrivo di enormi quantità di vaccini fa pensare che la gran parte della popolazione sarà protetta entro giugno. La distribuzione dei sostegni alle categorie economiche maggiormente colpite dalle chiusure dovrebbe finalmente produrre un sollievo. I 209 miliardi del Recovery Plan, gestiti da un governo adeguato alla sfida e autorevole in Europa, potrebbero scatenare la tanto attesa ripartenza economica.

Per avere una conferma di queste aspettative positive può essere utile guardare oltreoceano: gli Stati Uniti, con qualche mese di anticipo rispetto all’Italia, sembrano proiettati verso una progressiva fuoriuscita dal tunnel della pandemia. Una indagine dell’Università del Michigan mostra che i consumatori americani sono molto più ottimisti in questo mese di marzo. L’indice della fiducia degli intervistati è salito a 83 punti, rispetto ai 76,8 di febbraio. Sebbene sia ancora al di sotto del livello di un anno fa, è cresciuto molto più rapidamente delle previsioni degli esperti.

L’obiettivo fissato da Joe Biden di vaccinare tutti gli adulti entro il 1° maggio e il nuovo pacchetto di stimoli da 1.900 miliardi di dollari approvato di recente creano un potente cocktail di buone notizie. Quello di Joe Biden potrebbe diventare il programma di welfare più poderoso dai tempi della “Great Society”, nome con il quale si ricordano le riforme sociali della presidenza di Lyndon Johnson negli anni Sessanta del Novecento. “La fiducia dei consumatori è aumentata all’inizio di marzo al livello più alto in un anno grazie al crescente numero di vaccinazioni e alle  misure di soccorso annunciate da Joe Biden”, spiega alla Cnn Richard Curtin, capo economista del Survey of Consumers dell’Università del Michigan. Considerati tutti i gruppi socioeconomici, il più alto tasso di ottimismo si registra tra coloro che appartengono alle fasce di reddito più basse e tra gli intervistati di età pari o superiore a 55 anni. In generale, dice Curtin, gli intervistati cominciano a rivalutare positivamente le loro condizioni economiche e le aspettative per il futuro.

La riapertura dell’economia – e, con questa, la riapertura dei portafogli degli americani – potrebbe portare con sé la crescita dell’inflazione. Un fenomeno che può diventare rischioso se i prezzi salgono troppo rapidamente, costringendo la Federal Reserve ad aumentare i tassi di interesse. Ciò nonostante, le notizie positive per l’economia americana non sono finite. Goldman Sachs prevede una crescita del Pil degli Stati Uniti nel 2021 del 6,9%, la più rapida dal 1984. Morgan Stanley addirittura del 7,3%. Entrambe le previsioni supererebbero l’obiettivo di crescita del governo cinese, fermo al 6%. Come mostrano le statistiche della Banca Mondiale, gli Usa non superano il ritmo di crescita del Pil cinese dal 1976. Nel 2010, con il rimbalzo della Grande Recessione, il Pil della Cina crebbe del 10,6%, quattro volte di più rispetto a quello americano. Nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia, la Cina cresceva con un ritmo tre volte superiore a quello degli Stati Uniti.

Per la prima volta dopo tanto tempo, dunque, l’economia americana tornerebbe a crescere più di quella cinese. Segnali di ottimismo geoeconomici che toccano anche la vita quotidiana del ceto medio americano: per Morgan Stanley il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti scenderà al di sotto del 5% entro la fine dell’anno e al di sotto del 4% entro la fine del 2022. “L’economia statunitense tornerà a diventare la locomotiva globale. E aiuterà a tirare fuori il resto del mondo da questa crisi”, assicura Gregory Daco, capo economista statunitense di Oxford Economics.

Se queste sono le premesse – gli Usa, principale mercato del made in Italy, che tornano a correre, le vaccinazioni a tappeto entro giugno, i sostegni alle categorie economiche, il fiume di miliardi del Recovery Plan, l’autorevolezza del governo Draghi ai tavoli europei – anche l’Italia ha motivi fondati per ritrovare la via dell’ottimismo.

Vittorio Ferla
Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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