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Un piano di azione europeo per la democrazia: la Commissione UE fa sul serio

di Rosario Sapienza

 

Non si può dire che non ci stiano provando in tutte le maniere e con tutti i mezzi a cercare di raggiungere dal chiuso dei loro palazzi di Bruxelles i cittadini europei che restano poco interessati alla vicenda dell’Unione, distratti come sono, oggi dalla paura della pandemia, ieri e sempre da una situazione economica certo non florida.

Parlo della Commissione europea, che, sotto la guida della signora Von der Leyen sforna a getto continuo piani d’azione per quasi tutto.

Il 3 dicembre è stata la volta del Piano d’azione per la Democrazia Europea, [COM (2020) 790 final] una articolata strategia il cui obiettivo, per usare le parole di Věra Jourová, vicepresidente della Commissione con delega per i Valori e la Trasparenza, è quello di difendere e promuovere “una significativa partecipazione dei cittadini, mettendoli nelle condizioni di effettuare le loro scelte nello spazio pubblico liberamente e senza manipolazioni”.

Il Piano d’azione, insomma, intende incidere sul nesso tra la libera circolazione delle informazioni e la democrazia, a partire dal convincimento, generalmente condiviso, che cittadini bene informati sono il fondamento di una società autenticamente democratica.

Si tratta di una serie di iniziative che si terranno tra il 2021 e il 2023, accompagnando i cittadini europei verso le nuove elezioni del Parlamento europeo del 2024.

E proprio dalla garanzia di libere elezioni a tutti i livelli che parte il Piano d’azione prevedendo nuova normativa relativamente alla comunicazione elettorale e al finanziamento delle attività dei partiti politici.

Una seconda direttrice d’azione è volta alla promozione di misure a tutela dei giornalisti e delle loro attività, specie delle donne giornaliste, e a limitare le cosiddette SLAPPs, ossia le azioni legali, spesso pretestuose, dirette a ostacolare o bloccare la partecipazione pubblica.

La parola SLAPP, che suona come slap, che vuol dire schiaffo, è l’acronimo di Strategic Lawsuits Against Public Participation e indica tutte quelle pratiche, di solito azioni legali volte a scoraggiare tutte quelle iniziative che mirano ad affermare valori di democraticità e partecipazione.

Su un altro versante, la Commissione si propone di incentivare il contrasto a tutte quelle misure di disinformazione specie quelle attive a livello della comunicazione digitale.

Questo Piano d’azione, informa la Commissione europea, è parte di una articolata strategia di promozione della democrazia nell’era digitale, insieme con il Meccanismo Europeo per lo Stato di diritto, la Nuova Strategia per la promozione dell’applicazione della Carta Europea dei Diritti Fondamentali e il Piano d’azione per i Media e l’Audiovisuale.

Strategia complessa e che dovrebbe appunto favorire la democrazia nell’era digitale.

E senza dubbio sarà così.

Ma tante sono le difficoltà che si frappongono sul cammino della costruzione di una democrazia autenticamente europea.

La nostra mente corre, e giustamente, alle recenti vicende dell’iniziativa ungherese e polacca volta a neutralizzare gli obblighi europei in materia di Stato di diritto.

Ma che dire del Parlamento italiano che da anni non riesce a riformare la legislazione interna in materia di diffamazione a mezzo stampa, vero e proprio bavaglio alla libertà di informazione?

Rosario Sapienza
sapienza@per.it

Direttore di Autonomie e Libertà in Europa, contenitore di iniziative e ricerche sulla protezione dei diritti umani nei diversi territori europei. Professore ordinario di diritto internazionale nell’Università di Catania, ha dedicato particolare attenzione alle politiche di riequilibrio territoriale dell’Unione europea, collaborando con la SVIMEZ. E’ vicepresidente di Coesione & Diritto, associazione per la tutela dei diritti umani sul territorio.

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