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Usa 2020: nel primo dibattito Trump cerca di minare la fiducia nella democrazia

di Alessandro Maran

 

Per dirla in una parola, come ha scritto Chris Cillizza della CNN, il primo dibattito tra il presidente Donald Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden, è stato «orribile».

Quello dell’altra sera, è stato diverso da ogni altro dibattito precedente. Fin dal primo momento, il presidente Trump ha interrotto ripetutamente Joe Biden mentendo spudoratamente riguardo al pagamento delle tasse, al piano sanitario di Biden, all’ambiente e al voto per posta. Di conseguenza, il dibattito è risultato praticamente inguardabile e non ha aiutato a fare chiarezza sui principali problemi che il paese deve affrontare o sulle differenze sostanziali tra i due candidati.

Nel suo articolo, il commentatore politico della CNN ha, infatti, lasciato di proposito in bianco lo spazio riservato ai colpi messi a segno. «Si è trattato di un dibattito davvero atroce che non ha contribuito in nessun modo ad informare il pubblico sui due candidati e sulle loro intenzioni», ha scritto Cillizza, che poi ha aggiunto: «È stato senza dubbio il peggior dibattito che abbia seguito nei miei due decenni di lavoro. Ciò è accaduto proprio mentre più di 200.000 americani sono morti a causa del Covid-19 e le proiezioni fanno presagire che il numero potrebbe raddoppiare entro il primo gennaio, rendendo la mancanza di serietà del dibattito ancora più impressionante – e penosa. È stato, a farla breve, un grave danno per la democrazia».

Uno dei consiglieri di Trump, l’ex governatore Chris Christie del New Jersey, ha definito la sua performance «eccessiva». Ad un certo punto del dibattito, perfino il moderatore, Chris Wallace di Fox News (il canale televisivo spesso criticato per gli evidenti favoritismi verso il conservatorismo e le politiche di destra), è sbottato: «Signor presidente, il suo comitato elettorale ha convenuto che entrambe le parti abbiano a disposizione due minuti per la risposta. Senza interruzioni. La sua parte si è detta d’accordo. Si attenga agli impegni assunto dal suo comitato elettorale».

Jonathan Martin del New York Times ha scritto che «la tattica stile bulldozer» di Trump è molto rischiosa per un presidente in carica «indietro rispetto a Biden in gran parte perché gli elettori, compresi diversi elettori che lo hanno sostenuto nel 2016, sono stanchi dei suoi attacchi dei suoi scoppi d’ira quotidiani». Ma come ha scritto Anne Applebaum sull’Atlantic, «il senso della performance di Trump nel dibattito era quello di minare la fiducia nelle elezioni e nella democrazia stessa».

Biden non è stato sempre vivace. Lo è raramente durante i dibattiti. L’altra sera, a volte inciampava sulle parole e ha faticato a spiegarsi. Quando Trump gli ha offerto dei varchi, Biden non ne ha sempre approfittato. In altri momenti, tuttavia, ha espresso le sue idee in modo chiaro. «Biden ha parlato del paese e degli americani, non di Trump», ha scritto la storica Heather Cox Richardson nella sua newsletter. Si è comportato, insomma, come molti dei precedenti candidati presidenziali di entrambi i partiti. Trump non lo ha fatto. Con la sua performance, ha voluto respingere la possibilità stessa di permettere agli elettori americani di ascoltare entrambi candidati.

Quando poi Biden ed il conduttore Wallace gli hanno chiesto di condannare il suprematismo bianco, Trump ha detto «sicuro» ma poi ha rifiutato di farlo. Biden ha indicato The Proud Boys, un gruppo di estrema destra, e Trump ha replicato. «Proud Boys? State fermi e state pronti …Qualcuno deve fare qualcosa riguardo agli antifa e alla sinistra». Il gruppo ha festeggiato la sua risposta online e ha cominciato ad usare la frase «Stand back and stand by». La conclusione di Biden è stata: «Con questo presidente siamo diventati più deboli, più malati, più poveri, più divisi e più violenti». Quella di Trump: «In 47 mesi ho fatto più di quello che tu hai fatto in 47 anni».

Chi ha tratto vantaggio dal dibattito? La maggior parte degli analisti pensa che Trump non ci sia riuscito. Un instant poll della CBS ha mostrato che un numero di elettori leggermente maggiore pensa che Biden abbia vinto. Doug Rivers, dell’agenzia di sondaggi YouGov ha scritto: «Trump ha fatto male con la sua base. Il 15% dei suoi supporter pensa sia stato un pareggio, rispetto al solo 4% dei supporter di Biden. Soltanto il 49% dei supporter di Trump pensa che il dibattito sia servito loro per farsi un’idea migliore di Trump». Secondo Rick Lowry, della National Revue, «il punto chiave è che Trump ha cercato di far crollare Biden e non c’è riuscito». Nate Cohn, che analizza i sondaggi per il New York Times, ha scritto invece: «Che disastro. Non c’è stato alcun vincitore, certamente non gli Stati Uniti. E ciò fa di Biden il vincitore. È in testa. È Trump che ha bisogno di vincere, e penso che quasi tutti saranno d’accordo nel ritenere che, come ha detto Chris Wallace, il presidente è stato in grandissima parte l’artefice di quel dibattito».

È, infatti, il presidente Trump ad aver bisogno di questi dibattiti «per cambiare la dinamica della gara». Perché se non riuscirà a farlo è probabile che perda. «Nel corso di 90 strazianti minuti – ha scritto Cillizza – non ho visto nulla che possa cambiare qualcosa. Sì, Trump ha dominato il dibattito, ma è stato così perché, in ogni sua fase, ha maltrattato, interrotto e imbrogliato sia Biden che il moderatore Chris Wallace. Sicuramente, potrà aver scaldato i suoi più accesi sostenitori. Ma pensate davvero che avessero bisogno di una performance come questa per eccitarsi all’idea di votarlo?».

Date le continue interruzioni e «il messaggio sinistramente ambiguo ai nazionalisti bianchi», la redazione del Financial Times ha scritto: «Nessuno a cui importi la democrazia americana può non sentirsi inquieto al riguardo». Ipotizzando che Trump punti a rimanere in sella contestando i risultati elettorali, il giornale conclude che sebbene l’anno sia stato segnato da «un contagio letale, dalla violenza di Stato e dalla strage economica, nessuno di questi problemi è la posta più grande in gioco a novembre. In ballo, in America, è lo stesso processo democratico. Il peggior dibattito presidenziale che si ricordi è stato anche il più inquietante. Nessuno lo avrà gustato meglio dei nemici autocratici dell’America». Non per caso, Global Times, il giornale edito in inglese dal Partito comunista cinese, titolava ieri: «Il primo dibattito Trump – Biden, il simbolo del caos e delle profonde divisioni sociali degli Stati Uniti».

Alessandro Maran
Alessandro Maran
maran@perfondazione.eu

Già senatore del Partito democratico, membro della Commissione Esteri e della Commissione Politiche Ue, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Parlamentare dal 2001 al 2018, è stato segretario regionale dei Ds del Friuli Venezia Giulia.

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