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Usa e Ue contro la Cina ripensano i dazi

di Vittorio Ferla

 

La sospensione reciproca delle tariffe tra Stati Uniti e Unione Europea è stata la base dell’accordo che ha risolto la controversia Boeing-Airbus. Sarà lo stesso per i dazi su acciaio e alluminio che Trump applicò all’Europa per imprecisati motivi di sicurezza nazionale tratti dalla sezione 232 del Trade Expansion Act degli Stati Uniti del 1962? Pare proprio di no, a giudicare dalle pressioni ricevute dalla amministrazione americana da parte delle lobby dell’acciaio. Ecco perché Valdis Dombrovskis, il vicepresidente esecutivo dell’Ue e responsabile della politica commerciale, si è detto disponibile ad “altre possibili soluzioni”, nonostante per l’Europa, alleato strategico degli Usa, le ragioni allora addotte da Trump rappresentino ancora oggi uno schiaffo immotivato.

Intervistato dal Financial Times, Dombrovskis ha chiarito: «Comprendiamo la volontà degli Stati Uniti di proteggere la loro industria siderurgica, ma certamente ci sono modi per farlo in un modo meno dirompente per i produttori dell’Ue». L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca ha certamente invertito la rotta di Trump sulle le relazioni commerciali transatlantiche. Tuttavia, la rimozione delle tariffe della sezione 232 sarà politicamente dolorosa per il presidente americano: primo, perché la potente industria siderurgica statunitensi apprezza i dazi; secondo, perché gli stati industriali, tra cui Indiana, Ohio e Pennsylvania, potrebbero contestare pesantemente i democratici alle prossime elezioni.

In ogni caso, una soluzione andrà trovata. Gli Stati Uniti potrebbero optare per convertire le tariffe della sezione 232 in “salvaguardie” per far fronte a un’improvvisa ondata di importazioni. Ma sarebbero difficili da conciliare con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. In ogni caso, specie dopo la rinnovata strategia della presidenza americana che vuole rafforzare i legami transatlantici dopo il gelo degli anni di Trump, le due parti hanno tutto l’interesse a trovare un accordo. L’obiettivo principale – che interessa sia le imprese americane che le imprese europee – è infatti quello di fronteggiare l’eccesso di offerta di acciaio derivante dalla produzione di un paese come la Cina. Uno dei risultati del vertice Ue-Usa a Bruxelles del mese scorso è stata la creazione di un nuovo Consiglio per il commercio e la tecnologia teso a rafforzare la cooperazione nelle tecnologie chiave. Dombrovskis ha spiegato che le due parti mirano a creare 10 gruppi di lavoro in una serie di aree e stanno decidendo quali argomenti dare priorità. Tra le questioni cruciali: il 5G, l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose, la robotica, lo screening degli investimenti e la regolamentazione delle piattaforme Internet. Tutte con un denominatore comune: la competizione economica e tecnologica con la Cina.

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Vittorio Ferla
vittorinoferla@gmail.com

Giornalista, direttore di Libertà Eguale e della Fondazione PER. Collaboratore de ‘Linkiesta’ e de 'Il Riformista', si è occupato di comunicazione e media relations presso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio. Direttore responsabile di Labsus, è stato componente della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva dal 2000 al 2016 e, precedentemente, vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato con Cristiano sociali news, L’Unità, Il Sole 24 Ore, Europa, Critica Liberale e Democratica. Ha curato il volume “Riformisti. L’Italia che cambia e la nuova sovranità dell’Europa” (Rubbettino 2018).

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