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Verso una missione militare europea nel Mar Rosso

di Ilaria Donatio

 

Il G7 come strumento di stabilità per risponde alle crisi che stiamo vivendo, la necessità di un’azione, non solo militare ma anche diplomatica, per proteggere i traffici commerciali nel Mar Rosso, e poi Ucraina, Taiwan e Medioriente. Questi i punti principali che in una conferenza stampa alla Farnesina, stamane, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha illustrato e che rappresentano le priorità, dal punto di vista italiano, relative ai filoni di attività del forum intergovernativo.

Il 2024 sarà l’anno del G7 a guida italiana, il summit dei leader dei sette paesi più industrializzati al mondo: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti. Per questa ragione, spiega Tajani, “vogliamo rafforzare il ruolo di questa organizzazione, vogliamo che sia strumento di stabilità per rispondere alle crisi che stiamo vivendo”.

L’obiettivo, dunque, è “rafforzare coesione e collaborazione”, anche perché, ha spiegato l’inquilino della Farnesina, “abbiamo due guerre e una crisi nel Mar Rosso”.

E da parte del governo ci sono “attenzione e preoccupazione” a causa della “riduzione del traffico marittimo nel Mar Rosso – di importanza strategica in quanto la più importante via di collegamento marittimo tra Europa, Asia e Africa Orientale – dovuta agli attacchi degli Houthi, il gruppo ribelle yemenita che prende il nome dal fondatore Hussein al-Houthi: dopo linizio della guerra tra Israele e Hamas, gli Houthi hanno iniziato a eseguire attacchi mirati nel Mar Rosso contro navi associate a Israele, impiegando missili e droni, alcuni dei quali sono stati intercettati dalle Forze di Difesa Israeliane e dagli Stati Uniti. 

In seguito a questi attacchi, ha specificato Tajani, nel canale di Suez – che collega il Mediterraneo con il mar Rosso – si è passati dal transito di “400 navi al giorno a 250”: è chiaro, dunque, che “alcuni porti italiani come Gioia Tauro, Taranto, Brindisi, Trieste e Genova avranno degli effetti negativi”, aggiungendo di averne parlato, ieri, con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini in Consiglio dei ministri.

“Stiamo monitorando la situazione”, ha detto il vicepremier, sottolineando che “serve un’azione non solo militare ma anche diplomatica a tutela delle nostre esportazioni” e di avere fatto una relazione sullo stato dell’arte, sempre nell’ambito del Consiglio dei ministri, in accordo con il ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Con la Francia e la Germania stiamo formalizzando una proposta da presentare agli altri partner Ue”, in occasione del prossimo Consiglio Affari Esteri del 22 gennaio, “per allargare la competenza dell’attuale missione Atalanta dallo stretto di Hormuz fino al canale di Suez”.

“Tutto il nostro lavoro nel Mar Rosso”, ha dunque rimarcato il ministro degli Esteri, “punta a difendere il traffico marino in tutta l’area, fino a Suez. Così, una presenza militare europea può difendere il traffico europeo” e alla stampa ha aggiunto: “Non c’è una politica estera europea se non c’è difesa europea: vogliamo un’Europa che abbia un rapporto paritario con Usa e Nato, non è sufficiente quello che si è fatto, bisogna avere come obiettivo finale un esercito europeo”, ha chiosato sul tema il ministro.

E parlando di interventi di peacekeeping – “se vogliamo avere missioni di pace efficaci e intervenire in tempi rapidi, dobbiamo avere uno strumento che sia operativo in tempi molto rapidi” – ha fatto l’esempio dell’aggressione militare russa all’Ucraina sul cui esito Tajani ha le idee chiare: “L’Italia, insieme all’Ue, continuerà ad aiutare l’Ucraina nel suo diritto a esistere. Vogliamo la pace che implica che non ci sia un vincitore e un vinto, ma arrivi nel rispetto del diritto internazionale”. L’Ucraina, insomma, ha argomentato il vicepremier, sta difendendo “la propria libertà e quella dell’Europa”.

Per quanto riguarda Taiwan, Tajani ha confermato che la politica italiana è quella del “mantenimento dello status quo” nei rapporti fra l’isola e la Cina. Per questo, “abbiamo salutato il nuovo presidente eletto democraticamente e a Verona”, e annuncia, “ad aprile riuniremo la commissione mista Italia-Cina per rafforzare i rapporti commerciali con quel Paese”.

L’altra area di crisi che richiede un intervento internazionale urgente e rappresenta una delle priorità della presidenza italiana del G7, è la situazione in Medio Oriente, su cui il ministro degli Esteri promette: “Lavoreremo per una de-escalation” perché  “siamo contro il terrorismo, abbiamo condannato il disumano attacco di Hamas, chiediamo con forza la liberazione degli ostaggi e accogliamo con favore tutte le iniziative di mediazione”. Aggiungendo: “Abbiamo sollecitato Israele fin dall’inizio ad avere una reazione proporzionata che colpisse solo le basi di Hamas”.

Dunque, annuncia la prossima missione: “Il 24 e 25 gennaio, sarò in Libano, Israele e Palestina per portare un altro messaggio di pace e di dialogo” dove l’inquilino della Farnesina ribadirà che l’Italia è per un “governo civile” a Gaza e che l’unica soluzione è quella di “due popoli e due Stati”.

“Sogno difficile, una follia?”, si chiede Tajani “Sì, ma a volte i sogni si realizzano e tutti i paesi del G7 lavorano per questo: portare la pace in questa martoriata terra. Dobbiamo aver il coraggio di andare avanti”. 

Ilaria Donatio
idonatio@gmail.com

Giornalista freelance, collabora con il quotidiano La Ragione, con la Fondazione Luigi Einaudi e con la testa online The Watcher Post. Tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati, scrive da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Ha scritto “Opus Gay", saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, e ha curato "Il sindacato che si forma", un volume che raccoglie i risultati della Scuola di studi avanzati di economia e lavoro di UILTEC. Fondatrice di "GnamGlam", un progetto dedicato all'informazione agroalimentare. Nel corso della XVIII legislatura ha collaborato con la segreteria di +Europa.

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