Visitatori e accessibilità: i musei di Calabria e Sicilia sempre in sofferenza - Fondazione PER
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Visitatori e accessibilità: i musei di Calabria e Sicilia sempre in sofferenza

di Lucia Trigilia 

 

Ci domandiamo come mai tra i 10 musei più visitati d’Italia non ci sia una sola galleria più a sud di Napoli e della Campania. Proviamo allora a dare uno sguardo più ampio cercando tra i 30 musei maggiormente visitati dello stivale. L’assenza è ahinoi confermata. A Roma, Firenze, Venezia e Napoli sono i musei di gran lunga più visitati dai turisti e non troviamo nessun museo del Sud dopo l’Holo Museum interattivo di Castel del Monte, al ventisettesimo posto. Eppure, quel territorio ricco di storia e di cultura equivale alla Magna Grecia e alla Sicilia; stiamo parlando in poche parole dell’incipit della civiltà occidentale e di quella cultura urbana che vanta scavi archeologici e modelli di città con trame viarie capaci di rivelare la morfologia di una città greca, testimonianze di impianti urbanistici più integri che nella Grecia stessa come a Megara Hiblaea. Possibile che al turista viaggiatore interessi poco o niente il fenomeno della preistoria e della colonizzazione greca e romana che caratterizza così tanto il Mediterraneo e il Meridione d’Italia ed è attratto quasi esclusivamente dalla scoperta pur centrale e identitaria del Rinascimento, che proprio alla riscoperta dell’Antico si è ispirato? Solo la Sicilia ha ben sette siti Unesco che attraversano tutte le età del cammino dell’uomo dalla preistoria all’età barocca, oltre ai siti naturalistici come le Eolie e l’Etna. Non è ragionevole pensare che i musei non siano ben organizzati, capaci di far sviluppare l’economia apportando crescita civile e più consistenti flussi turistici, data l’alta qualità del patrimonio che custodiscono.

 

I Musei archeologici di Reggio Calabria e Siracusa

Mi soffermerò su due luoghi di punta del sistema museale del Sud Italia, in un contesto ricco di siti archeologici e complessi urbani che meriterebbero molta più attenzione in una rete di valorizzazione diffusa e integrata col paesaggio: il Museo Archeologico di Reggio Calabria e il Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Naturalmente i musei di Calabria e Sicilia sono molto più numerosi dei due che ho citato e passano per gallerie e collezioni incantevoli in città altrettanto superbe per ricchezza di patrimonio: dal mondo greco a quello romano, dal normanno svevo al barocco, che identifica tutto il Val di Noto come area di punta del Sei-Settecento europeo. Qualche esempio: il Museo di Palazzo Abatellis richiama alla mente il Quattrocento, l’Annunziata di Antonello da Messina, icona del Rinascimento, e le sculture rinascimentali dei Gagini a Palermo; il Museo Mandralisca di Cefalù conserva il Ritratto dl’ignoto marinaio di Antonello, il sorriso più enigmatico della pittura e dell’arte dopo quello della Gioconda di Leonardo; la Galleria Regionale di Messina ricca tra l’altro di due Caravaggio: La resurrezione di Lazzaro e L’adorazione dei pastori (e si potrebbe puntare sui luoghi e itinerari del Caravaggio dal Nord al Sud con Roma, Napoli e la Sicilia passando per Palermo, Messina e Siracusa, diretti verso Malta); il Museo di Castello Ursino a Catania, di epoca sveva, in cui sono confluite le preziose collezioni dei padri Benedettini dopo la legge di confisca degli edifici religiosi e che racchiude le pregevoli opere del collezionismo settecentesco con i reperti provenienti dai primi scavi di Ignazio Paternò Castello principe di Biscari, regio custode del patrimonio. Castello Ursino è compreso nel sistema dei castelli federiciani largamente conservati, che sono un unicum della linea di costa della Sicilia orientale, cui si aggiungono il Castello Svevo di Augusta e il Castel Maniace di Siracusa e potrei continuare con un lungo elenco di altri luoghi.  Uno dei caratteri fortemente identitari di quell’area è la rete di castelli concepiti da Federico II come insediamento residenziale ed insieme fortificato, luogo di svago ma anche importante presidio militare, risultato innovativo della politica del sovrano che coinvolge gli altri numerosi castelli di Puglia come Castel del Monte, una rete castellare estesa che fa da sfondo alle vicende anche umane dello Stupor mundi. Questo carattere militare sarà conservato ed anzi potenziato quando in epoca spagnola, tra XVI e XVII secolo, i castelli federiciani saranno inseriti in nuovi e più efficienti contesti bastionati capaci di garantire la sicurezza delle città, divenute primarie piazzeforti del regno. Una storia che è un mosaico di varie epoche con città che sono esse stesse musées en plein air, cui il viaggiatore non può che guardare con interesse anche per le contaminazioni tra mondo medievale e culture antiche, che già intrigava il Grand Tour.

Ma concentriamoci su due musei come exempla, che raccontano le vicende e le origini del territorio di Reggio Calabria e Siracusa e ciò che rappresentano per la storia degli insediamenti antichi nel nostro paese e nell’area del Mediterraneo.

 

I Bronzi di Riace

Il primo è il Museo Archeologico di Reggio, il più rappresentativo del periodo della Magna Grecia e della Calabria antica, che custodisce i due guerrieri di epoca greca più famosi al mondo, i Bronzi di Riace, improvvisamente riemersi nel 1972 e subito diventati per il mondo intero grandi protagonisti della scena culturale italiana. Se li guardiamo: alti, belli, giovani e dal corpo perfetto possiamo solo immaginare quale attrazione potrebbero costituire per turisti e turiste di tutto il mondo pronti a farsi immortalare in un selfie accanto alla bellezza maschile per eccellenza. Cadono tra l’altro quest’anno i 50 anni del loro misterioso rinvenimento nelle acque di Riace, l’antica Kaulonìa, dopo il quale vennero trasferiti nel 1975 nel Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica di Firenze. Ne uscirono nel 1980 dopo un delicato restauro, ripuliti e restaurati, esposti con la loro abbagliante bellezza per alcuni mesi nel Museo Archeologico Nazionale della capitale toscana, dove furono ammirati da turisti di tutto il mondo. Ricordo ancora le file interminabili di visitatori che serpeggiavano fuori dall’ingresso del museo per trovarsi al cospetto di tanta bellezza. Prima di tornare a casa in Calabria i Bronzi furono esposti nel Palazzo del Quirinale, dove vennero visitati da trecentomila visitatori in soli dieci giorni. Un rebus il loro ritrovamento avvenuto a 10 metri di profondità e a 300 metri dalla riva del mare di Riace. Un enigma ancora oggi per gli archeologi che si interrogano se fu Fidia o Pythagoras di Reggio a forgiarli e per chi.

 

Come raggiungere Reggio Calabria

Dopo l’exploit di visitatori di Firenze e Roma, questi i numeri del Museo Archeologico di Reggio a 50 anni dal rinvenimento che avrebbe potuto cambiare l’offerta turistica della Calabria, accrescere il suo PIL e dare lavoro nell’indotto turistico a tanti giovani: 3.105 visitatori per l’iniziativa “Domenica al Museo”, un numero rispettabile ma per un temporaneo programma del MIBACT del gennaio 2020. Per il 2021 bisogna certo tener conto ancora della pandemia, ma prima del 2020 il numero di visitatori non fa certo esultare. Sono convinta che semplicemente evocare il nome Bronzi di Riace, da valorizzare non solo nei giusti canali delle Borse del turismo, ma da rendere facilmente raggiungibili con treni veloci da Roma o da Napoli, mete privilegiate per i visitatori del bel paese, potrebbe essere un grande attrattore per il turismo colto, cui si somma il valore aggiunto del paesaggio interno e della costa con le sue spiagge. Proviamo ad immaginare un giovane turista, straniero o italiano che sia, arrivato a Napoli. Per raggiungere Reggio impiegherebbe con le attuali linee ferroviarie da 5 a 6 ore e mezza, mentre da Roma a Napoli ha impiegato in alta velocità appena un’ora e dieci minuti. Un’ora e mezza ha impiegato pure, sempre in alta velocità e comode carrozze, da Firenze a Roma. Raggiungere la Calabria significa invece per quel turista impiegare mezza giornata, se va bene. Ecco spiegato il perché più spesso quel turista rinuncia. I prezzi dell’aereo non sono competitivi e rimangono molto cari per qualsiasi viaggio verso le regioni del profondo Meridione.

 

Il primato della Sicilia

Nel Sud dell’Italia la Sicilia ha un primato: ben sette siti inseriti nella World Heritage List dell’UNESCO, al terzo la Puglia con tre siti e la Basilicata con Matera. Soltanto nella Sicilia di Sud-est ne sono racchiusi tre: “Le città tardo-barocche del Val di Noto” dal 2002 (il più esteso, con otto città), dal 2005 “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica” e “Il parco dell’Etna” dal 2013. A fronte di questo “patrimonio di eccezionale valore universale”, criterio e garanzia essenziale per entrare nei siti UNESCO, che nel Sud e tra le isole pone la Sicilia in posizione dominante, com’è il sistema delle comunicazioni, dei trasporti, delle infrastrutture turistiche per raggiungere e godere così tanta bellezza e visitare i musei di cui s’è detto? Com’è l’accessibilità a un territorio che racchiude la storia dell’umanità dall’età preistorica al barocco, di cui i musei sono testimoni con le loro importanti collezioni? Prendere il treno da Napoli, per non dire da altre città del centro Nord, con destinazione la Sicilia significa compiere un viaggio impegnativo di molte ore, intere giornate, su vecchie linee, compreso l’attraversamento in traghetto, sempre in treno! dello Stretto di Messina. Palermo si raggiunge in non meno di 9 ore; Catania da Napoli si raggiunge in non meno di 7 ore. Il treno a lunga percorrenza si ferma addirittura a Catania e non prosegue neanche più per Siracusa, come se si trattasse di una meta di poco conto.

 

Il Museo Archeologico Paolo Orsi tra i principali d’Europa

Siamo all’idea del viaggio ottocentesco, lungo e avventuroso. E dire che il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi è riconosciuto uno dei musei più importanti dell’area del Mediterraneo e uno dei principali musei d’Europa. Custodisce reperti risalenti ai periodi della preistoria fino a quello greco e romano provenienti da scavi archeologici della città e dai più importanti siti della Sicilia. Prima ancora dell’arrivo dei greci sulle coste della Sicilia orientale e della fondazione della città da parte di Archia di Corinto, il territorio di Siracusa e di tutta l’area è testimone della fiorente civiltà preistorica dei Siculi, capaci di viaggiare e stabilire commerci con le altre città della Grecia in epoca micenea. Dunque, ancor prima della colonizzazione da parte dei greci, la Sicilia documenta attivi scambi con il Mediterraneo orientale, questione di non poco conto. Tutto questo e molto altro raccontano i reperti del vasto Museo Archeologico Paolo Orsi, progettato da Francesco Minissi, come luogo in cui è custodita la storia dell’intero territorio per topografia e cronologia. Tra gli elementi celebri della statuaria arcaica vi sono esposti: la Kouratrophos, Dea Madre in trono che allatta due gemelli (VI sec. a. C.), il Kouros (metà del VI sec. a.C.); il sarcofago di Adelfia, in marmo di età costantiniana, tutto a bassorilievi con iconografie del vecchio e nuovo testamento, fondamentale ritrovamento che consente di datare il culto cristiano nelle catacombe di cui è ricca Siracusa e che per grandezza sono seconde solo a quelle di Roma. E si potrebbe ancora dire dell’autentico capolavoro delle monete dei maestri incisori di epoca greca, parte delle collezioni del Medagliere del Museo Paolo Orsi. Un posto particolare occupa tra le sculture in marmo la Venere Landolina (dal nome di chi la scoprì), copia romana di un originale greco della prima metà del II secolo a.C. Quella Venere sensuale e carnale fece scrivere a Guy de Maupassant una delle pagine più belle sulla bellezza femminile idealizzata: <<Penetrando nel Museo la scorsi subito in fondo ad una sala, bella proprio come l’avevo immaginata… La Venere di Siracusa è la perfetta espressione della bellezza possente, sana e semplice. Questo busto stupendo di marmo di Paros è, dicono, la Venere Callipigia descritta da Ateneo e Lampridio, data da Eliogabalo ai siracusani. Non ha testa! E che importa? Il simbolo non è diventato più completo. E’ un corpo di donna che esprime tutta l’autentica poesia di una carezza… E’ una trappola? Che importa! Essa chiama la bocca, attira la mano, offre ai baci la tangibile realtà della carne stupenda, della carne soffice bianca, tonda e soda, deliziosa da stringere. E’ divina, non perché esprime un pensiero, bensì semplicemente perché è bella>>. Basterebbe forse questa sensuale Venere anadiomene, alta quanto il naturale, nell’atto di coprirsi pudicamente con un drappo rigonfio mosso dal vento mentre sta per uscire dalle acque, a far correre tanti turisti ad ammirarne le fattezze. Invece, nonostante gli sforzi organizzativi di questi anni, il numero dei visitatori nell’estate 2021 del Paolo Orsi, polo dell’immenso Parco archeologico della Neapolis con Eloro, villa del Tellaro e Akrai è a tre cifre! 

 

Cultura e infrastrutture

Il parlamento ha approvato la legge di bilancio per il 2022 destinando una corposa dotazione finanziaria a numerosi interventi d’interesse. “La cultura è centrale nell’azione di politica economica del governo” è stato il commento del ministro della Cultura, Dario Franceschini, all’approvazione della legge. “Tutti i settori culturali vedono crescere l’investimento e l’intervento dello Stato”, conclude Franceschini, ringraziando il lavoro svolto dal parlamento che ha ampliato le misure a favore dei settori di competenza del Ministero della Cultura. 

Sappiamo che non basta e di certo non basterà a colmare il divario tra il Nord e il Sud dal momento che il Meridione rimane strutturalmente distante dalle principali città d’Europa, connesse più facilmente col Nord e il centro Italia.  Sappiamo anche di non trovarci di fronte ad un territorio poco attrattivo ed arretrato, in cui le politiche culturali e l’organizzazione museale sono carenti e nel quale non merita investire in infrastrutture e in migliore connessione con veri treni veloci. La verità sta nel fatto che pochi scelgono di visitare i musei del Sud del Sud, anche in occasione di esposizioni temporanee importanti, perché costretti a viaggiare prevalentemente in pullman. Se la scelta cade sul treno il turista viaggiatore deve tener conto di non poter raggiungere ad esempio Palermo in meno di cinque ore da Napoli. E dire che la Cappella Palatina con i suoi mosaici, i palazzi della Zisa e della Cuba, la Cattedrale, il Palazzo dei Normanni o la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, come i mosaici di Cefalù e Monreale, hanno dato sostanza tra Ottocento e primi del Novecento al revival della cultura medievale, alla corrente dell’eclettismo e dei neostili in Europa. Tedeschi, inglesi, francesi si interessavano allo “stile siciliano”, cui si ispiravano in progetti di architettura contemporanea, ad esempio a Berlino. Di <<stile palermitano>> si parla per la chiesa di Notre-Dame de la Fourviere di Lione. Viollet-le-Duc nei taccuini del suo Voyage d’Italie del 1836-37 ci ha lasciato incredibili testimonianze di quelle bellezze tra disegni e acquerelli che hanno ispirato indiscutibilmente i neostili. Palermo nella seconda metà dell’Ottocento era una città veramente internazionale. Forte dei suoi contatti economici e culturali con l’Europa bandisce nel 1864 un concorso internazionale per un teatro di tremila posti, il Teatro Massimo di Giovan Battista Filippo ed Ernesto Basile, tempio della musica, tra i più grandi d’Italia e tra i primi teatri d’Europa, cui si aggiunse anche il Politeama. La giuria era composta dai maggiori architetti del tempo, da Gottfried Semper a Giuseppe Damiani Almeyda, e l’evento fu considerato in primo piano nella cultura architettonica di quegli anni oltre che nella cronaca mondana. Lo stile del Modernismo e del Liberty italiano è nato a Palermo col Villino Florio all’Olivuzza di Ernesto Basile, capolavoro dell’Art Nouveau europea, e con i Padiglioni dell’Esposizione Nazionale tra il 1899 e 1900. Le Flotte Riunite dei Florio e poi la Navigazione Generale Italiana costituita nel 1881 riunendo quelle flotte con la Compagnia di Genova Rubattino collegavano i porti della Sicilia e del Sud con i principali porti d’Europa fino agli Stati Uniti e al Canada rendendo connesso e accessibile quel patrimonio ai migliori voyageurs durante la Belle époque. Nel 1877 era in voga la linea Marsiglia-Palermo-New York gestita dai Florio mentre alla compagnia Rubattino facevano capo i collegamenti marittimi e commerciali con l’estremo oriente. 

Insomma, l’odierno giudizio di arretratezza e il divario che si perpetua può essere inteso come il risultato della cronica mancanza di opere infrastrutturali adeguate, che renderebbero più accessibile e iper-connesso il variegato e assai ricco patrimonio del Sud con quello del Nord, ponendolo come meriterebbe al centro del Mediterraneo. Cosa che equivale a porre la grande bellezza dell’Italia intera al centro d’Europa, come al tempo della Belle époque. E’ singolare cosa scriveva nel 1885 Luigi Capuana: <<Un palermitano dell’alta classe e della borghesia differiva così poco da un parigino delle stesse classi che coglierne le differenze risultava assai difficile, se non impossibile, almeno a prima vista>>. Sic transit gloria mundi.

Lucia Trigilia
trigilia@per.it

Professore associato di Storia dell’Architettura Moderna nell’Università di Catania e Direttore scientifico del Centro Internazionale di Studi sul Barocco. Ha curato numerose iniziative editoriali ed espositive (a Roma, Parigi, Mdina, Strasburgo)  e ha coordinato il dossier scientifico per l’inserimento delle città del Val di Noto nella lista Unesco del “patrimonio dell’umanità”. E’ responsabile di progetti di rilevanza nazionale, come il PON NEPTIS, nell’ambito del Distretto Tecnologico dei Beni Culturali di Sicilia. Dirige “Annali del Barocco in Sicilia”.

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